G.F. HAENDEL, L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA di Davide Cortonesi

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Dopo aver dato un rapido ascolto ad alcune importanti opere del Kapellmeister di Lipsia, non potevamo che  trattare l’opera artistica di Georg Friederich Haendel (Halle, 1685 – Londra, 1759). I due compositori, infatti, sono sempre stati messi a confronto l’un l’altro poiché considerati alternativi, opposti. La maggior parte dei manuali di Storia della Musica tende ad evidenziare le divergenze operative, il differente metodo critico, la diversa funzione del linguaggio e i differenti  condizionamenti sociali e culturali, malgrado i dati anagrafici prossimi, l’analoga collocazione geografica e l’identica fede religiosa. Non mancano però contributi che operano  valutazioni diametralmente opposte, come il saggio di John Butt pubblicato nel IV vol. dell’Enciclopedia della Musica edita da Einaudi. I due massimi esponenti del tardo Barocco divergono sì in quanto a stile e modus operandi, ma tali divergenze si possono considerare entro il contesto di un’educazione e una cultura compositiva comuni. Essi sono quindi opposti, ma fatti della stessa materia, diversi ma parti complementari di un tutto organico… potremmo dunque dire due facce della stessa medaglia.

Rispetto a Bach, Haendel si trovò ad operare in un clima estremamente più aperto. Se il primo si espresse in ambienti come le corti provinciali, le chiese, le scuole, i collegia musica e le istituzioni municipali; il secondo preferì a queste i teatri, le regge, i palazzi principeschi e le accademie. Haendel non si cimentò nella pratica della scienza musicale né si spese nella didattica ma, al contrario del collega, la fama che raggiunse sopravvisse alla sua morte. Bach poteva concedersi il lusso di mantenere il contatto con la polifonia fiamminga o con le tecniche arcaicizzanti; Haendel , immerso nella contemporaneità, frequentava lo spettacolo e doveva adeguarsi al gusto del pubblico, accettandone convenienze e inconvenienze. Fortunatamente, nonostante i compromessi , seppe conservare la propria dignità di genio. La sua natura estroversa non si modificava neanche a contatto con l’ambiente religioso: musica sacra e oratorii erano per Haendel esercizi professionali, sostenuti sì dalla fede, ma votati a cogliere l’anima del secolo, che era il secolo della religione di stato, trasformata da servizio liturgico in cerimonia, da preghiera a inno celebrativo, da meditazione interiore in esaltazione di popolo, da rito sacerdotale in manifestazione di potere politico.

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