I FASTI MUSICALI DELLA SIENA CHE FU di Davide Cortonesi

 

Conte

 

Come primo articolo musicale di questo blog, non potevamo che partire ricordando la figura senese che più di ogni altra si è spesa in favore di quest’arte, e per la quale ha dedicato la sua intera esistenza. L’amore incondizionato del Conte Guido Chigi Saracini per la musica e la sua adoratissima Siena, fecero di lui «l’ultimo dei grandi patrizi mecenati italiani» e «della sua città un tempio dell’arte musicale conosciuto nel mondo».

Ben prima della creazione dell’illustre Accademia Chigiana, inaugurata nel 1932, il Chigi dette mostra delle sue doti impresariali in diverse occasioni. Nel 1908 promosse la fondazione del ‘Quintetto Senese’ e ne assunse la presidenza. Nel 1913, in occasione del centenario della nascita di Giuseppe Verdi, si fece promotore dell’esecuzione della Messa da Requiem, realizzata all’interno della Basilica di S. Francesco. Nel 1923, in seguito a un progetto di restauro del palazzo in Via di Città, vennero inaugurate – all’interno della celebre sala ‘Micat in Vertice’ – quelle stagioni di musica da camera che sopravvivono tutt’oggi, e che avevano l’intento di spezzare la routine operistica in voga nei teatri cittadini.

A partire da questa data ciò che differenzia in modo sostanziale queste manifestazioni da tutte le altre «è l’eccezionale livello pressoché unico in Italia, sintomatico non soltanto dei mezzi finanziari che il mecenate evidentemente mette a disposizione per queste iniziative, ma anche di una efficacissima rete di informazioni che a volte fa sì che proprio a Siena, città senz’altro decentrata rispetto alla più ampia circolazione degli interpreti musicali, alcuni virtuosi facciano le loro prime apparizioni».

Siena ruppe così con il ‘provincialismo’ che l’aveva caratterizzata grazie proprio al coraggio, la capacità organizzativa e il prestigio personale di Guido Chigi Saracini, il quale riuscì a trasformare la città in un «centro propulsore di attività musicali». Ancora qualcosa mancava però per dare a Siena quel carattere distintivo all’interno del panorama internazionale. Punto di svolta in questa direzione fu l’incontro di Guido Chigi con Alfredo Casella durante il Palio di luglio del 1927. L’ospitalità del Conte e il fascino della città fecero infatti colpo sul musicista torinese, se a distanza di un anno Siena venne scelta all’unanimità come sede del VI Festival della S.I.M.C. (Società Internazionale per la Musica Contemporanea).

Inizialmente non furono poche le resistenze del nobile senese, il quale non faceva mistero di quanto fosse «contrario e nemico di ogni modernità in Arte e specie per la Musica e per i così detti musicisti moderni», ma le doti oratorie di Casella unite all’orgoglio senese del Chigi, fece sì che dal 10 al 15 settembre 1928 vennero eseguite a Siena, quasi tutte in prima italiana e con interpreti d’eccezione, musiche di autori come Tommasini, Hindemith, Ravel, Webern, de Falla, Stravinskij, Casella, Prokof’ev, Bloch e molti altri. Il Conte dovette infine riconoscere che: «la Settimana Musicale Senese del 1928 fu una festa mondana e di eleganza, nella quale la mia cara Città si segnalò come ospite magnifica e signora». Lo stesso Casella nella sua autobiografia I segreti della giara scrive: «Vi fu infine – oltre alla musica – un “Palio” fuori serie organizzato specialmente per i convenuti. Quando si aggiunga che vennero dall’Italia e dall’estero oltre 700 persone per quella settimana, bisogna ammettere che un simile festival non si è più incontrato nella storia ulteriore della S.I.M.C.».

Era il 1928, e Siena si ergeva a capitale Internazionale della musica. Certo di avvenimenti ne sono successi da allora, primo fra tutti la morte del Conte e il passaggio dell’Accademia alla Fondazione MPS, ma questo non dovrebbe giustificare l’assopimento culturale che la nostra città sta vivendo. Certo la Chigiana sta passando momenti brutti per la mancanza dei fondi (i teatri senesi non sono più abbordabili per le loro casse e gli studenti stanno diminuendo), ma ciò che più spaventa, è che di questa eccellenza a livello mondiale che la nostra città ha il privilegio di avere, al senese non interessa, o semplicemente non sa che esista…

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