IL NATURALISTA, IL “BEAGLE” E LA STORIA DELLA BIOLOGIA di Fausto Jannaccone

Oggi (ieri n.d.r), 204 anni fa, a Shrewsbury, Shropshire, (GB), veniva alla luce il piccolo Charles Darwin: 50 anni dopo avrebbe pubblicato “L’origine della specie” dove presentava al mondo la sua teoria dell’evoluzionismo.
A bordo di una nave, la HMS Beagle nel corso di un viaggio intorno al mondo, in particolare alle Isole Galàpagos, si cimentò nella raccolta, annotazione ed analisi dei dati su cui poi basare la sua teoria: la selezione naturale e la variabilità dei caratteri genetici per sopravvivere a quella; la discendenza di tutti i primati ivi naturalmente compresa la razza umana da un unico antenato comune; la possibile esistenza di un unico comune antenato per tutte le specie viventi.
darwinscimmia
Il comandante del Beagle Fitz-Roy desiderava avere a bordo, nel viaggio di indagine scientifica di cui era stato incaricato dall’ammiragliato inglese, un naturalista, meglio “senza paga”: il posto fu accettato da Darwin che stava sempre più appassionandosi alla ricerca scientifica piuttosto che gli studi ecclesiastici cui era stato avviato dal padre.
Era il 27 Dicembre del 1831 quando salparono da Davenport: Capo Verde, la costa brasiliana arricchita di escursioni nell’entroterra, tutto il litorale a sud di Montevideo con lunghe, pericolose spedizioni nella Pampa ed in Patagonia, le Isole Falkland e la Terra del Fuoco; il rischio di naufragare in una tempesta nel doppiare Capo Horn e quindi il Pacifico con le Isole Chiloe e Chonos, il Chile ed il Perù con anche le penetrazioni andine ed infine il lungo, minuzioso, fondamentale periodo alle Galàpagos.
Il 5 di Ottobre 1836, dopo cinquantasette mesi di navigazione, a Falmouth si concluse il viaggio per mare e nel 1839, nel Journal of Researchers Darwin pubblicò quel resoconto che poi alla terza edizione del 1860 prese il nome di “A Naturalist’s Voyage”.
Durante il viaggio sul Beagle alcune importanti osservazioni attrassero la sua attenzione sul problema dell’origine delle specie biologiche.
Confrontando fossili relativamente recenti, che lui stesso rinvenne, con le corrispondenti forme viventi constatò la graduale transizione dalle une alle altre; notò come forme viventi tra loro affini si succedessero gradualmente procedendo da nord verso sud; fu colpito dalla variabilità dei caratteri degli animali, principalmente dei Fringillidi dell’arcipelago delle Galàpagos e come specie affini differissero da un’isola all’altra: ne derivò che le specie lentamente vanno modificandosi.
Cresciuto in campagna aveva osservato i coltivatori e gli allevatori “scegliere” e “creare” forme di piante ed animali differenti dalle originali, e si rese conto che tali forme erano state artificialmente ottenute mediante una scelta come riproduttori, generazione per generazione, di quegli individui che presentavano più sviluppati gli accenni dei caratteri nuovi che si volevano ottenere.
Ma come la natura poteva operare una scelta quale quella artificialmente indotta dall’uomo? La lettura del saggio di T.R.Malthus sulle popolazioni gli venne in soccorso, suggerendogli il concetto di “selezione naturale”. 
A tale conclusioni arrivarono quasi contemporaneamente  Darwin e A.R.Wallace, dimostrando la ormai raggiunta maturità di una tale idea.
Varie pubblicazioni intercorsero tra la fine del viaggio e l’uscita del primo estratto prodotto dalla sua lunga ricerca: “Sull’origine della specie”; era il Novembre del 1859. La prima edizione di oltre mille copie andò esaurita in un giorno; nel 1876 nella sola Inghilterra ne erano state vendute 60.000 copie.
L’opera suscitò immediate reazioni da parte di scienziati, filosofi e teologi. I biologi tradizionale obbiettarono l’impossibilità per Darwin di provare le ipotesi avanzate; i teologi invece furono scandalizzati da due conseguenze della sua teoria: la prima era che il comune antenato di scimmia e uomo detronizzavano questo dalla privilegiata posizione di creatura fatta da Dio a sua immagine e somiglianza; la seconda nasceva dalla considerazione che l’eventuale veridicità della teoria dell’origine di piante ed animali (ivi compreso l’uomo) attraverso la selezione naturale, gran parte delle argomentazioni per provare l’esistenza di Dio, fondata sulla presenza di un “disegno divino” del mondo, crollavano irrimediabilmente.
Ad una riunione, diventata famosa, della Associazione britannica per il Progresso della Scienza, tenutasi nel Giugnio 1860 ad Oxford, il reverendo Samuel Wilberforce attaccò la teoria darwiniana giudicandola immorale ed anticristiana in quanto faceva discendere l’uomo dalla scimmia.
L’accumularsi di evidenze a favore dell’evoluzione e la formulazione di teorie capaci di spiegarla scientificamente stavano definitivamente sconfiggendo l’idea creazionista che (derivante da un’interpretazione quasi letterale dalla Genesi) aveva dominato le scienze biologiche fino ad allora.
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Anche a prescindere dalla sua teoria sull’evoluzione della specie Charles Darwin rimane pur sempre un grandissimo naturalista. Quanto alla teoria generale sull’evoluzione, cui deve la sua fama, l’idea, è vero, non era nuova. Tuttavia fino ad allora era stata presa in considerazione soltanto il ruolo eliminatorio e quindi negativo della selezione: Darwin fu tra i primi a riconoscerle l’aspetto “creatore” ed a far trionfare la selezione novatrice.
La sua opera influenzò radicalmente, mutando definitivamente, la rotta di tutto il progresso delle scienze biologiche. 
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