W.A. MOZART, QUINTETTI D’ARCHI

Lungi dal considerare il quintetto d’archi come un quartetto a cui si aggiunge un elemento, Mozart concepì i sei componimenti in maniera davvero originale. L’aggiunta della seconda viola e il conseguente rafforzamento del registro medio gli consentirono di “orchestrare” la composizione in modi differenti. Alcune delle possibilità previste da Mozart sono: un trio acuto (due violini e una viola) contrapposto a uno grave (due viole e un violoncello); coppie di violino o viole che raddoppiano la parte del violoncello sulla linea del basso; o anche duetti tra violino e viola o violoncello su un accompagnamento a tre voci eseguito dagli altri strumenti.

Il primo lavoro di Mozart in questo genere , il K174 in si bemolle maggiore, un brano interessante spesso trascurato, gli fu ispirato dai quintetti per archi dell’amico Michael Haydn, fratello di Joseph. Il K406 in do minore è una trascrizione della Serenata per fiati nella stessa tonalità composta nel 1788, cioè l’anno successivo a quello di due dei suoi migliori quintetti: quello in do maggiore, K515, e quello in sol minore, K516. Come scrisse Alfred Einstein, questi lavori monumentali stanno alla musica mozartiana come le ultime due sinfonie alla sua musica per orchestra. Gli ultimi due quintetti, in re maggiore (K593) e in mi maggiore (K614), sono le sue ultime composizioni cameristiche e dimostrano una nuova eleganza nella forma e nella scrittura.

K516

K593

K614

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