THE 85TH ACADEMY AWARDS – LA NOTTE DEGLI OSCAR – di Michele Iovine

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Fra tappeti rossi, alta moda, acconciature stravaganti, in pompa magna e sempre con il suo stile che ben sa coniugare l’aspetto estetico con quello professionale e artistico dei suoi protagonisti, Domenica 24 Febbraio (Lunedì 25 in Italia), si è svolta la cerimonia degli Oscar presso il ribattezzato Dolby Theatre in Hollywood Boulevard, Los Angeles. E dove sennò?
Dall’altra parte dell’Atlantico, in maniera sicuramente più dimessa, chi sul divano, chi a letto, chi davanti a enormi tazze di caffè o facendo una colazione non stop, il popolo dei folli appassionati che mai, per nulla al mondo, si perderebbe una serata come questa anche a costo di prendere un giorno di ferie a lavoro. Facebook e Twitter le interfacce che hanno tenuto in comunicazione questa piccola folla di appassionati, anche un po’ matti, tramite le quali scambiarsi in tempo reale opinioni, dissensi ed esultanze in base all’esito dei singoli verdetti. Questa è la notte degli Oscar, uno show! Un grande show di ben quattro ore pieno di glamour, ironico, scenografico e spettacolare che non perde mai il suo fascino e che anzi possiede un grande potere attrattivo per tutte le generazioni e le persone che nutrono un minimo di interesse per la settima arte, ma anche per chi semplicemente ama lo spettacolo.
A condurre la lunga serata (nottata nel nostro caso), il regista Seth McFarlane che forse ai più ora non significa niente, ma se vi dico che dietro alla produzione e all’ideazione dei Griffin c’è lui già vi sento esclamare un “ah, ma senti”, se poi aggiungo che è suo anche il film più irriverente e politicamente scorretto dell’anno scorso come “Ted” allora forse è già amore o odio totale, a voi la scelta.
Dopo l’interminabile passerella su Hollywood Boulevard, dove la parte del leone l’ha fatta sicuramente il gentil sesso che ha potuto esaltare il proprio appeal, è cominciata la gara. Sì la gara, avete letto bene. perché una delle peculiarità di questa serata è proprio il fatto di essere una vera e propria competizione dove i diretti interessati e di conseguenza anche il pubblico non è a conoscenza dei verdetti finali, tutto si gioca in quei pochi secondi dove viene pronunciata la fatidica frase “And the Oscar goes to….”
Solitamente, per lo meno negli ultimi anni, vi è sempre stato un film che ha dominato su tutti e ha fatto incetta di premi, l’anno scorso era “The Artist” che ha vinto praticamente tutto nelle categorie di maggior rilevanza, quest’anno invece la distribuzione dei meriti è stata piuttosto eterogenea e non ha stabilito un vincitore unico, ma molteplici. Il premio più importante e prestigioso è andato ad “Argo” di Ben Affleck che è stato decretato come miglior film dell’anno 2012. Oltre a questa categoria, il film di Ben Affleck vince anche per la miglior sceneggiatura non originale e il montaggio. L’Oscar alla miglior regia invece se l’è aggiudicato il regista di Taiwan, ormai naturalizzato americano, Ang Lee per il suo film “Vita di Pi” che si è portato a casa anche altre tre statuette: il premio per la miglior fotografia, effetti speciali e colonna sonora.
Anche Quentin Tarantino esce vincitore da questa serata, il suo “Django Unchained” vince due oscar, uno se lo aggiudica quel mostro di bravura che si chiama Christoph Waltz come miglior attore non protagonista per la sua interpretazione del Dottor. Schulz, il secondo nella stessa categoria dopo quello ottenuto per “Bastardi senza gloria” e poi quello per la miglior sceneggiatura originale che Tarantino colleziona di nuovo dopo quello per Pulp Fiction del 1994. L’Academy stima Tarantino è evidente, ma rimane un mistero la sua esclusione nella candidature per la regia. Ne esce bene anche il musical “Les Miserables” che vince ben tre statuette, miglior trucco, sonoro e Anne Hataway come miglior attrice non protagonista.
La miglior attrice protagonista invece è Jennifer Lawrence per il film “Il lato positivo” che uscirà in Italia il 7 Marzo che viene definitivamente consacrata come nuova star di Hollywood, ma che sarà anche ricordata oltre che per la sua infinita bellezza e bravura, per essere cascata mentre saliva le scale per ritirare il premio. Li ho nominati più o meno tutti, ma ne manca uno. Quale? Ebbene si, lui, il mostro sacro di Hollywood, il regista vivente e in attività più conosciuto al mondo anche per chi non mastica di cinema, un’icona: Steven Spielberg. Il suo Lincoln che sembrava dovesse essere l’asso piglia tutto di questa edizione invece è stato abbastanza bistrattato dall’Academy. Il film non vince agli Oscar, ma “Lincoln” vince l’Oscar e a ritirarlo è Daniel Day Lewis. La sua trasfigurazione sul grande schermo dell’uomo politico più importante degli Stati Uniti d’America è impeccabile, straordinaria, da brividi. Terzo Oscar come miglior attore protagonista dopo quello per “Il mio piede sinistro” e “Il Petroliere”. Immenso!
Dando uno sguardo oltre Oceano, la statuetta come miglior film straniero la vince, come era ampiamente prevedibile, l’Austria, con Micheal Haneke per lo straziante “Amour”, già vincitore della Palma d’Oro a Cannes lo scorso anno. Anche la musica ha la sua parte in questa nottata come è giusto che sia e il premio per la miglior la canzone originale se lo è aggiudicato “Skyfall” cantata dalla star internazionale Adele che visibilmente emozionata e commossa ha ritirato la statuetta dopo una grande esibizione dal vivo.
Facendo una breve analisi finale dei premi è indubbio che i vincenti siano “Argo” e “Vita di Pi” che hanno trionfato nelle categorie più importanti e rappresentative che maggiormente qualificano il valore assoluto delle opere. Lo sconfitto é Lincoln al netto delle aspettative, sicuramente meno rilevante, in relazione alle previsioni, la carenza di premi per Zero Dark Thirty che si aggiudica solo l’Oscar per il miglior montaggio sonoro, ma questo assolutamente non lo squalifica, perché resta comunque uno dei migliori prodotti visti quest’anno.
I protagonisti però non sono stati solo i premiati e gli sconfitti, ma anche chi era presente solo come componente dello show e si è messo in gioco in maniera molto intelligente, vedi Charlize Theron che si è esibita in un balletto, il cast de “Les Miserables” che ha dato vita ad un piccolo, ma quanto mai spettacolare spezzone del loro musical e poi la grandissima Shirley Bassey che è stata la sorpresa più bella in merito all’omaggio per i 50 anni di James Bond, cantando “Goldfinger“. A premiare anche l’intramontabile Meryl Streep, il neo regista Dustin Hoffman con la sempre verde Jane Fonda e poi il cast del musical Chicago trionfante dieci anni fa agli Oscar che ha visto la presenza sul palco di Richard Gere, Reneé Zellweger e Catherine Zeta-Jones e infine l’altra sorpresa, la first Lady Michelle Obama che in diretta dalla Casa Bianca ha letto il verdetto che ha consegnato a Ben Affleck, George Clooney (in quanto produttore)e Grant Haslov (come produttore) la statuetta più ambita.
A mani vuote l’Italia che aveva una sola candidatura, quella di Dario Marianelli per la colonna sonora di Anna Karenina. Il nostro paese purtroppo è dal trionfante 1999 che non si aggiudica una statuetta, quello fu l’anno di Benigni che addirittura andò a competere tra le categorie di miglior attore (che vinse), miglior colonna sonora (che vinse) e miglior film insieme a quelli americani oltre a quella di miglior film straniero che fece ampiamente sua. E’ invece dal 2006 che l’Italia non riesce a piazzare un film nella cinquina finale dei candidati come miglior film straniero, quella volta ci riuscì Cristina Comencini con “La bestia nel cuore”, quest’anno il film prescelto che concorreva per l’Italia era “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani, vincitore dell’Orso d’oro a Berlino, ma che non ha superato le varie selezioni.
Ci vediamo il prossimo anno!

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