IL PADRE DELLA SCIENZA MODERNA di Fausto Jannaccone

Anche oggi il mio cenno storico partirà da Roma ed ancora dall’interno dei confini dello Stato Pontificio. Questa volta non dall’assolata piazza, però, ma dai bui sotterranei dell’Archivio segreto vaticano: tra i suoi corridoi, tra le migliai di documenti conservati, si trova anche il verbale del processo a Galileo Galiei.

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Sospettato per le sue teorie di eresia ed accusato di sovversione nei confronti dei dettami aristotelici e delle Sacre Scritture, fu condannato dal Sant’Uffizio e costretto all’ abiura delle sue concezioni ed al confino. Bisognerà attendere Giovanni Paolo II nel 1992, nemmeno 21 anni fa, per la riabilitazione dello scienziato. Nato a Pisa nel giorno di oggi del 1564 considerato il padre della scienza moderna, fu anche fisico, filosofo, astronomo e matematico.
Nell’anno 1609 perfezionò il cannocchiale, invenzione di Hans Lippershey, realizzandone uno capace di ingrandire fino a nove volte ed offrendone dimostrazione dal campanile di San Marco così che le autorità furono convinte ad offrigli uno stipendio vitalizio altissimo; più tardi con uno capace di ingrandire fino a 15 volte rivolse il suo sguardo alla volta celeste: vide la Luna coperta di montagne, di cui riuscì addirittura a stimarne l’altezza, le stelle che compenevano la via Lattea, scoprì anche stelle nuove ed i satelliti di Giove. La rotazione di questi aprì all’idea della rivoluzione terrestre intorno al Sole.
Nel 1610 nel Sidereus Nencius espose le sue scoperte e dedicò all’intestatario dell’opera, Cosimo II, i satelliti che così presero il nome di Medicea Sidera. Nel 1611 a Giuliano de’ Medici scriveva che “Venere necessariamente si volge intorno al Sole, come Mercurio e tutti li altri pianeti, come ben creduto da tutti i pitagorici, Copernico, Keplero e me ma non sensatamente provato come ora in Venere e Mercurio”.

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Giunto a Roma dai Gesuiti nel 1611 per presentare le sue scoperte, il principe F. Cesi lo accolse tra i membri dell’Accademia dei Lincei da lui fondata solo otto anni prima. Cresceva in Galileo l’entusiasmo per le sue teorie, ma nel contempo iniziavano i primi malumori e sospetti nei sospetti nei suoi confronti della Chiesa preoccupata delle conseguenze che ” avrebbero potuto avere questi singolari sviluppi della scienza sulla concezione generale del mondo e quindi indirettamente sui sacri principi della teologia tradizionale”.
Nel Dicembre 1614 il frate domenicano Caccini, durante una predica dal pulpito di Santa Maria Novella, attaccò violentemente certi matematici moderni, il sistema copernicano e Galilei stesso. Nella Lettera a Cristina di Lorena nel 1615 espose la sua visione sui rapporti tra scienza e Sacre Scritture: “l’intenzione dello Spirito Santo essere d’insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo” sviluppò l’idea che Dio parla sia attraverso il “libro della Natura” sia attraverso il “libro della Scrittura”. Quando Galileo presentò la sua ipotesi del Dialogo sopra i due massimi sistemi a Roma all’inizio del 1616 il Sant’Uffizio censurò la preposizione “Sol est centrum mundi, et omnino immobilis motu locali” in quanto “stultam et absurdam in philosophia, et formaliter haereticam” e “Terra non est centrum mundi nec immobilis, sed secundum se totam se movetur, etiam motu diurno” come “ad minus esse in Fide erroneam”. L’opera fu completata comunque nel 1630: suddivisa in quattro giornate, nella prima viene criticata la divisione aristotelica dell’universo in due sfere nettamente distinte, quella terrestre e quella celeste, sia confutando la distinzione tradizionale tra moto rettilineo e moto circolare, sia mostrando le similarità tra la Terra e la Luna. Nella seconda giornata Galileo sostiene che il moto della Terra è impercettibile per i suoi abitanti e che la rotazione della Terra intorno al suo asse risulta essere più semplice della rotazione giornaliera della sfera celeste postulata da Tolomeo. Nella terza giornata poi afferma che la rivoluzione annua della Terra intorno al Sole offre a sua volta un’interpretazione più semplice delle posizioni di quiete apparenti e dei moti retrogradi dei pianeti. Nell’ultima dichiara in maniera ingegnosa, ma erronea, che le maree comprovano il moto della Terra. Il Dialogo contiene inoltre la formulazione corretta della legge della caduta dei gravi e una discussione sui principî della relatività e della persistenza del moto circolare.
Vari accadimenti si susseguono poi a discredito di Galilei: l’arresto dell’amico astrologo Morandi per aver predetto la morte del papa; il bando dal seguito di Urbano VII di Ciampoli, che aveva giocato un ruolo decisivo per ottenere il permesso di pubblicare il Dialogo. Il Dialogo andò alle stampe nel giugno 1631 e fu pronto solo nel febbraio 1632. Copie del libro giunsero a Roma tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, irrompendo così sulla scena romana solo poche settimane dopo il concistoro durante il quale il cardinale Borgia aveva attaccato Urbano VIII. Qualsiasi “ciampolata”, come la chiamò Urbano VIII, da quel momento in poi sarebbe stata controllata molto severamente. Nell’estate del 1632, Urbano VIII ordinò di investigare sull’autorizzazione del Dialogo. Galileo Galilei venne convocato a Roma dove arrivò, con molto ritardo, il 13 febbraio 1633. Nonostante la sua decisa smentita, venne giudicato colpevole dal Santo Uffizio di aver trasgredito agli ordini della Chiesa. La mattina del 22 giugno 1633 fu condotto in una sala del convento di Santa Maria sopra Minerva a Roma e fu fatto inginocchiare durante la lettura della sentenza che lo condannava all’incarcerazione. Mentre era ancora inginocchiato Galilei ritrattò formalmente il suo errore.

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La condanna prevedeva il carcere formale in Roma, poi commutato in residenza coatta nel palazzo arcivescovile in Siena, dove trascorse alcuni mesi affettuosamente ospitato dal cardinale A. Piccolomini. Soltanto nel dicembre 1633 poté ritornare ad Arcetri, ove trascorse gli ultimi anni della sua vita in stato di dimora vigilata. Divenne cieco nel 1638.

Galileo ha un posto rilevante anche nella storia della letteratura non solo e non tanto per i suoi scritti d’argomento letterario quanto per essere stato praticamente il primo a scrivere di scienza in volgare.

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