W.A. MOZART, SONATE PER PIANOFORTE

Le Sonate per pianoforte di Mozart sono state a lungo sottostimate: per fortuna, nel dopoguerra, solisti di spicco come Horszowski, Kraus, Kempff, Serkin, Brendel, de Larrocha, Perahia, Uchida, Schiff e la Pires le hanno rivalutate. Queste opere hanno risentito del confronto con le sonate di Beethoven, che erano raccolte e organizzate in serie, mentre Mozart fornì solo una catalogazione irregolare. Il fatto che anche uno studente di pianoforte possa affrontare la più semplice piuttosto presto, ha contribuito a non farle apprezzare come meritano. Arthur Schnabel, grande esperto della produzione mozartiana, ebbe a dire delle Sonate che sono troppo facili per i bambini e troppo difficili per gli adulti.

In realtà, l’intera serie di diciotto sonate, che si apre con sei di quelle composte nel 1775, cioè K279-84 e che si chiude con la vivace K576, del 1789, è tutta di alto livello: la nota K545, “per principianti”, è un capolavoro di abilità tecnica senza tempo. È però nel finale della K284 in re maggiore, un bellissimo tema con variazioni, che la parola “genio” si può applicare per la prima volta a Mozart. Le sonate più drammatiche sono la straziante K310 in la minore, scritta alla morte della madre, e la tetra K457 in do minore. Non è meno degna di attenzione la K570 in si bemolle maggiore, con il suo paradisiaco Adagio centrale.

K284 3°mov.

K310

K331

K545

K570 2°mov.

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