La recensione di oggi: HITCHCOCK di Sacha Gervasi – di Michele iovine

Questa era materia delicata, non c’è dubbio. Raccontare la realizzazione di uno dei film più importanti e significativi della storia del cinema come “Psyco” e nello stesso tempo descrivere la personalità di un monumento sacro della cinematografia mondiale come Alfred Hitchcock che lo ha diretto, era impresa ardua. Eppure Sacha Gervasi, per di più esordiente, al suo primo lungometraggio, possiamo dire che c’è riuscito, pur se con qualche imperfezione. La storia della realizzazione di Psyco è la storia anche di Alfred Hitchcock, del suo modo di fare cinema, di affrontare le major e il potere delle case di produzione hollywoodiane, del suo rapporto con lo star system e della sua vita privata, velata da quello stesso mistero che ha anche sempre permeato i suoi film. Ci mette tutto Gervasi nella sua visione di Hitchcock, a partire dalle cose più note come il suo rapporto drammatico con gli attori che detestava e trattava come bestie, la sua irresistibile attrazione per le bionde, la sua sadica ironia sul set, la sua passione per il cibo, sfogo delle sue ansie e delle sue paure. Del suo mondo invece più intimamente privato e personale, del suo rapporto con la moglie Alma, ne esce un ritratto probabilmente non del tutto veritiero, ma non lo tratteggia mai in modo eccessivamente caricaturale, fornendo allo spettatore l’immagine che lo stesso cineasta inglese amava dare di se alla stampa e all’opinione pubblica.
In particolar modo nel film emerge chiaramente l’importanza della figura di Alma Reville, la moglie di Hitchcock, determinante nella carriera di quest’ultimo, grazie alla sua tempestiva capacità di intervenire nei momenti più delicati della vita sia matrimoniale che professionale del marito. Ottima recitazione a questo proposito di Helen Mirren che sbaraglia tutti e aveva a che fare con degli ottimi partner, quali Anthony Hopkins, Scarlett Johansson e Jessica Biel, ma la sua interpretazione è di netto la migliore.
Gervasi si lascia però a volte prendere abbastanza la mano dalla fantasia e certe scene stonano eccessivamente, come le visioni/allucinazioni di Hitchcock con il personaggio che ha ispirato la storia di Psyco e i sospetti di reciproco tradimento tra marito e moglie che tendono un po’ troppo a romanzare il film, però il regista ci sa regalare anche delle scene significative soprattutto verso il finale, come ad esempio durante la ‘prima’ del film quando Hitch assiste alla scena della doccia fuori dal cinema ascoltando le reazioni degli spettatori e la chicca finale che preannuncia il prossimo lungometraggio del maestro del brivido.
In conclusione possiamo dire che la parte del film che attiene alla descrizione dell’industria hollywoodiana che ostacola la realizzazione del film mostrandoci tutti i meandri e i compromessi di un sistema potente e quanto mai ricco, almeno allora, anche bacchettone (divertenti le scene dell’ufficio censura), funziona alla perfezione, mentre le parti più attinenti alla sfera psicologica e introspettiva del regista non sono prive di sbavature e qualche forzatura eccessiva. Il regista rende comunque, nel complesso, un piacevole ritratto della personalità di uno dei registi più importanti che siano mai esistiti e del suo mondo, fatto di fobie, ossessioni che poi hanno trovato,quasi sempre, un loro perfetto sfogo attraverso la rappresentazione visiva nel cinema dello stesso Hitchcock.

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W.A. MOZART, CONCERTO PER VIOLINO N. 5

Una volta, dopo avere assistito a un’esecuzione violinistica ricca di sgargianti virtuosismi pirotecnici, Mozart confidò al padre: “non sono un amante delle difficoltà”. I concerti per violino di Mozart lo confermano: nessuna dimostrazione di abilità fine a se stessa, anche se l’apparente semplicità della parte solistica è ingannevole. Mozart era violinista (oltre che pianista) ed eseguì i suoi cinque Concerti per violino più di una volta. Il primo fu composto nel 1773 e gli altri quattro in pochi mesi nel 1775, quando l’allora diciannovenne Mozart abitava e lavorava nella natia Salisburgo. Il Concerto n. 5, con il suo terzo movimento a tratti selvaggio, si dimostra il più audace: i corni infiammano l’Allegro in apertura, dove il vigoroso Tutti si contrappone al solista; l’Adagio centrale è semplice, ma lirico ed espressivo. Il rondò finale è un elegante minuetto, che procede pacatamente fino a un’autentica sorpresa: un’interruzione dal carattere orientaleggiante, “alla turca”. Il movimento riprende poi sfacciatamente, come se non fosse accaduto niente di strano, terminando con la stessa calma con cui era iniziato.