La recensione di oggi: IL LATO POSITIVO di David O. Russell – di Michele Iovine

Per andare avanti nella vita bisogna sempre guardare a quello che di buono può offrirci. E’ questo il segreto per gettare lo sguardo oltre l’ostacolo, è banale a dirsi e facile a pensarsi, ma non è un concetto altrettanto semplice da svilupparsi concretamente. Spingersi oltre le difficoltà in cui ci troviamo però non significa solamente trascinare faticosamente avanti la propria esistenza senza uno scopo, vuol dire piuttosto andare incontro a nuove e diverse esperienze che pongono in essere le basi per un cambiamento anche radicale della propria vita. Questo è quello che succede ai due protagonisti di questa bellissima pellicola, questa è la loro missione nella storia che ci viene raccontata. Pat, afflitto da un disturbo bipolare che il tradimento della moglie, di cui si professa ancora molto innamorato, ha fortemente accentuato e l’altra Tiffany, giovanissima vedova che dopo la morte del marito è diventata vittima di una dipendenza sessuale che le ha causato la perdita del posto di lavoro e annesse cure psicanalitiche. Due anime allo sbando, ai margini della società.
Descritta così questa può sembrare una storia drammatica, ma in realtà non lo è. Il punto di forza è indubbiamente nella sceneggiatura che è in grado di calibrare perfettamente ironia e amarezza, gioia e dolore, sconforto ed eccitazione e vi riesce anche grazie ad un cast corale di comprimari eccezionale che in particolar modo nella parte finale entra prepotentemente in scena contribuendo in maniera decisiva a sorreggere questo delicato equilibrio, fino ad allora egregiamente portato avanti dai due protagonisti.
Si viaggia così sempre sulla linea di confine tra commedia e dramma, ma mai si straborda eccessivamente verso un territorio piuttosto che l’altro anche se sono sicuramente di più i momenti in cui si ride e ci si diverte.

il-lato-positivo-pat-solitanoDue personaggi folli Tiffany e Pat in preda alla loro conscia pazzia, il cui incontro diventa un modo per psicanalizzarsi a vicenda, per rivelarsi le proprie debolezze e i propri problemi, un modo per sorreggersi l’uno con l’altro e cercare così di realizzare i loro obiettivi che altro non sono che delle sfide con se stessi per poter ritrovare l’autostima che hanno perso. Due figure molto stravaganti, ma a loro modo anche tenere nello sforzo di cercare il lato positivo della vita, comiche nelle loro follie, mai banali od eccessivamente caricate. Questa attenta e scrupolosa evoluzione dei due personaggi è la carta vincente del film che genera nello spettatore un’empatia così forte nei loro confronti che anche se alla fine prevalgono i buoni sentimenti e un happy ending prevedibile e scontato, va bene perché è proprio quello che, chi guarda, si augura di vedere, è la realizzazione di un desiderio atteso, evocato e creato sapientemente, ripetiamo, da un’ impeccabile caratterizzazione dei due personaggi principali.

Una menzione speciale a tutto il cast, ma in particolar modo a Robert De Niro che finalmente dopo una serie di flop clamorosi e di bruttissimi film dimostra di essere ancora vivo! Ma il suo talento non era in discussione, le sue scelte lavorative si. La sceneggiatura è quella che conta!

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