UN’OPERA DA’RTE AL MESE: GUERNICA, IL CAPOLAVORO MANCATO DI PABLO PICASSO – di Michel Piattellini

Se c’è un’opera d’arte che ho sempre odiato e che avrei voluto che non fosse stata mai dipinta questa è proprio Guernica di Pablo Picasso. Si, proprio l’enorme manifesto contro la guerra del grande maestro spagnolo ha sempre suscitato in me un misto di ironia e commiserazione. La scena è ambientata nel 1937, nel pieno della battaglia che infuria e che uccide migliaia di cittadini spagnoli impegnati in un’assurda quanto tragica guerra civile. L’intento di denuncia dunque, non puo’ che essere sottoscritto e apprezzato ma è il modo in cui è realizzato che non mi convince. Quel grande manierista che è stato Picasso, infatti, confeziona l’immenso telero che ha piu’ natura di propaganda che di opera d’arte. Illuminante in tal senso è un saggio del compianto critico Francesco Arcangeli dal titolo “Picasso, voce recitante”. Arcangeli vedeva Guernica come un cartellone pubblicitario, votato ad una giusta causa ma pur sempre costruito, architettato per uno scopo e con un trasporto diversi da quelli artistici, con un’ispirazione di maniera, una costruzione nella quale tutto sta al posto giusto in una misura elegante e quasi decorativa, e infine con una grafica finta, scenografica, studiata per creare in noi un trauma da film di guerra. Eterna finzione quella del maestro spanole, una sorta di richiamo a Carpaccio il quale firmava tutte le sue opere antecedendo al nome il verbo finxit. Da quel finxit si arriva a questa finzione, che è forse capace di simolare la nostra reazione emotiva, ma che nel farlo, e pur di farlo, si macchia dell’improbabilità del fumetto, priva com’è anche solo dell’ombra della tragedia della guerra. Picasso vuole essere evangelico e portatore di un messaggio di speranza contro l’orrore ma ma la sua accanita volonta’ traumatizzante non riesce a farlo che scadere nella semplice decorazione, effetto piu’ e piu’ volte ritrovato in tutta la produzione artistica contemporanea se si eccettua alcuni momenti di vera tragedia riscontrabili nell’opera di Alberto Burri.

guernica_pablo_picasso (1)

Sulla sua scena Picasso dispone degli oggetti molto meditati ma anche maldestramente accozzati per tentare di proporre il caos drammatico della guerra. Si ha in lui una tragicita’ esibita che riporta a Niccolo’ Dell”Arca e a quella meridionalissima sensibilità di scenograficizzare la morte. Troviamo quindi la donna che si getta verso l’uomo morente in una sorta di Compianto del Cristo morto, dalla cui spada spezzata sboccia una sorta di fiore, forse simbolo di speranza, di resurrezione che viene dal sacrificio estremo dell’uomo. Piu’ avanti troviamo un cavallo, eterno simbolo dell’energia oppressa, schiacciata. Piu’ avanti ancora abbiamo un altro animale simbolo della Spagna: il toro. Questo possente animale simbologgia la resistenza piu’ profonda del popolo spagnolo alla violenza testimoniata come già detto dalla donna che ha nelle braccia, straziata e mesta come la Vergine, l’uomo sacrificatosi sull’altare della patria. Al centro della composizione campeggia una luce, vertice del triangolo compositivo, luce divina e fonte di speranza, che si oppone al buio della battaglia, ulteriormente enfatizzata poco piu’ in basso da una lanterna impugnata per far luce sul concittadino caduto, gettando squarci di chiaro sul nero trionfante e cosi’, proprio come in una scena teatrale, rendendo esterno l’interno e viceversa. Elemento dunque all’apparenza casuale ma in realta’ studiatissimo quello della luce che tende ad enfatizzare il fragore e la luminosità delle bombe che squarciano drammaticamente il buio della morte. E’ dunque un’opera molto pensata questa guernica, apparentemente drammatica ma il cui dramma sta in superficie, ed è un dramma di costruzione, da architettura dell’immagine. E’ si un momento dell’ arte contemporanea ma ha in se tutti i risvolti negativi che l’hanno condotta lontano dalla vera pittura e piu’ incline all’effetto, alla provacazione, al colpo di teatro. Nonostante le dimensioni eccezionali c’è molta piu’ vera pittura in un piccolo lembo di un muro giallo della Veduta di Delft di Vermeer che nel capolavoro mancato di Picasso.

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