J.S. BACH, PASSIONE SECONDO GIOVANNI

Le alterne fortune della Passione secondo Giovanni e della Passione secondo Matteo sono la dimostrazione di come anche le opere eccelse siano sottoposte alla dittatura della moda: il XIX secolo vide poche rappresentazioni della prima a causa dello scarso interesse del pubblico dell’epoca, mentre oggi il tono epico, generoso della Passione secondo Matteo affascina meno rispetto all’efficace immediatezza della Passione secondo Giovanni, composta da Bach precedentemente.

Nell’apertura del coro della Passione secondo Giovanni, il contrappunto, sostenuto da una linea di basso dal carattere misterioso, non dà tregua e sembra essere il commento sonoro di immagini tragiche. I personaggi sono delineati con abili tratti: Pietro rinnega Cristo con una rapidità sconvolgente – quasi con facilità – e l’effetto della scena si averte solo più avanti, nella crudele aria tenorile che conclude la prima parte, Ach mein Sinn. La scrittura non è incardinata su un’aria ma sul confronto tra Cristo e Pilato, quando il governatore si interroga su “Cos’è la verità?”. Solo allora il ritmo rallenta, sfociando in una serie di meditazioni sempre più frequenti che sospendono la narrazione per culminare nell’aria del soprano Zerfliesse, mein Herze.

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