L’OMOLOGAZIONE CULTURALE. DA PASOLINI AI GIORNI NOSTRI di Michele Masotti

magritte

“La morte non è nel non poter comunicare,

ma nel non poter più essere compresi”

P.P.P.

Dal pericolo dell’omologazione linguistica accennato nei primi due articoli del WunderLettere, ampliamo il discorso mostrando alcuni accenni di un lungimirante e profetico Pier Paolo Pasolini riguardanti la società dei costumi e il suo potere totalitario.

Difatti, tra gli infiniti meriti ascrivibili all’intellettuale d’adozione friulana vi è certamente quello di aver intuito e denunciato come le nuove forme di comando dell’edonismo consumistico producano nella società post-industriale (italiana e non) un modello umano con tendenza all’uniformità socio-culturale. Tale riflessione è del 1975, ma se letta oggi denota come il pensiero del poeta anticipi di decenni l’attualità dei processi di omologazione planetari.

Pur vivendo in un mondo ancora differente dal nostro, Pasolini intuisce brillantemente  come lo sviluppo economico, la società dei costumi e l’ultracapitalismo siano permeati da un famelico progressismo che non ha nulla di emancipatore e tenda invece a distruggere ogni cosa lungo il proprio cammino: ambiente, realtà sociali, peculiarità culturali. Egli si sofferma, tra le tante, sulla decadenza della cultura e della civiltà contadina e sulla devastazione delle piccole identità regionali compiuta da un’italianizzazione greve e perniciosa attraverso il potere coercitivo dei media (devastazione ormai difatti avvenuta). È lampante l’equazione che possiamo trarre dal suo pensiero: come con il boom economico e la diffusione di modelli culturali unici promossi dalle comunicazioni standardizzate si ebbe la frantumazione delle piccole realtà particolariste, così oggi con la globalizzazione le varie identità (stavolta a livello nazionale-es. la lingua come abbiamo visto) sono minacciate da un unico modello culturale, sociale e comportamentale “occidentale” (che si badi bene non è sinonimo di “europeo”).

Pasolini nella sua riflessione punta il dito contro il nuovo totalitarismo democratico, che riesce a conformare ed omologare sin nel profondo la società e le sue differenti componenti che l’involucro totalitario del regime fascista (involucro retorico e nulla più) non aveva neppure scalfito.

Oggi più che mai assistiamo a tale conformazione. Mentre la pervasione della forma-merce e l’edonismo dei consumi travolgono qualsiasi valore storico e umano, anche le culture “minori” (poiché geo-politicamente subordinate) subiscono questo processo di erosione da parte di una generica cultura planetaria che vorrebbe mangiare cinese, parlare inglese, vestire italiano e “pensare” americano.

Restando in ambito “letterario-culturale” è doveroso, a parere di chi scrive, riprendere il discorso pasoliniano e certamente ampliarlo se davvero si vogliono studiare i diversi fenomeni omologanti, anche solo nel ridotto della nostra piccola realtà senese, così attenta alla propria peculiarità. Urgente sarà poi il rifiorire di un pensiero dialettico generale che escluda a priori la chiusura completa e “l’ascetismo culturale”, così come la fuga in avanti verso “un’altra globalizzazione”, idea sia fuorviante che utopica, poiché la globalizzazione è una, storica e immanente al dominio occidentale.

Proprio tale pensiero dialettico dovrà essere capace di porre le basi per una difesa culturale (e non solo) della comunità che contrasti tale immanenza. Purtroppo arduo è il cammino: i cosiddetti intellettuali contemporanei sono difatti ormai incapaci di un qualsiasi giudizio, poiché completamente ‘organici’ al sistema e aventi introiettato in toto l’assimilazione dei modelli comportamentali della ‘capitale’. Basti pensare alle schizofreniche reazioni dei ‘pensatori’ della sinistra francese quando già nel 1997  l’antropologo Levi-Strauss metteva in guardia contro l’adesione impotente e succube ad un unico modello culturale mondiale. In relazione a ciò prossimamente sarà trattata la proprio la questione de ‘L’intellettuale oggi’.

Qui sotto proponiamo invece qualche frammento del grande pensiero pasoliniano sull’omologazione. La sua attualità, lucidità e lungimiranza sono tutt’ora sconcertanti.

PASOLINI

ALCUNI FRAMMENTI

Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell’intelligencija. Invece non è così. E non è neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l’insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile – o, per dir meglio, visibile – nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture sono stato distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi – quasi di colpo, in una specie di Avvento – distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere.

Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo “Sviluppo”: produrre e consumare.

L’identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti “moderati”, dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all’edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere […] è in realtà – se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia – una forma “totale” di fascismo. Ma questo Potere ha anche “omologato” culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l’imposizione dell’edonismo e della joie de vivre.

Il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo.

                                                                                                       P.P. Pasolini

Annunci

1 commento su “L’OMOLOGAZIONE CULTURALE. DA PASOLINI AI GIORNI NOSTRI di Michele Masotti”

  1. Apart of all these lose weight fast diets, yet another
    thing thawt ought to gain topmost priority inside your list is always to
    stick to a strict routine. It does exist, it isn’t a lie, neverttheless it usually work just on laboratory animals.

    Youu must consume less than your burn in calories and energy. http://collinwyxv495blog.pages10.com/Best-Muscle-Structure-Supplements-For-Constructing-Muscle-Mass-3709170

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...