La recensione di oggi: LINCOLN di Steven Spielberg – di Michele Iovine

lincoln
E’ un’opera imponente l’ultimo film di Steven Spielberg. E’ imponente sia dal punto di vista della forma, ma ancora di più da quello del contenuto. Due ore e mezzo d’immagini che descrivono le manovre politiche e poco etiche di un Presidente che ancora oggi è ricordato tra i più grandi uomini politici che la storia ci ha dato, nonostante, come ci viene chiaramente fatto vedere, abbia adottato una filosofia, potremmo dire, machiavellica pur di arrivare ad ottenere i voti necessari per far approvare il famoso XIII emendamento. Il film è molto verboso, i dialoghi ed in particolar modo la <parola> sono i protagonisti principali che veicolano il senso della narrazione e caratterizzano più che mai l’aspetto psicologico dei personaggi, ma se questo fatto da una parte può risultare pesante, dall’altro colpisce lo spettatore, tanto essi sono profondi, intensi e di una bellezza suprema. (il paragone con Euclide è da brividi). La regia di Spielberg ci rende dei momenti di autentico cinema dove l’interpretazione di uno straordinario Daniel Day-Lewis viene messa ancora più in risalto e valorizzata al massimo, scenografia e fotografia impeccabili alla ricerca del più alto realismo possibile. Il punto debole che a mio avviso non ne fa un vero e proprio capolavoro è nella troppa retorica con cui si dispiega il climax della storia dove il realismo, di cui abbiamo accennato sopra, lascia decisamente il passo a momenti forse eccessivamente romanzati e dai facili sentimenti, dove gli antagonisti vengono sconfitti dai buoni e anche per mano degli stessi cattivi che si trasformano in eroi positivi proprio all’ultimo istante.
Indubbiamente il film non è di facile fruizione a causa della lunghezza e per l’attenzione costante che si deve prestare al parlato, ma come detto in precedenza è dal punto di vista dei contenuti che Lincoln resta una pellicola fondamentale e non tanto come memoria storica per la vicenda fine a se stessa , ma per la riflessione che stimola su tutto il modus operandi ancora in atto nella politica odierna, per un messaggio che dal particolare diventa universale. La storia del XIII emendamento è una vicenda che ha a che vedere non solo con il concetto di libertà dell’individuo e di uguaglianza di fronte agli altri suoi simili, ma anche col coraggio che a volte è necessario intraprendere per cambiare delle strutture della società che siccome sussistono da anni e in qualche caso anche da secoli si credono fondamentali e quindi incontrovertibili per la sopravvivenza della società stessa. “Lincoln” invece ci dice che cambiare si può e si deve, che gli stati del sud saranno in grado di andare avanti nonostante la schiavitù non faccia più parte integrante del loro sistema produttivo, nonostante essa non sia più il motore che manda avanti la loro economia. Questo è il messaggio che lancia il film e che vale per ogni paese e ogni sistema sociale nel quale si crede che qualcosa sia immutabile e che il cambiamento, sia esso abolizione o invenzione di qualcosa di nuovo, non possa esistere in quanto forza distruttiva invece che costruttiva; non si cancella niente, ma piuttosto si creano nuove e migliori libertà. Su tutto quindi “Lincoln” è un film sul coraggio e in un paese come il nostro ancora così indietro dal punto di vista delle politiche sociali ciò dovrebbe far riflettere. Un’ultima nota tecnica, doverosa. Il doppiaggio sta diventando un vero problema, Daniel Day Lewis doppiato da Favino è inascoltabile.

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3 pensieri su “La recensione di oggi: LINCOLN di Steven Spielberg – di Michele Iovine”

  1. Concordo sul doppiaggio: orrendo…il film l’ho trovato un po’ pesante, forse perché lontano dalla nostra cultura e soprattutto dalla nostra storia; un film americano per un pubblico americano. E forse qualche scena in più della Guerra Civile in atto avrebbe fatto comprendere di più allo spettatore cosa realmente stava succedendo intorno a Washington.

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  2. Si, indubbiamente e’ un film pesante, non è facile da seguire. Come ho scritto non è affatto un capolavoro secondo me, però riesce comunque a lasciare qualcosa d’importante, fa un ritratto dell’uomo politico che rimane e rimarrà nella memoria. Il difetto maggiore è che la dove c’è trasporto emotivo é un po’ troppo retorico, di facili emozioni, tipico dell’happy ending hollywoodiano.

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  3. Classico film di propaganda americana dove si mostra l’eroe a stelle e strisce “umano”, in quanto possessore anch’egli di difetti, ma chiaramente virtuoso e ovviamente appartenente alle schiere del Bene.
    Che fosse uno schiavista ammantato del peggior razzismo wasp, non si dice.
    Mostra quindi il dito e nasconde la luna dello scontro di civiltà tra Unione calvinista, bigotta, ignorante ed imperialista contro una Confederazione degli Stati del Sud mediterranea, europea, classicheggiante, acculturata.
    Ancora non pervenuto e menzionato il genocidio sistematico delle genti del sud.

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