14 FEBBRAIO 1949 – 22 GENNAIO 2013: ANALOGIE DI ISRAELE di Filippo Secciani

Come scritto nel precedente articolo, in data 14 febbraio un altro fatto è accaduto ed è legato al precedente.
Nel medesimo incontro sulla Quincy tra Roosevelt e il sovrano saudita, oltre che di petrolio, si parlò anche di individuare una “casa” agli ebrei vittime della Seconda Guerra Mondiale.
Il re ribadì – come aveva già fatto in un’intervista del 1943 – la sua posizione nettamente contraria alla creazione di uno stato ebraico in Palestina, poiché i palestinesi non avevano nulla a che fare con la tragedia ebraica e dunque non dovevano nemmeno dividere parte del loro territorio con i nuovi ospiti.
Al contrario era favorevole ad uno stato ebraico in Europa oppure in America.
Di queste preoccupazioni del re Abdulaziz, Roosevelt sembrò sinceramente interessato tant’è che garantì al sovrano che gli interessi del mondo arabo sarebbero stati rispettati.

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Dalla riunione tra i due statisti alla prima riunione della Knesset sono successi numerosi avvenimenti: le azioni dell’Haganah contro il governo britannico per l’indipendenza, la nascita dello stato Israeliano il 14 maggio del ’48, lo scoppio del primo conflitto arabo-israeliano il giorno seguente.
La Knesset che significa “assemblea”, è il parlamento dello stato israeliano, unicamerale con 120 membri eletti ogni quattro anni. Fu costituita per la prima volta il 25 gennaio 1949, ma si riunì solo il 14 febbraio.
Il primo ministro che il parlamento scelse per guidare il neonato stato fu David Ben Gurion, l’artefice dell’indipendenza di Israele e capo del governo per circa tredici anni non consecutivi.
La prima Knesset (1949-1951) era composta per il 37% dai membri del MAPAI (il partito socialista di Ben Gurion), per il 14% dal MAPAM (il partito marxista), il Fronte Religioso Unito al 12% ed infine il partito del centrodestra HERUT 11,5%, oltre ai partiti minori.
Il governo durò all’incirca un anno, quando cadde a causa del tipo di sistema di insegnamento pubblico per i campi rifugiati e per la chiusura del ministero e dei razionamenti. Il nuovo governo che si andò a formare era costituito dagli stessi ministri del precedente, ma anche questo cadde a causa di vedute diverse sul sistema educativo.
Quello che emerge da questo breve resoconto è la tradizione che la Knesset si porta con se stessa: l’estrema difficoltà di creare maggioranze stabili in Israele.
Le elezioni del 22 gennaio hanno consegnato al leader della destra Likud (nonché premier uscente dimissionario) Benjamin Netanyahu 31 seggi, mentre le sinistre si attestano sui 19 e sui 15 seggi, costringendolo a trovare forzati equilibri di governo. In totale dunque le coalizioni di centrodestra e centrosinistra si spartiscono metà del parlamento ciascuno. Tra i candidati a farne parte c’è il volto nuovo della politica israeliana, Yair Lapid (ex giornalista televisivo) con il suo nuovo partito di centrosinistra -Yesh Atid – ha ottenuto 19 seggi divenendo il secondo partito in parlamento.
La necessità di creare una coalizione di governo sembra indiscutibile per garantire stabilità ad un paese provato da tagli all’educazione, alla sanità, impoverimento della classe media, difficoltà giovanili e minacciato dallo spettro del nucleare iraniano.

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