NON ERA LA RAI di Jacopo Rossi

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Ottima annata il 1991, per tutti. Massmediologi, storici, guerrafondai, calciofili, umanisti, politologi internettiani: tutti se lo ricordano. Si sparava, intanto, e molto: per esempio, appena trentacinque Stati, più l’Iraq, erano coinvolti nella Guerra del Golfo, «che fu in assoluto l’operazione militare meno vista e raccontata degli ultimi anni» (Pietro Suber, uno che di guerre ne ha viste). I cigolii dei primi mesi dell’anno dell’Unione Sovietica sarebbero diventati boati distruttivi in estate, tra agosto e settembre. Si piazzavano o si tiravano le bombe, per uccidere ministri (Rajiv Ghandi), o per rivendicare la propria indipendenza, come faceva l’IRA. Si tirava anche altro, e ne sa qualcosa Maradona, che venne scoperto cocainomane. Non solo: si iniziava a vedere qualcosa online e si iniziava a parlare di GSM e cellulari. Il ghiacciaio di Similaun restituiva praticamente intatto Ötzi dopo cinquanta secoli, mentre a Londra si spegneva Freddie Mercury, 24 ore spaccate dopo aver reso pubblica la sua sieropositività Ci si illudeva di poter disporre di un mondo vagamente migliore, con la dissolvenza definitiva dell’apartheid sudafricano.
In Italia, di fronte agli schermi, s’iniziò a illudersi di poter disporre di una tv migliore, grazie ad uno dei peggiori (o migliori) fenomeni di costume che la storia catodica ricordi: Non è la Rai. Sarebbe quantomeno fuori luogo non riconoscere la perversa genialità di Boncompagni e di casa Fininvest nell’ideare e promuovere un programma simile e soprattutto nel saperlo correggere in corsa: trasformò le ragazze da comparse a protagoniste, da un target di casalinghe vide bene di passare alle teenager (vocabolo che andava diffondendosi come una piaga), commercialmente più fruttuose.
Fu la fine, o meglio l’inizio: tra playback, mossette ammiccanti, sopraccigli bergomiani e tormentoni purtroppo dimenticati, le Gianni’s Angels più sveglie impararono anche a camminare da sole con risultati più che dignitosi nel caso dell’Ambra nazionale ma vagamente dimenticabili per quanto concerne altre colleghe. Bastarono quattro anni perché il programma diventasse un cult: figurine, dischi, felpe, quaderni e diari andavano a ruba, con sopra i volti puliti e sorridenti di Ambra, Pamela, Alessia, Ilaria, Romina et alia andavano a ruba, mentre i muri intorno agli studi romani del Centro Safa Palatino andavano ricoprendosi di graffiti non sempre galanti.
L’onda lunga del programma tarda ancora a spegnersi, tra repliche, commemorazioni, spin off, speciali: l’ultima nel mare del digitale, ingiustamente alle quattro di mattina. Guardatevela, se vi va di spendere due lacrime di patinata nostalgia ninties.

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