LE SFIDE CHE DOVRA’ AFFRONTARE PAPA FRANCESCO – di Filippo Secciani

L’elezione del cardinale argentino Jorge Mario Begoglio al soglio pontificio con il nome di Francesco, è epocale per una serie di ragioni:
si tratta del primo pontefice nella storia appartenente all’ordine gesuita. Entrato nell’ordine nel ’58, viene ordinato sacerdote nel 1969. Tradizionalmente i gesuiti fanno voto di sottomissione al papa per cui l’elezione di un pontefice proveniente da questo ordine è significativo. Sono anche i primi che hanno fatto opera di evangelizzazione, soprattutto in oriente e nelle americhe. Un ordine moderno e globalizzato, che ha ispirato nel nuovo papa il senso di Missione e l’impegno all’iniziativa pastorale.
E’ il primo papa extra europeo. Il 266° vescovo di Roma non solo non è italiano, ma neppure europeo. In 1282 anni siamo di fronte al primo pontefice extracomunitario (il primo fu il siriano Gregorio III). Proviene da una regione del mondo in cui i cattolici sono stati per secoli la comunità confessionale più numerosa (il 40% di oltre un miliardo di fedeli) ma negli ultimi anni le chiese cattoliche latinoamericane si stanno svuotando a scapito delle chiese neoprotestanti, in particolare a causa dell’opera di evangelizzazione dei pentecostali. Dal 1996 al 2011 la fiducia dei latinoamericani nelle istituzioni ecclesiastiche è crollata dal 76% al 64%.
La scelta del nome: Francesco. Il riferimento al “poverello di Assisi” è da rapportare alla scelta di vivere umilmente del papa: la rinuncia ad auto ed autista, l’abitare in un modesto appartamento, adoperarsi per le comunità più povere di Buenos Aires ed infine le sue origini umili di figlio di immigrati. La missione da cui prende il suo nome è racchiusa nelle sue frasi “tutta l’attività ordinaria della Chiesa si è impostata in vista della missione. Questo implica una tensione molto forte tra centro e periferia, tra la parrocchia e il quartiere. Si deve uscire da se stessi, andare verso la periferia. Si deve evitare la malattia spirituale della Chiesa autoreferenziale: quando lo diventa, la Chiesa si ammala.”
Per certi versi anche il suo discorso dalla loggia di San Pietro racchiude la sua visione della chiesa: parla al pubblico senza mai riferirsi a se stesso come papa ma come vescovo di Roma che “presiede nella carità a tutte le chiese”, una svolta pastorale diretta a tutte le chiese della Cristianità volta alla riapertura del dialogo iniziata nel corso del II Concilio Vaticano.
Papa Francesco nasce a Buenos Aires nel 1936, diventa vescovo nel 1992 e arcivescovo della sua città natale nel 1998. E’ cardinale dal 2001. Dal novembre 2005 al novembre 2011 è stato Presidente della Conferenza Episcopale argentina.
Il suo passato è stato oggetto di critiche per il suo presunto appoggio alla dittatura di destra del presidente Videla. In particolare per l’accusa, tutta da verificare, di aver denunciato due suoi confratelli gesuiti, che impegnati nelle favelas poi sarebbero stati arrestati e torturati per mesi dalla giunta militare.
E’ stato anche critico nei confronti del vecchio presidente Nestor Kirchner (marito defunto dell’attuale presidente Cristina) il quale lo aveva accusato di non avergli riconosciuto i meriti per l’uscita dalla crisi che aveva colpito l’Argentina tra gli anni novanta e il duemila.
Più dura fu la polemica contro Cristina Nestor Kirchner per la sua proposta – poi divenuta legge nel 2010 – a favore dei matrimoni e delle adozioni omosessuali.
Il nome di Bergoglio come cardinale papabile fu fatto anche nel corso del conclave del 2005, quando gli schieramenti all’interno della Cappella Sistina erano per il futuro papa Benedetto XVI e per il Cardinale di Milano Martini (anch’egli gesuita). A causa della malattia di quest’ultimo i suoi voti confluirono verso il suo confratello di Buenos Aires.
Si giunse dunque ad uno stallo: i 40 voti in favore di Bergoglio avrebbero rischiato di portare ad un impasse, che avrebbe costretto il concilio a cercare una soluzione di ripiego. Bergoglio decise di fare un passo indietro permettendo l’elezione di Benedetto XVI.
Alle 19.06 del 13 marzo del 2013 è apparsa la fumata bianca, dopo la quinta votazione ed è stato eletto Francesco I al soglio pontificio con 90 voti a favore su un collegio di 115 cardinali votanti.
L’elezione del 13 marzo è in linea con la volontà di archiviare gli anni degli scandali della chiesa, ritornando all’ecumenizzazione del Concilio Vaticano II di cui papa Francesco sembra incarnare lo spirito. Questa elezione potrebbe anche contenere un messaggio diretto verso gli Stati Uniti, che partivano favoriti in questo Conclave ed avevano fortemente pubblicizzato i propri “candidati”, attraverso questa elezione il Vaticano ha certamente rivendicato la sua autonomia.
Jorge Bergoglio è l’espressione dell’America povera, quella del sud, pur mantenendo ancora forti legami con l’Europa (i suoi parenti erano originari del Piemonte), probabilmente questa sua condizione ne ha favorito la nomina facendolo mediatore per la transizione verso un’affermazione all’interno dei futuri concili di cardinali non europei.
Le sfide che dovrà affrontare saranno almeno all’inizio in America Latina, il continente in cui i cattolici dichiarati sono passati dal 75% della metà degli anni ’90 al 65% del 2011, viceversa il numero dei fedeli evangelici dichiarati è aumentato del 14%.
In Messico e in Brasile – i due stati con il maggior numero di cattolici – i fedeli della chiesa di Roma sono scesi all’83,9% e al 64,6% (mentre dieci anni fa raggiungevano l’88% ed il 73,6%).
Dato rilevante è il numero di persone che si definisce aconfessionale: nel 2010 erano circa il 4% in Messico e l’8% in Brasile.
Molto importante sarà anche il compito che lo attende all’interno delle mura vaticane, gli scandali di pedofilia, corruzione, Vatileaks, scandali finanziari hanno intaccato il nome della chiesa cattolica nel mondo. Il neo eletto pontefice dovrà ripulire l’immagine di Pietro e dovrà farlo anche velocemente.
Seppure sia stato eletto un sudamericano e non un africano, oppure un asiatico questa elezione assume per queste due regioni un significato speciale: l’elezione di Giovanni Paolo II, poi quella di Benedetto ed adesso quella di Francesco stanno lentamente spostando la scelta dei pontefici verso l’esterno, non più un pontefice della curia romana, ma nomine dirette verso nuove realtà.
Ne è esempio il cardinale Tagle – un nome di papabile venuto fuori nel corso di questo Conclave – il portavoce della comunità filippina, la più grande in Asia e la terza nel mondo.
Come il primo ministro australiano ha avuto occasione di commentare “l’elezione di un papa del “nuovo mondo” è un’occasione di proporzioni veramente storiche”.
Sicuramente, gli osservatori concordano, il primo viaggio sarà nel suo continente (probabilmente nel corso delle Giornate della Gioventù che si terranno in Brasile).
Il pericolo di una deriva evangelica nella regione è il maggior timore per una forza che ha dalla sua circa 500 milioni di fedeli, ma per capire il fenomeno dobbiamo guardare più a nord verso gli Stati Uniti (dove vivono circa 86 milioni di cattolici), dove le chiese pentecostali sono ormai la maggioranza e la cui funzione pastorale è certamente politica. Per riuscire a smuovere le acque il papa Begoglio dovrà smuovere dall’immobilismo i cardinali, che sono a tutt’oggi ancorati ad una visione euro occidentale della chiesa cattolica nonostante che la cosiddetta “Terza Chiesa” – Sudamerica, Asia e Africa – sia in grado di “produrre” due terzi dei fedeli. In Europa il numero dei cattolici praticanti è di circa 285 milioni, numero che stando alle statistiche, è in continua diminuzione.
L’equazione chiesa globale per cui tutti i continenti sono uguali non è corretta e ne è la dimostrazione l’elezione nel 1978 di Giovanni Paolo II – Guerra Fredda e necessità di raggiungere i cattolici di oltre cortina hanno prevalso nella scelta – per cui la nomina di Francesco deve essere letta come priorità verso un recupero di quei territori, ma ciò potrebbe risultare vano se non è la chiesa stessa a rinnovarsi all’interno.

papa
Il papa venuto “dalla fine del mondo” e rappresentante di un continente emergente in grado di produrre un PIL più alto dell’Europa, un continente in grado di esprimere delle realtà politiche completamente diverse (in Sudamerica convivono idee liberiste, il chavismo, la forma della Terza Via brasiliana). In terra americana l’elezione di questo pontefice può essere vista nell’ottica di una nuova assunzione di leadership capace di guidare il popolo del sud del mondo, senza ideologie ma attraverso una fede comune, dopo la scomparsa di figure forti e carismatiche.
Lo spirito con cui questo cardinale ha operato in Argentina può essere foriero di nuova linfa all’interno delle mura romane: la vicinanza alla gente soprattutto a quella povera. Ha definito la povertà come un “delitto sociale”, inoltre la rinuncia della mozzetta rossa di ermellino, del crocifisso, delle scarpe sono sintomo dei precetti gesuiti di cui il papa è esponente e che si ripercuoteranno nel corso del suo pontificato.
Pur aperto alle problematiche legate alla povertà e a diritti sociali degli indigenti nel corso della sua opera da cardinale si è dimostrato un conservatore contrario all’utilizzo dei contraccettivi, all’educazione sessuale nelle scuole, al preservativo e all’aborto.
Al riguardo la legge del 2010 a favore di matrimoni gay e all’adozione per le coppie omosessuali ha causato qualche malumore tra l’allora cardinale e la presidente Kirchner, Begoglio definì la legge come “un piano del diavolo per distruggere la famiglia e la società argentine”.
L’elezione di questo papa in chiave geopolitica può essere visto e letto come l’affermazione dello spostamento del peso politico che dall’Europa si sposta in una regione che in capo a qualche anno sarà in grado di produrre metà della ricchezza del pianeta; pur essendo ancora troppo presto per un papa di colore e ancora di più per un papa asiatico (ancor di più cinese) la nomina di papa Francesco ha dato forza ad una realtà fatta di cattolici che finora – seppur maggioritaria – non era stata considerata, dando alla cattolicità nuova forza in regioni tradizionalmente forti ma inesorabilmente in declino e dando alla Chiesa una nuova dimensione mondiale; probabilmente non vedremo più neppure un papa italiano.
Ciò che attende questo papa è una rivoluzione intesa come pulizia, all’interno della chiesa romana, rafforzamento della cattolicità in Sudamerica, processo di avvicinamento con le altre fedi e il compito più difficile ma inesorabile per una confessione veramente universale: l’evangelizzazione di una Cina che risulta essere però particolarmente attenta ai tentativi di infiltrazione del Vaticano nei suoi affari.
Per comprendere come e con quali strumenti si muoverà dobbiamo attendere la nomina del nuovo Segretario di Stato che non ci dirà tutto sul suo pontificato, ma sarà in grado di dirci molto per le decisioni e le scelte che adotterà in futuro.

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