LA CRISI ACCENTUATA DELLA SETTIMA ARTE di Michele Iovine

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Il cinema è in crisi. Non è una sensazione, non è nemmeno un luogo comune. E’ un dato di fatto; lo confermano le statistiche e i dati. Anche Siena è una città in crisi. In questo caso non ci sono solo fattori numerici e proiezioni statistiche varie che lo confermano, ma soprattutto fatti reali e concreti che sono sotto gli occhi di tutti. La storia ci ha insegnato però che dopo una crisi economica segue sempre un periodo di ripresa e ci ha anche detto che qualsiasi mezzo di comunicazione di massa non è mai stato sopperito dalla nascita e dalla diffusione di uno nuovo. Ogni mezzo di comunicazione ha sempre saputo riposizionarsi nel mercato e adattarsi ai cambiamenti che sono avvenuti all’interno della società. Detto questo il cinema come mezzo d’intrattenimento è destinato a continuare a vivere, non svolgendo magari più il ruolo primario e centrale di cui è stato protagonista negli anni cinquanta e sessanta.
A Siena si è deciso di non puntare su questo tipo d’intrattenimento, ma più che incontro a un ridimensionamento si è andati incontro ad una politica che ha puntato a non prendersene cura, il che è peggio. Essendo un fenomeno come detto di massa il cinema è fortemente influenzato da quelli che sono i cambiamenti tecnologici, ma non solo, direi anche e soprattutto culturali cui va incontro il tessuto sociale. Oggi chi si reca al cinema non va soltanto alla ricerca del prodotto culturale che esso veicola, ovvero il film, ma va alla ricerca di qualcosa di molto più complesso. D’altra parte siamo diventati più esigenti, abituati ad essere costantemente sotto una costante e quanto mai ampia offerta, si cercano più cose nello stesso tempo. Un’offerta, non solo materiale, ma anche qualitativa che punta ai canoni estetici di bellezza, comodità e svariati comfort. Tutto questo è ovvio a Siena non c’è. Si può discutere sulla riduzione del numero delle sale, sette forse erano eccessive, tre sono eccessivamente poche invece, ma quello che lascia indubbiamente a desiderare è che queste tre sale per come sono state progettate e costruite non hanno certo quell’appetibilità che oggi lo spettatore richiede. Il caso del Metropolitan è eclatante. Un cinema costruito ex novo pochi anni fa che pecca nella qualità strutturale più importante che una sala deve possedere: la grandezza dello schermo. A pochi chilometri da noi abbiamo un esempio invece molto intelligente. A Poggibonsi si ha un esempio nitido di come si possa integrare questo tipo di intrattenimento con altri di carattere diverso, il tutto supportato da una struttura moderna. Il Politeama non è solo un cinema, è un luogo polivalente costruito per formare un centro dello spettacolo e di aggregazione, un punto di ritrovo che ha moltiplicato la sua mission. Dall’essere un teatro si è trasformato contemporaneamente in un cinema, un teatro, un luogo per concerti, un luogo dove si fa musica, dove si tengono mostre, laboratori audiovisivi e si fa ristorazione ed è anche attrezzato per effettuare incisioni musicali. E’ infinitamente triste dover fare questo paragone con una piccola cittadina di provincia, è terribilmente paradossale pensare che siano gli abitanti di Siena a doversi spostare nei paesi limitrofi per andare a cercare attrazioni che invece proprio la nostra città in qualità di capoluogo di Provincia dovrebbe pianificare per attirare l’interland. Ma non è solo una questione campanilistica, è una questione economica e di prestigio soprattutto. E’ vero, Siena alla fine è una piccola cittadina, ma ha un patrimonio artistico-culturale che la qualifica tra i posti più belli e importanti non solo d’Italia, ma del mondo e come tale ha il dovere non solo di tutelarlo, ma di dimostrare costantemente di essere una piccola capitale della cultura nelle sue più svariate accezioni. Con i giusti limiti, senza strafare, anche il settore dell’audiovisivo deve avere il suo spazio e la sua visibilità. In ultimo è vero che forse la gente va meno al cinema, ma è altrettanto veritiero che la domanda va stimolata attraverso un’offerta appetibile. Le strutture della nostra città non solo non rispondono a questo requisito, ma puntano decisamente a non creare proprio alcun tipo d’interesse verso questo settore.
Non tutto però è da buttare, qualcosa di buono c’è e da lì bisogna ripartire. A questo proposito merita una menzione speciale il Nuovo Cinema Pendola che sta lavorando egregiamente in questa direzione attraverso sconti e promozioni e soprattutto una programmazione variegata che richiama anche la visione di alcuni vecchi classici restaurati come il recente ‘C’era una volta in America’ in versione integrale e con l’appuntamento del Lunedì d’essai dedicato alle pellicole che non hanno trovato distribuzione a Siena. E lo sapete che c’è? La gente ci va!

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