G.F. HAENDEL, CONCERTI GROSSI OP.6

Haendel compose questi dodici Concerti Grossi in poco più di un mese, un tempo sorprendentemente breve. La maggioranza dei 62 movimenti era inedita, mentre le poche musiche riprese confermano il principio secondo cui un buon brano merita di essere riutilizzato. Le prove che l’autore abbia modellato i suoi Concerti sulla precedente op. 6 di Corelli, dal quale fu molto influenzato quando si trovava in Italia, sono evidenti. L’orchestrazione è la stessa: due violini e un violoncello solisti che dialogano con un’orchestra più ampia. Dal punto di vista strutturale, essi sono formati da quattro o più movimenti, in contrasto con la forma “moderna”  a tre movimenti di Vivaldi. I Concerti Grossi si rifanno anche a diverse tradizioni nazionali: i loro movimenti comprendono un’ouverture francese, danze con nomi francesi e italiani, e una hornipipe inglese.

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UN ARTISTA ALLA SETTIMANA: ALESSANDRA FORTINI E LA MERAVIGLIA DI UN INCONTRO – di Michele Piattellini

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In accordo con i compagni di avventura del Wunderbar ho deciso, dopo aver dato ampio spazio ai nomi e alle opere piu’ conosciute e frequentate, di scrivere una serie di note su dei giovani artisti ancora sconosciuti. A tal proposito quasi salvifico e stimolante è stato l’incontro con Alessandra Fortini,giovane studiosa di archeologia e artista in erba. L’occasione si è verificata proprio durante una delle tante iniziative che stanno animando da qualche tempo gli ambienti del Bar Il Palio in piazza del Campo a Siena. Ho voluto proprio titolare il pezzo “la meraviglia di un incontro” poiche’ mai avrei pensato in cosi’ breve tempo di coronare due miei sogni nascosti. Il primo e piu’ semplice quello di poter recensire nuove proposte. Il secondo piu’ ambizioso e complicato: quello di inventare un mio personale museo dell’anima. Ho in mente, infatti, una storia dell’arte contemporanea,non da scrivere ma da vedere; ho in mente una collezione, un museo, una raccolta dove stanno dipinti e sculture scelti per quello che sono. Non chiedo immagini gradevoli,rasserenanti, e neppure riconoscibili per un racconto, per una storia… Non chiedo cioè immagini tradizionali; ma so che in me è viva la memoria di incontri emozionanti con opere ed autori che un destino malizioso mi impedisce di trovare dove vorrei e dove dovrebbero stare. Tutto questo e molto altro è Alessandra Fortini. La ricevo al bar dove porta con se una piccola quanto preziosa borsa contenente meraviglie di ogni genere. Come gli artisti zigani porta la sua arte sulle spalle e se ne nutre. Sfoglio i quaderni, le carte, i bozzetti e gli schemi di architetture illusorie e fantastiche. Alessandra fotografa la realta’ della mente senza mai cercare ne’ tanto meno rischiare l’illustrazione. Ha calato gli oggetti e gli animali in un’atmosfera crepuscolare senza nulla concedere al sentimentalismo. E la materia della sua pittura è vibrante,  delicatissima, maturata con una perizia che pochi altri hanno raggiunto. E’ in lei un richiamo alle cose del passato retaggio probabile e possibile del suo lavoro di archeologa. Come se fosse una religione immanente, una certezza di Dio calata nella densa fisicità delle cose, ci si svelano agli occhi strade, vie, sculture, ambienti tutti mentali e allo stesso tempo da toccare, da vivere. Ogni foglio è una magia, un fantastico excursus nell’inconscio dove ad ogni angolo si schiude un mistero di colore e pittura. Rivisitando Paul Gauguin si stagliano davanti ai nostri occhi le inconfondibili figure delle ragazze di Thaiti cosi’ sole ed allo stesso tempo partecipi alla sensuale bellezza del paesaggio incontaminato. Seguono i profili delle statue antiche e un bestiario fantastico ripreso da antiche iscrizioni o da carteggi ignoti. Sfogliando le pagine cresce l’attesa svelata poi nei profili di cavalli ripresi di profilo o frontalente tutti cmq pronti a partire allo scoppio di un immaginario mortaretto. Purtroppo sono opere sconosciute a tutti se non a me. L’orgoglio di questa mia unicità è pero contrastato dal dispiacere che non siano a far bella mostra nei musei d’arte contemporanea, nelle piu’ rinomate collezioni, nelle case eleganti. Ci siamo oramai cosi’ convinti che l’arte del nostro tempo abbia un volto che in realta’ è una maschera, e non ci stupisce che un’immagine espressa da qualcuno che ha condiviso le nostre stesse esperienze, o che le ha anticipate di una generazione, possa essere sgradevole. Siamo rassegnati. Ci hanno abituati a decine di manufatti mediocri, di facili trovate, di giochi ottici, di artificiosi surrealismi, di espressioni cosiddete concettuali o di arte povera (o forse di povera arte!!!). Siamo rassegnati. L’arte contemporanea deve essere brutta, deforme, incomunicante, sperimentale.

Fortini è una boccata d’ossigeno. La meraviglia di un incontro al tavolo di un bar in un pomeriggio di febbraio.

UNA PAROLA PER OGGI di Fausto Jannaccone

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Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma: motivi decorativi a Grottesche – Monastero di S.Anna in Camprena – 1502

 

GROTTESCO

da grotta, si disse in origine degli arabeschi, a imitazione di quelli che sono stati trovat negli edifici antichi seppelliti sotto terra, e cioè nelle cripte o grotte antiche.
Per estensione dalla idea di fantastico, irregolare, che è nel significato precedente, si applicò alle figure, che fanno ridere offendendo o contraffacendo la natura in una maniera bizzarra, ed è divenuto sinonimo di ridicolo, bizzarro, stravagante.
• agg.
1 Bizzarro, deforme al punto da risultare ridicolo: figura g.
2 Paradossale, innaturale; stravagante, eccentrico: personaggio g.
• s.m. (solo sing.)
1 Situazione e sensazione che scaturiscono da ciò che è strano, paradossale: vicenda che ha del g.
2 In letteratura, aspetto del comico che deriva da uno squilibrio voluto tra gli elementi di una rappresentazione
• avv. grottescamente, in modo g.

Quando un giovane romano cadde accidentalmente in una fessura sul versante del colle Oppio nel 1480, si ritrovò in una strana grotta, piena di figure dipinte. Ben presto i giovani artisti romani presero a farsi calare su assi appese a corde per poter vedere loro stessi. Gli affreschi scoperti allora sono ormai sbiaditi in pallide macchie grigie sul gesso, ma l’effetto di queste decorazioni grottesche, per l’appunto, furono elettrizzanti per l’intero Rinascimento. Quando il Pinturicchio, Raffaello e Michelangelo s’infilarono sotto terra e furono fatti scendere lungo dei pali per poter studiare queste immagini, ebbero una rivelazione di quel che era il vero mondo antico.
Le grottesche erano utilizzate nell’antichità e dopo il ritrovamento di queste decorazione nella Domus Aurea di Nerone (1480), sotto pretesto della imitatio antiquitatis, vennero riproposte.
Pittori illustri come Filippino Lippi, il Pinturicchio, Amico Aspertini e il Sodoma furono tra i primi a utilizzare queste frivolezze antiche ma con rapidità: il pressappochismo con il quale questi artisti s’accostavano alla decorazione tradiva una certa smania di sfruttare il prestigio di un modello antico. Fu l’equipe di Raffaello Sanzio ad effettuare una vera e propria riforma di questo genere aumentando così il numero di richieste da parte dei committenti e arrivando inevitabilmente alla monotonia della pratica.

PROVATO PER VOI : ARTE SENZA VERTIGINI… di Francesca Rosini

Pochi giorni fa, a Milano, ha chiuso i battenti una delle installazioni artistiche più stupefacenti degli ultimi anni. L’Hangar Bicocca ha ospitato On space time foam, suggestiva opera dell’artista-architetto Tòmas Saraceno che ci ricorda molto le sperimentazioni degli anni ’60, sia per il materiale usato sia per il coinvolgimento ludico del pubblico. Ispirato dalla forma cubica dello spazio espositivo, l’artista argentino insieme al suo team ha realizzato una struttura fluttuante sollevata tra i 14 e i 20 metri di altezza, costituita da tre membrane in pvc che diventano tre livelli trasparenti e praticabili. Il cubo, forma geometrica spesso utilizzata dagli scienziati per rappresentare i concetti di spazio e tempo, ha influenzato Saraceno nella realizzazione di un’installazione in cui i movimenti dei visitatori rappresentano la variabile temporale, introducendo il tema della quarta dimensione all’interno dello spazio tridimensionale. Il titolo dell’opera On space time foam risale, come dice l’autore, a un concetto della meccanica quantistica sulle origini dell’universo che comprende l’idea di particelle subatomiche in rapidissimo movimento, in grado di causare mutamenti nella materia spazio-temporale. Saraceno, ispirandosi liberamente a queste teorie, ne rende visibile metaforicamente il funzionamento.

Ma On space time foam può essere letta secondo una molteplicità di livelli che lasciano libero il pubblico di interpretarla secondo la propria personale sensibilità: dispositivo che mette in discussione le certezze percettive, elemento che modifica l’architettura che lo ospita, struttura che rende visibili le interrelazioni tra le persone con lo spazio, utopico tentativo di superare le leggi di gravità e, perché no, espressione ludica. Puro divertimento. A meno che non soffriate di vertigini.

 

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FOCUS ON: L’AUTORE

Tòmas Saraceno nasce a San Miguel di Tucumàn (Argentina) nel 1973. Intraprende gli studi di Architettura e Arte iscrivendosi nel 2001 alla Städelschule di Francoforte e successivamente nel 2003 allo IUAV di Venezia. Nel giro di pochi anni Saraceno diventa uno degli artisti più richiesti nelle manifestazioni d’arte di tutto il mondo grazie alle sue installazioni visionarie solo in apparenza ludiche e immediate, in realtà legate a una riflessione profonda su alcune delle questioni cruciali della cultura contemporanea. L’artista si avvale di uno staff multiculturale e multidisciplinare composto da oltre 20 persone (chimici, architetti, ingegneri, artisti, tecnici del suono) che ricercano, progettano e realizzano, in perfetta sintonia, opere caratterizzate dall’utilizzo della tecnologia.  Questa cooperazione dà vita al superamento dei confini fra le discipline e alla ricerca di soluzioni e modalità sostenibili per l’uomo e per il pianeta. ( www.tomassaraceno.com )

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FOCUS ON: HANGAR-BICOCCA

Ex stabilimento industriale, è stato riconvertito nel 2004 in un vasto spazio dedicato alla produzione, esposizione e promozione dell’arte italiana e internazionale. Tutte le mostre e gli eventi presentati da Hangar-Bicocca si distinguono per il loro carattere di ricerca e sperimentazione, con un’attenzione particolare a progetti site-specific. Esposizioni sorprendenti e innovative unite all’ambiente suggestivo: da vedere assolutamente nella vostra prossima gita milanese. (www.hangarbicocca.org )