UN ARTISTA ALLA SETTIMANA: ALESSANDRA FORTINI E LA MERAVIGLIA DI UN INCONTRO – di Michele Piattellini

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In accordo con i compagni di avventura del Wunderbar ho deciso, dopo aver dato ampio spazio ai nomi e alle opere piu’ conosciute e frequentate, di scrivere una serie di note su dei giovani artisti ancora sconosciuti. A tal proposito quasi salvifico e stimolante è stato l’incontro con Alessandra Fortini,giovane studiosa di archeologia e artista in erba. L’occasione si è verificata proprio durante una delle tante iniziative che stanno animando da qualche tempo gli ambienti del Bar Il Palio in piazza del Campo a Siena. Ho voluto proprio titolare il pezzo “la meraviglia di un incontro” poiche’ mai avrei pensato in cosi’ breve tempo di coronare due miei sogni nascosti. Il primo e piu’ semplice quello di poter recensire nuove proposte. Il secondo piu’ ambizioso e complicato: quello di inventare un mio personale museo dell’anima. Ho in mente, infatti, una storia dell’arte contemporanea,non da scrivere ma da vedere; ho in mente una collezione, un museo, una raccolta dove stanno dipinti e sculture scelti per quello che sono. Non chiedo immagini gradevoli,rasserenanti, e neppure riconoscibili per un racconto, per una storia… Non chiedo cioè immagini tradizionali; ma so che in me è viva la memoria di incontri emozionanti con opere ed autori che un destino malizioso mi impedisce di trovare dove vorrei e dove dovrebbero stare. Tutto questo e molto altro è Alessandra Fortini. La ricevo al bar dove porta con se una piccola quanto preziosa borsa contenente meraviglie di ogni genere. Come gli artisti zigani porta la sua arte sulle spalle e se ne nutre. Sfoglio i quaderni, le carte, i bozzetti e gli schemi di architetture illusorie e fantastiche. Alessandra fotografa la realta’ della mente senza mai cercare ne’ tanto meno rischiare l’illustrazione. Ha calato gli oggetti e gli animali in un’atmosfera crepuscolare senza nulla concedere al sentimentalismo. E la materia della sua pittura è vibrante,  delicatissima, maturata con una perizia che pochi altri hanno raggiunto. E’ in lei un richiamo alle cose del passato retaggio probabile e possibile del suo lavoro di archeologa. Come se fosse una religione immanente, una certezza di Dio calata nella densa fisicità delle cose, ci si svelano agli occhi strade, vie, sculture, ambienti tutti mentali e allo stesso tempo da toccare, da vivere. Ogni foglio è una magia, un fantastico excursus nell’inconscio dove ad ogni angolo si schiude un mistero di colore e pittura. Rivisitando Paul Gauguin si stagliano davanti ai nostri occhi le inconfondibili figure delle ragazze di Thaiti cosi’ sole ed allo stesso tempo partecipi alla sensuale bellezza del paesaggio incontaminato. Seguono i profili delle statue antiche e un bestiario fantastico ripreso da antiche iscrizioni o da carteggi ignoti. Sfogliando le pagine cresce l’attesa svelata poi nei profili di cavalli ripresi di profilo o frontalente tutti cmq pronti a partire allo scoppio di un immaginario mortaretto. Purtroppo sono opere sconosciute a tutti se non a me. L’orgoglio di questa mia unicità è pero contrastato dal dispiacere che non siano a far bella mostra nei musei d’arte contemporanea, nelle piu’ rinomate collezioni, nelle case eleganti. Ci siamo oramai cosi’ convinti che l’arte del nostro tempo abbia un volto che in realta’ è una maschera, e non ci stupisce che un’immagine espressa da qualcuno che ha condiviso le nostre stesse esperienze, o che le ha anticipate di una generazione, possa essere sgradevole. Siamo rassegnati. Ci hanno abituati a decine di manufatti mediocri, di facili trovate, di giochi ottici, di artificiosi surrealismi, di espressioni cosiddete concettuali o di arte povera (o forse di povera arte!!!). Siamo rassegnati. L’arte contemporanea deve essere brutta, deforme, incomunicante, sperimentale.

Fortini è una boccata d’ossigeno. La meraviglia di un incontro al tavolo di un bar in un pomeriggio di febbraio.

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