A. VIVALDI. SIENA SVELA AL MONDO IL “PRETE ROSSO”, di Davide Cortonesi

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In questo viaggio attraverso il Barocco non potevamo non dare uno sguardo all’Italia, e in particolar modo a Venezia, della cui civiltà musicale Antonio Vivaldi (Venezia, 1678 – Vienna, 1741) fu l’espressione più genuina e rappresentativa. A Corelli fu attribuito il merito di aver dato forma al concerto grosso, a Torelli si rivendicò il ruolo di primo artefice del concerto solistico, ma quando usciva l’ultima raccolta torelliana il bastone di comando di questo genere era ormai passato a Vivaldi. I casi della storia vogliono che al compositore non fossero affidati compiti che lo videro primeggiare nella società dei dogi. Fu così che Vivaldi, figlio di un violinista della cappella di S. Marco, svolse la sua attività di musicista presso l’Ospedale della Pietà, non appena fu ordinato sacerdote nel 1703. Gran parte della fantasia inventiva del “prete rosso” (nulla a che fare con Don Gallo, ma così chiamato per il colore dei capelli) fu assorbita dalle diverse cariche che all’interno dell’istituzione ricoprì di volta in volta (particolare attenzione dedicò al coro femminile, per il quale non dimostrava solamente un interesse di tipo artistico). Ma oltre a questo svolse anche un’intensa attività di operista, e per lunghi periodi dell’anno si assentò da Venezia per recarsi all’estero, talvolta in compagnia della cantante Anna Giraud (Girò).

La riscoperta dell’immenso patrimonio strumentale di Vivaldi è fatto recente, e il teatro di tale svelamento è nientemeno che la nostra città. Fu infatti grazie al Conte Chigi Saracini e ad Alfredo Casella che le opere vivaldiane vennero recuperate,  valorizzate e presentate al pubblico nel 1939 per la prima Settimana Musicale dell’Accademia Chigiana. La lungimiranza di due grandi uomini fece di Siena la polveriera da cui divampò, nell’immediato dopoguerra, il successo vivaldiano, divenuto ben presto un fenomeno di consumismo. Dallo sterminato repertorio del compositore si evince che, a parte la ricchezza delle combinazioni strumentali impiegate, Vivaldi fece ricorso a due soli generi strumentali: sonata e concerto. A queste, si affianca una notevole produzione di musica sacra, che consta di poco meno di un centinaio di composizioni. Notevole è la produzione di musica vocale comprendente oltre cento cantate ed arie. Infine troviamo la sua attività operista formata da circa 45 titoli, di molti dei quali, purtroppo, si è perduta la parte musicale.

Curiosità: Il libro Stabat Mater di Tiziano Scarpa, vincitore del Premio Strega 2009, narra le vicende di un’orfana ospite del Pio Ospedale della Pietà, la cui vita cambierà proprio in seguito all’incontro con un giovane prete dai capelli rossi, Antonio Vivaldi.

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