G.F. HAENDEL, CONCERTI PER ORGANO

Già intorno al 1707 Haendel scrisse un abbozzo di concerto per organo nel suo oratorio romano Il trionfo del Tempo e del Disinganno, suonando egli stesso il breve ma divertente Allegro. Nel 1732, a Londra, tornò a dedicarsi nuovamente all’oratorio: da questo momento l’organo divenne una strumento indispensabile nelle sue composizioni con la funzione di continuo, e in breve tempo fu adottato anche come strumento solista. Dal 1735 divenne consuetudine per il compositore suonare l’organo tra gli atti degli oratori. Molti movimenti dei suoi Dodici Concerti, in seguito pubblicati come op. 4 e op. 7, sono scritti solo in parte, poiché Haendel  era solito improvvisare la parte solista. La seconda raccolta si spinge ancora oltre: quando il compositore fu colpito dalla cecità, tralasciò di scrivere interi movimenti, nei  quali improvvisava lunghe cadenze mentre l’orchestra rimaneva in silenzio. Il modo in cui gli esecutori di oggi affrontano queste sezioni d’improvvisazione è, dunque, di fondamentale importanza.

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