LA DIPLOMAZIA DI MAZZARINO – di Filippo Secciani

“Esercitati a sostenere una tesi e poi il suo contrario”

Giulio Mazzarino fu il principale artefice della politica francese del XVII secolo insieme al suo predecessore il cardinale Richelieu, del quale sviluppò e migliorò l’approccio politico.
Fu inviato a Parigi come nunzio apostolico nel 1634-1636. Fece del pragmatismo e del realismo la sua linea di condotta politica per i vent’anni di governo; riconoscendo che la sola autorità centrale del sovrano potesse garantire alla Francia lo spazio che le spettava in Europa.
All’interno dello stato pontificio ebbe un’inarrestabile ascesa: fu capitano di fanteria nel corso della lotta di successione per il ducato di Mantova e il Monferrato e grazie ai rapporti di amicizia che lo legavano alla famiglia dei Colonna divenne segretario del legato pontificio a Ferrara e a Milano, favorendo sempre per la corona francese.
Questa netta presa di posizione gli valse da una parte l’amicizia di Richelieu e dall’altra l’ostracismo dei porporati filo spagnoli, che ne impedirono sia la nomina a cardinale sia la possibilità di proseguire il suo soggiorno in Francia; almeno fino al 1639 anno in cui prese la cittadinanza francese e divenne il tutore di Luigi XIV fino al compimento del suo diciottesimo anno di età.
Pur non avendo mai preso i voti il sovrano Luigi XIII lo fece nominare cardinale nel 1641, sostituendo Richelieu l’anno della sua morte avvenuta nel 1642 e un anno dopo – alla morte di Luigi XIII – divenne per volere della regina primo ministro di Francia.

mazza
Teorico del potere centrale del re, proseguì l’opera di Richelieu di rafforzamento dell’autorità regia.
Come primo ministro di Francia – ma di fatto sovrano indiscusso – dovette affrontare una serie di crisi interne: dalle rivolte dovute all’aumento dei costi alimentari, all’aumento delle tasse, agli attacchi verso la sua persona con l’accusa di essere l’amante della sovrana, volti ad indebolire il suo mandato. Questo generale clima di tensione fu l’humus che nel quinquennio 1648-1653 dette vita alla rivolta conosciuta come Fronda: un movimento politico interno che usò come pretesto per l’inizio di una vera e propria guerra civile, la politica fiscale intrapresa per far fronte alle spese della guerra dei Trent’Anni (1618-148), ma che in realtà era mossa dal desiderio dell’aristocrazia cosiddetta di cappa e spada (ovvero i nobili che per lignaggio assumevano funzioni governative, di amministrazione della giustizia e di amministrazione delle finanze pubbliche), di riprendersi quel potere e quegli spazi che la politica accentratrice dei due cardinali gli aveva tolto. Alla fine la Fronda si risolse in una sconfitta totale per l’aristocrazia.
Rafforzatosi all’interno dei confini poté volgere lo sguardo all’esterno, in particolare verso quello che riteneva essere il maggior pericolo per il sovrano e per la Francia: la Spagna attaccandola, dapprima in Italia nello Stato pontificio dove Mazzarino ebbe fin da subito frizioni con il nuovo papa Innocenzo X, che culminarono con una minaccia di scomunica se il porporato non avesse fatto ritorno in Italia e a Napoli dove il cardinale appoggiò politicamente la rivolta di Masaniello (1647) , non per sostituire l’influenza spagnola con quella di Parigi, ma per assicurarsi che l’esercito asburgico rimanesse impantanato più a lungo possibile nella pacificazione della rivolta.

Forte di questa posizione di vantaggio poté avanzare delle richieste assai ardite nel corso della conferenza di pace di Münster riuscendo ad indebolire l’Impero Asburgico ed ottenendo per la Francia i territori dell’Alsazia e di altre regioni.
Conclusa la pace di Westfalia che pose fine al conflitto dei Trent’anni, Mazzarino dovette fronteggiare la Fronda, che almeno inizialmente lo costrinse a riparare in Germania per poi fare ritorno da vincitore a Parigi nel 1652.
Stabilizzato definitivamente il suo potere sia all’interno che all’esterno l’opera politica del cardinale italiano poté indirizzarsi verso “l’educazione” al sovrano Luigi XIV garantendogli stabili e proficue alleanze; la più originale fu senza dubbio quella che sottoscrisse con il protestante Cromwell e l’Inghilterra – nel frattempo divenuta repubblica. Il cardinale ottenne così il suo aiuto nella guerra franco-spagnola (1635-1659) in cambio di contropartite territoriali (la più strategicamente importante fu il porto di Dunquerke che affaccia sulla Manica).
La sua mossa diplomatica più abile fu tuttavia la creazione della Lega del Reno (1658), che riuniva i principi di Colonia, Treviri, Magonza e la Svizzera per ostacolare lo strapotere austriaco nell’Impero e soprattutto garantire un cuscinetto di sicurezza tra Francia e casa degli Asburgo .
Assicuratosi la pace in questa direzione, lo sguardo di Mazzarino volse nuovamente alla Spagna, che straziata dai numerosi conflitti, giunse a firmare la pace dei Pirenei nel 1659 dalla quale la Francia ottenne numerosi territori. Il trattato di pace si concluse soprattutto con il matrimonio tra Luigi XIV e l’erede al trono spagnolo Maria Teresa d’Austria.
Alla sua morte avvenuta nel 1661 Mazzarino lascerà in eredità una Francia politicamente predominante sull’Europa continentale, ricca nelle colonie ed in mano ad un sovrano che passerà alla storia come il Re Sole.

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