HUGO CHAVEZ: ORIGINI E LASCITO DI UN LEADER DISCUSSO – di Filippo Secciani

  • Chi era Chavez?

Un Caudillo oppure un dittatore? Leader ispiratore della lotta al mondialismo e alla globalizzazione e spina nel fianco per gli Stati Uniti in quello che il presidente Monroe definì il Sudamerica come“il giardino di casa”.

Chavez si è spento nell’ospedale di Caracas il pomeriggio del 5 marzo all’età di 58 anni, dopo aver lottato per un anno contro il cancro.

Con il grado di colonnello tentò un colpo di stato nel 1992 ma fallì e finì in prigione acquistando, come spesso accade, fama e popolarità tra la popolazione. Riuscì a salire al potere nel 1999 e fino ad oggi è rimasto alla guida del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV).

Ha improntato la sua vita politica all’insegna del marxismo e socialismo, ispirando la sua agenda politica al patriota venezuelano Simon Bolivar (su cui torneremo più avanti).


Le teorie marxiste da lui adottate hanno permesso la redistribuzione dei proventi del petrolio tra le classi popolari del Venezuela, tuttavia l’economia era ed è rimasta ancorata alla sola materia prima. Si calcola che gli introiti del petrolio generino poco più del 90% dell’economia locale. Esportazione di petrolio in cambio di medici, insegnanti, ingegneri con Cuba.

Secondo le stime della BP (British Petroleum) in Venezuela sarebbero presenti le maggiori riserve petrolifere mondiali – pari a circa 296,5 milioni di barili – e lo stesso presidente avrebbe stimato la crescita della produzione giornaliera di petrolio a 6 milioni di barili entro il 2019 inoltre la svalutazione della moneta locale ha permesso alla compagnia petrolifera di stato, la PDVSA, l’esportazione di greggio con maggiore concorrenzialità rispetto agli altri membri OPEC.

Tuttavia è in corso una inversione della tendenza a causa degli investimenti provenienti dal petrolio diretti esclusivamente al sociale, a discapito della ricerca di nuovi giacimenti petroliferi ed alla modernizzazione dei vecchi. Questa situazione critica delle raffinerie costringe i venezuelani ad importare ingenti quantità di carburante – in particolar modo dagli Usa – ottenuta dallo stesso petrolio che loro stessi hanno esportato.

Di ciò e dell’incertezza politica in cui giace momentaneamente dopo la morte di Chavez, potrebbero approfittare Cina e Russia, i due paesi che maggiormente hanno interessi e investimenti in Venezuela.

Sul piano interno la politica di Chavez non è stata certamente trasparente, poche libertà individuali, libertà di stampa non molto garantita (117° secondo la classifica di “Reporters Without Borders” 2013) e d un’opposizione non libera di esercitare il suo diritto al dissenso.

In politica estera strinse alleanze con le altre forze regionali dell’America centromeridionali che non allineate con gli Stati Uniti: in primo luogo Cuba con la quale ha stretto forti legami politico-commerciali, la Bolivia del cocalero Evo Morales, l’Ecuador e il Nicaragua di Ortega.cha1

Con questi paesi nel 2005, a cui successivamente si sono aggiunte alcune isole caraibiche, ha dato vita all’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA). Fulcro del progetto è la lotta alla povertà ed  alle disparità sociali attraverso scambi commerciali e di risorse per compensare le diseguaglianze sociali interne agli stati sottoscrittori.

L’antiamericanismo e l’anti imperialismo di Chavez è stato molto più duro durante la presidenza Bush,  soprattutto perché riteneva gli Stati Uniti responsabili del tentato golpe ai danni della sua persona nel 2002.

In risposta a questa condanna del golpe mai pervenuta, Chavez si avvicinò a paesi borderline come la Corea del Nord, l’Iran e la Siria. Un’ulteriore motivo di scontro con il “grande Satana” è stata l’opposizione che Chavez ha fatto e a cui si unirono anche gli altri governi di sinistra, alla creazione dell’Area di Libero Commercio delle Americhe, fortemente voluta dall’amministrazione Bush, ma  che il presidente venezuelano riuscì a bloccare ciò gli permise di assumere il ruolo di leadership di Chavez sui paesi latini.

Questa politica antiamericana si caratterizza più come una mossa propagandistica diretta sia verso il popolo venezuelano, sia verso quello latinoamericano in generale e volto a incrementare il peso specifico del Venezuela nello scacchiere latinoamericano assumendo la leadership di quei paesi anti-sistema e oppositori al cosiddetto Washington Consensus, in quanto il grosso delle esportazioni petrolifere venezuelane confluiscono proprio negli Stati Uniti.

Il cambio di presidenza americana e l’arrivo di Obama sembravano indicare un timido tentativo di avvicinamento tra i due paesi – gli Usa sono per il Venezuela il primo partner commerciale – alcuni osservatori fanno notare che a ciò avrebbe anche contribuito la malattia del Caudillo.

Responsabile di questi colloqui è stato incaricato il vicepresidente e successore designato Maduro.

 

  • Bolivarismo e Chavismo

Il termine bolivarismo deriva dal nome del liberatore venezuelano Simon Bolívar che lottò contro la dominazione spagnola in America del sud. Personaggio cosmopolita ebbe modo di vivere in America, in Francia, dove seguì da vicino l’ascesa di Napoleone, Inghilterra e Italia. Questo peregrinare per il mondo gli permise inoltre di entrare in contatto con idee e e pensieri innovativi e rivoluzionari.

Durante il suo soggiorno europeo si convinse che fosse arrivato il momento dell’indipendenza per le colonie del Sudamerica. Anche grazie alle idee di Rousseau, Bolívar progettò per il suo paese un futuro indipendente sotto la sua guida idealista illuministica, prendendo a modello il sistema presidenziale americano. L’occasione fu colta al volo nel 1808 quando Napoleone sconfisse la Spagna e ovunque nelle colonie iniziarono a costituirsi i primi comitati per l’indipendenza.

Il 5 luglio 1811 Caracas fu dichiarata indipendente, si adottò un sistema repubblicano di tipo federalista su modello nordamericano; tuttavia i rivoltosi non trovarono appoggi nelle altre regioni, anzi molti oligarchi e notabili dei territori limitrofi appoggiarono la controffensiva spagnola così che un anno dopo le aspirazioni furono stroncate e Bolívar dovette fuggire.

cha2Dopo un anno di battaglie e sconfitte per la guida rivoluzionaria la fuga fu l’unica soluzione praticabile e trovò rifugio nell’isola di Giamaica – al tempo sotto il controllo inglese – là ebbe il modo di riflettere sugli errori tattici e politici che costarono morti e territori.

In questo rifugio ebbe il tempo per elaborare la Carta di Giamaica, un programma politico all’avanguardia che in un certo qual modo anticipò l’ossatura che avrebbe costituito la Società delle Nazioni più di un secolo dopo.

Con i pochi territori occupati fino a quel momento fu istituita una Terza Repubblica nel 1819 che si dissociava dalle idee federaliste delle precedenti assumendo tratti conservatori, attribuendo al potere esecutivo maggiori poteri decisionali e un senato ereditario. Nel suo progetto Bolívar intravedeva un’unione tra Venezuela, Colombia e Ecuador, il nuovo stato che avrebbe preso il nome di Gran Colombia avrebbe adottato un sistema parlamentare di cui lui sarebbe stato il presidente.

Nello stesso anno liberò la Colombia assumendo il titolo di Libertador, a cui seguì l’invasione del Venezuela e l’occupazione di Caracas sancendo de facto la liberazione del Venezuela.

Si diresse  in seguito verso il reame dell’Alto Perù riuscendo a liberarlo dall’occupazione spagnola nel 1825 e per il quale elaborò personalmente la nuova costituzione. Il potere legislativo si sarebbe articolato in tre camere: censori, tribuni e senatori, mentre la presidenza sarebbe stata a vita con la nomina del successore. Il nuovo stato prese il nome di Bolívar poi sostituito con Bolivia.

Ma qual’è stato il progetto politico di Bolívar? L’idea era la creazione di un sistema federativo tra gli stati del continente latinoamericano. Accanto agli stati che avrebbero formato la Gran Colombia, si sarebbero dovuti aggregare la Bolivia e il Perù – da questa unione sarebbero rimasti fuori l’Argentina e il Cile – dando vita alla Confederazione delle Ande.

Il nuovo stato sarebbe stato governato da un presidente e un vicepresidente, sotto l’egida della costituzione boliviana, avrebbe avuto un suo esercito ed una sua bandiera.

Il progetto tuttavia non sfociò nell’idea di uguaglianza e libertà dei popoli a cui il Libertador aspirava.

Il suo idealismo per un’uguaglianza sociale crollò sotto un rigido sistema di caste e nepotismo che aveva caratterizzato tanto la regione sotto la dominazione spagnola che si perpetuò sotto il nuovo regno.

Nel corso dei mesi tutti i presidenti e reggenti delle regioni che costituivano la Grande Colombia si separarono proclamandosi indipendenti e a

 Bolívar non rimase altro che prendere atto del fallimento del suo progetto.

Morì sul finire del 1830 mentre cercava di fare ritorno in Europa.

Alcune delle sue idee furono probabilmente troppo all’avanguardia per il tempo e per il luogo, ma senza dubbio a lui va il merito di aver compreso l’importanza della creazione di macro regioni che cooperassero a livello politico.

Il Chavismo, che per i suoi sostenitori è il naturale proseguo del Bolivarismo, ha da sempre riscosso successo tra le classi più umili della società, dalla sinistra più estrema agli apparati militari, poiché per quanto venga negato ha caratteristiche preminentemente imperialiste.

Grazie ad un’opposizione ostracizzata il PSUV ha potuto vincere dal 1998 ben otto elezioni tra quelle presidenziali e le amministrative.

La popolarità raggiunta dal Chavismo ha permesso anche il successo in tutti i referendum, persino quello del 2004 nel quale fu stabilito che nel caso di sconfitta alle elezioni il presidente si sarebbe dovuto dimettere immediatamente.

L’unico parziale “successo” della minoranza fu il colpo di stato del 2002, nel corso del quale l’opposizione prese il potere per due giorni e Chavez fu arrestato.

In generale oltre alla creazione di ALBA, si deve all’ex presidente anche una serie di iniziative per la creazione di organismi di cooperazione volti all’esclusione degli Stati Uniti, come l’Unasur.

 

  • l’eredità del Caudillo

Chavez lascia un paese in cui il petrolio incide per circa il 40% sulle entrate totali del bilancio statale. Con l’aumento del prezzo del petrolio il PIL venezuelano ha toccato il suo picco nel corso del 2011 raggiungendo il 4% di crescita.

Nonostante l’andamento positivo dell’economia, il tasso di inflazione molto alto, la quasi totale assenza di investimenti esteri diretti e la debolezza del settore privato sono tra i maggiori problemi dell’economia venezuelana. La presenza dello stato nell’economia e nelle imprese durante la sua presidenza è stata oppressiva.

Nazionalizzazione del settore alimentare e agricolo, petrolifero ed edilizio potrebbero aver portato ad un deficit di produzione delle nazionalizzate, insieme ad una dipendenza dagli investimenti statali.

Seppur siano stati fatti impressionanti passi avanti nella lotta alla povertà e alle disuguaglianze sociali, sono ancora ben lontani i risultati per un riconoscimento dei diritti umani, in particolar modo la tutela del diritto di espressione, che si manifesta anche con il controllo totale del sistema delle televisioni (dieci tv su dodici appartengono allo stato).

La criminalità, soprattutto violenza (il numero di omicidi è in crescita esponenziale dal 2010) e il traffico di droga, è e sarà un problema a cui il nuovo presidente dovrà trovare delle soluzioni efficaci, il paese infatti si colloca tra i primi tre paesi latinoamericani più violenti. Nonostante la percentuale di povertà sia scesa al 29% nel 2010, il numero di omicidi è in aumento.

La possibilità di un miglioramento dei rapporti con l’ingombrante vicino americano sono legati alla successione alla carica di presidente ed a come si giungerà alla nomina. La necessità della ripresa dei dialoghi tra i due paesi è fondamentale per Caracas, non a caso Chavez autorizzò Maduro a riprenderli, seppur senza tanto clamore mediatico.

Nel caso di una vittoria elettorale di un esponente del anti-Chavismo come Capriles l’avvicinamento tra i due attori geopolitici potrebbe essere più rapido.Thousands march in support of sick President Hugo Chavez

Con la probabile vittoria del delfino Maduro e il suo possibile appello all’anitamericanismo per legittimare il suo potere all’interno dei confini territoriali, il processo potrebbe allungarsi ma non interrompersi. Una cosa è certa: indipendentemente da chi salga al potere, il disgelo con gli Stati Uniti avrà luogo solo in seguito a libere elezioni democratiche, inconcepibile sarà il riconoscimento di un governo golpista, sia di destra che bolivariano.

I rapporti con gli Usa sono sempre stati condizionati dalla lotta per l’egemonia nella regione. Chavez interruppe il predominio geografico di Washington attraverso il petrolio e l’ideologia socialista; il primo servì ad assicurarsi la lealtà politica degli stati confinanti attraverso la consegna di petrolio a prezzi più che favorevoli. La seconda serviva alla legittimazione politica del suo ruolo di guida dei paesi sud americani. Da qui l’inevitabile scontro con l’approccio di libero mercato americano e soprattutto la sua tradizionale influenza nella regione.

Il progetto bolivariano di un Venezuela come potenza regionale si è arrestato con la comparsa sulla scena politica di un nuovo attore che mirava ad espandere la sua sfera di influenza: il Brasile dell’ex presidente Lula, a cui è seguita la crisi economica-finanziaria globale e il conseguente abbassamento del prezzo del petrolio e non ultima la malattia di Chavez.

Nel frattempo il nemico pubblico numero uno – Bush – non era più presidente, al suo posto si è insediato il democratico afroamericano Barack Obama, per cui gli attacchi contro il “sistema” Stati Uniti sono lentamente cessati, permettendo l’ammissione del Venezuela nel Mercosur.

Il successore designato è l’attuale vicepresidente Nicolas Maduro, il sindacalista ex autista di autobus.

Volto pulito del partito, potrebbe assumere il potere in seguito ad una spartizione interna al PSUV e l’esercito, si tratterebbe di una nomina di comodo per pacificare possibili tensioni tra le anime dell’apparato statale; in particolare i militari potrebbero non accettare il ruolo di guida del “civilista” Maduro, vedendo minacciati i loro privilegi. A lui spetterà il compito di guidare il paese durante questa fase di transizione.

Proseguirà l’ideale anti imperialista di Chavez, oppure intraprenderà un nuovo corso allontanandosi  anche dalla Cuba dei fratelli Castro che molto hanno influenzato le scelte politiche del suo predecessore?

Comunque possa andare non resta che attendere un mese, sono infatti trenta i giorni che prevede la costituzione entro i quali devono incorrere le elezioni anticipate dalla morte del presidente, nel frattempo il potere resta nelle mani del vice presidente. Ovvero nelle mani di Maduro.

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