LITIO E SUDAMERICA: IL FUTURO DELL’ENERGIA – di Filippo Secciani

Nel 2009 per uscire dalla profonda crisi che investì il settore automobilistico (General Motors fallì e la Chrysler riuscì a salvarsi solo grazie all’intervento di Obama) si comprese come fosse necessario investire in auto elettriche, considerate “le protagoniste vincenti del futuro”.
Il governo Obama destinò 2,4 miliardi di dollari circa per un un parco macchine ecologico di almeno un milione di autovetture entro il 2015.
Questa “necessaria” svolta sembrerebbe però venire arrestata dal fatto che il litio – l’elemento basico con cui vengono costruite le batterie – sia una materia prima essenzialmente “complicata”.
Nel 2020 le automobili, secondo una proiezione, dovrebbero raggiungere il numero di 200 milioni e di queste, una porzione molto ampia, saranno ibride o elettriche. Useranno perciò batterie di questo materiale.lit3
Il litio sta aumentano esponenzialmente la sua importanza nel mercato automobilistico e tecnologico in generale, trasformandosi in una risorsa strategica per le case produttrici. Attualmente la sua domanda nel mondo è un po’ meno di 150.000 tonnellate l’anno. Con la diffusione della prossima generazione di veicoli, tuttavia, la domanda probabilmente raddoppierà a 300.000 tonnellate l’anno nel 2025. Nell’ultimo rapporto dalla società Roskill, del 2009, si stimava che le scorte di litio sulla Terra ammontavano a oltre 28.000.000 di tonnellate, per una capacità produttiva di carbonato di litio pari a 150.000.000 di tonnellate. Al momento dello studio, la richiesta planetaria di litio ammontava a circa 23.000 tonnellate (quella di carbonato di litio ammontava invece a circa 122.000 tonnellate)1. Il mercato di questo alcalino si trova per lo più in Argentina, Bolivia, Cile, Cina, Stati Uniti e Australia. I più grandi giacimenti mondiali si trovano però nei laghi salati delle Ande sopra i 3.500 metri di altezza. La produzione delle batterie, viceversa, resta un mercato monopolistico asiatico, con il Giappone che fa da apripista.
Le potenze asiatiche sono anche le prime consumatrici di litio, Giappone e Corea del Sud avanti a tutti – primi produttori di batterie per smartphone, pc e tablet – mentre la Cina seppur in ripresa, rimane ancora indietro.
Questa, non a caso, è una delle ragioni del continuo aumento del prezzo dell’oro “bianco”. Nel 2009 nonostante l’abbassamento del valore delle materie prime, causa la crisi, il litio continuava la sua crescita. Dal 2006 al 2009 il prezzo è triplicato e nel decennio 1998-2009 è aumentato del 238% (dati ufficiali cileni).
Il metallo più leggero del mondo in natura non si trova come elemento puro, ma come componente in alcuni minerali.
Il litio si trova molto più frequentemente in combinazione con sali, compreso quello marino, dove sarebbe disponibile in misura quasi illimitata; il fatto è che l’estrazione dal sale non è quasi mai conveniente economicamente: lo è solo dove la concentrazione salina è molto elevata. “Il minerale, già rinvenuto in grandi quantità da decenni, ha iniziato ad acquisire un nuovo significato strategico, visto il suo potenziale nel settore energetico, come possibile erede e sostituto ecologico del greggio”2.
Dal punto di vista della localizzazione le Ande rappresentano il perno di questo commercio. A causa della presenza in ere passate di un mare interno, trasformatosi nel tempo in un un gran numero di laghi salati, tra cui è importante menzionare il lago (Salar) di Atacama in Cile e il lago di Uyuni in Bolivia con un’estensione di 12.000 kmq.lit2
Il Cono Sud è stracolmo di questa ricchezza. Dai loro giacimenti di carbonato di litio si estraggono oltre l’85% delle risorse mondiali. Si comprende bene come in futuro il Sudamerica assumerà un maggior peso nelle vicende globali, sostituendo in breve tempo il Medio Oriente nella strategia energetica dei paesi affamati di risorse. La rivista Forbes nel 2008 ha definito il triangolo energetico Argentina (con il lago di Hombre Muerto), Bolivia e Cile come “l’Arabia Saudita del litio”.
Nel continente sudamericano si trovano una vasta gamma di materie prime ed il mercato delle rinnovabili, in cui troneggia il litio, è quello che si avvia ad essere il più interessante.
La Bolivia possiede circa il 50% delle riserve mondiali, mentre le esportazioni di carbonato di litio vedono già il Cile come leader mondiale (è anche il primo esportatore di rame).
Il mercato del litio è destinato per la maggior parte alla produzione di batterie agli ioni di litio, utilizzate per l’alimentazione di telefoni cellulari, computer e altri dispositivi elettronici portatili, hanno il triplo dell’energia di quelle al nichel/metallo e il doppio della potenza.
Questo metallo, già molto importante nel settore farmaceutico è destinato ad occupare un ruolo sempre più importante nel settore energetico e dell’alta tecnologia; presenta infine un’altissima capacità di immagazzinamento dell’energia, ragione per cui il carbonato di litio è utilizzato per l’alimentazione delle auto elettriche, tablet e smartphone.
Un mercato estremamente appetibile per molti attori internazionali. In primis gli Stati Uniti che stanno volgendo nuovamente lo sguardo verso il “giardino di casa” sudamericano, dopo che la precedente presidenza repubblicana aveva trascurato il subcontinente.
lit1Dopo la dipartita del caudillo Chavez, il cocalero Morales è il principale oppositore allo “spirito capitalista” degli Stati Uniti per la liberalizzazione delle risorse naturali.
Il governo di La Paz ha annunciato sul finire del 2012 un investimento da 40 milioni di dollari per l’installazione di un impianto pilota per la produzione sperimentale di batterie al litio (ha iniziato
la sua attività da un paio di mesi). La Bolivia soffre però di un notevole gap estrattivo, provocato dall’arretratezza dei suoi macchinari; per superarlo Morales è alla ricerca di contratti di collaborazione, individuati nelle imprese francesi, giapponesi e sudcoreane: il litio di Uyuni, con riserve stimate intorno ai 9 milioni di tonnellate, è particolarmente mescolato al magnesio, cosa che rende più costoso il processo di separazione. L’amministrazione del presidente indio ha già investito
nel settore 50 milioni di dollari e promette che per l’industrializzazione di Uyuni verserà nei prossimi anni altri 480 milioni di dollari.
Possedendo il 50% del litio ad oggi conosciuto e certificato, se fosse in grado di dare impulso alla sua industria estrattiva La Paz diventerebbe, come segnalato nel 2009 dal direttore del progetto Millenium dell’ONU, Jerome C. Glenn “il fornitore di combustibile del pianeta”.
La Direzione Generale delle Risorse Evaporitiche della Bolivia ha calcolato a gennaio 2011 che il totale delle riserve di litio in Uyuni sono stimate in almeno 18 milioni di tonnellate, nel 2006 Morales aveva provveduto alla creazione “di una società di gestione pubblica del litio, la COMIBO (Corporación Minera de Bolivia). Tale decisione ha lasciato intendere l’intenzione di voler rendere il litio ed i suoi futuri potenziali introiti, un bene comune. Questa scelta ha il pregio da una parte di voler proteggere e sviluppare la propria economia e dall’altra di riscattare il lungo e sofferto passato dello stato di sfruttamento da parte di potenze e gruppi economici stranieri. Questa scelta, tuttavia, non ha voluto necessariamente escludere una collaborazione con altri paesi, da cui bisognava acquisire la tecnologia necessaria”3.
Il prezzo del petrolio è già per molti inaccessibile. In questo senso gli analisti vedono la forte crescita del valore del litio. Le riserve, a detta degli esperti, sono sufficienti per coprire i prossimi 1.000 anni, cosa che permetterà di mantenere il suo prezzo relativamente a buon mercato. Il litio è
utilizzato in quantità assai piccole; quantità minime nelle batterie di computer e telefoni cellulari, come anche in quelle delle automobili (il 5% del prodotto totale, servono 20 kg per fare una batteria da automobile) e nelle turbine eoliche.
Pochi giorni fa “Michael Klane, mister Intelligence ha fatto una relazione al Congresso in cui nella lista dei rischi per la sicurezza nazionale «per la prima volta» ha anteposto allo spettro terrorismo l’emergenza «risorse naturali» […] il litio, che dà la carica alle auto ibride ed elettriche, oggi si trova principalmente sulle Ande, tra Cile e Argentina, mentre le maggiori riserve ancora intatte (quasi il 50% del totale mondiale) sono nascoste sotto la crosta salata del Salar de Uyuni in Bolivia”4.
Con la scomparsa di Chavez e il ruolo politico che lentamente sta assumendo il litio nelle relazioni strategiche mondiali, non è da escludere un ruolo di leadership che Evo Morales potrebbe assumere nella regione e soprattutto all’interno di ALBA (l’unione economica e commerciale costruita secondo gli ideali del Socialismo del XXI secolo). “L’Argentina ha invece adottato una strategia ancor più audace, dichiarando il minerale una risorsa strategica ha creato la società Unidad de Gestión Ambiental e già prefigura un’alleanza strategica con Bolivia e Cile per rimpiazzare i paesi dell’OPEC”5.
La presidenta Kirchner ha esplicitamente chiesto alla General Motors di trasferire la produzione di batterie al litio nel suo paese con l’obiettivo di aumentare il know how in questo campo.
Le riserve più importanti argentine si trovano nelle province di Salta, Jujuy e Catamarca. In particolare nella provincia di Jujuy – Salar de Olaroz – la Toyota (insieme all’australiana Orocobre) ha deciso di investire in un progetto minerario in grado di estrarre 17.500 tonnellate annue di litio (la miniera dovrebbe essere in grado di estrarre a partire dal 2014) riuscendo a far funzionare 550.000 auto e soddisfacendo la domanda annuale del Giappone per 15 anni.
Nel mercato argentino si sono affacciati ovviamente anche i cinesi, che hanno dato il via ad una joint-venture per l’esplorazione del sottosuolo che nel caso di risultati soddisfacenti, potrebbero portare diverse imprese cinesi ad investire.
Gli investimenti locali ed internazionali però non sono ancora sufficienti per generare un know how che possa incrementare lo sviluppo di un attività locale ben redditizia e stabile.
Il Cile, infine, si avvia verso una liberalizzazione e privatizzazione di questo settore. Negli anni della dittatura di Pinochet fu fatto divieto di privatizzare il settore minerario e degli idrocarburi perché ritenuto strategico per l’economia del paese e ad oggi esistono solamente due compagnie statali per l’estrazione e la commercializzazione del prodotto. Sebbene ancora gli introiti del litio siano molto contenuti rispetto a quelli provenienti dal rame, si ritiene che in futuro le esportazioni del minerale aumentino.
La Cina è rimasta indietro in questo settore per troppo tempo, ma con gli enormi capitali a disposizione e il bisogno di risorse che il suo sviluppo richiede sta velocemente recuperando il terreno perduto: a metà dell’anno passato è stato sottoscritto un’accordo con la società mineraria americana Nova Mining e la società cinese Quiangquiang Battery Company che produce batterie, per far fronte alla richiesta in continuo aumento di energia.
A novembre ha acquistato per 847 milioni di dollari cash, l’australiana Talison Lithium uno dei principali produttori di litio non provenienti dal sud America. Un’osservatore così commenta quest’acquisizione: “L’Occidente pensa di controllare e dominare il mercato dell’elettronica mondiale. Ma qualcuno ha mai pensato che senza l’energia per accendere i circuiti elettronici la maggior parte dei dispositivi diventano inutili? Il mercato delle batterie al litio per l’elettronica è come il mercato del petrolio per l’industria automobilistica, con la sola differenza che le batterie al litio, presto o tardi, sostituiranno il petrolio come fonte di energia anche per i veicoli”.
Con questo ed altri acquisti la Cina è riuscita a porre sotto il suo controllo un terzo di tutte le forniture mondiali del minerale raro6.
Non solo il Sudamerica nell’estrazione e produzione dell’alcalino, ma anche Africa, Australia e recentemente Afganistan, dove Cina e Usa si stanno già affrontando a suon di dollari per il controllo dei siti strategici.lit4
La somma dei giacimenti minerari in Afganistan varrebbero all’incirca mille miliardi di dollari; il New York Times riprendendo ufficiali americani ed in seguito confermato anche dall’allora generale Petraeus, al tempo comandante del Centcom, sostiene come lo stato asiatico potrebbe diventare uno dei maggiori centri minerari7, non solo oro e rame ma anche e soprattutto litio. C’è addirittura chi paragone le riserve afgane a quelle boliviane.
Già i sovietici durante l’occupazione negli anni ottanta, erano venuti a conoscenza di questa immensa ricchezza presente nel sottosuolo, tant’è che i geologi e i militari americani nella maggior parte dei casi hanno utilizzato le carte e gli studi effettuati dalla loro controparte sovietica. Tuttavia gli elevati costi di esplorazione e di estrazione favorirebbero solamente l’industria straniera e non l’economia reale del paese, né tantomeno un’industria indigena pressoché inesistente.
Secondo stime di Citigroup solo altri quattro paesi possiedono riserve minerarie non energetiche di un valore paragonabile: il Sudafrica, la Russia, l’Australia e il Canada. L’Afghanistan è ben lontano dall’assomigliare a un Eldorado: se mai il paese riuscirà a trasformarsi in una potenza mineraria, questo avverrà tra molti anni e al costo di enormi investimenti. Nel frattempo, il miraggio delle ricchezze nascoste nel sottosuolo potrebbe addirittura esacerbare il clima di violenza nel paese8. L’Unione Europea a causa della cronica mancanza di materie prime dei suoi stati membri è stata costretta suo malgrado, ad elaborare una strategia per evitare il blocco di rifornimenti che rischierebbero di mettere ancora di più in crisi l’economia dei 27; è per questa ragione che le commissioni che si sono susseguite per elaborare una strategia d’azione hanno individuato nella cooperazione con l’Africa la soluzione per il rifornimento non solo di litio, ma di tutte le raw materials necessarie allo sviluppo delle industrie europee, in cambio di infrastrutture e aiuti in genere9.
La Cina che già è ai vertici per la fornitura di materie prime, si sta avviando a grandi falcate verso il controllo del litio, gli Stati Uniti non possono permettersi di rimanere indietro, tanto meno in un territorio come quello dell’America Latina; l’Unione Europea invece deve assolutamente trovare qualcuno in grado di garantirgli il flusso di materie prime per l’industria automobilistica e dell’high tech. I nuovi mercati emergenti infine sono pronti ad approfittare di qualsiasi passo indietro delle potenze economiche tradizionali.
Nuovi mercati geostrategici si stanno aprendo: Bolivia, Cile e Argentina stanno diventando sempre più delle forze regionali, vedremo in futuro se si costituiranno in un cartello come l’OPEC nonostante i loro sistemi politici ed economici siano così differenti.
Ovunque si sta combattendo una guerra per il controllo delle risorse, fatta per il momento solamente da industria, finanza e diplomazia; gli Stati Uniti contemporaneamente alle iniziative economico- politiche hanno anche riattivato la IV Flotta il 1° luglio 2008 (era dismessa dal ’50) operante in America Latina e Caraibi, insieme alle sette basi già presenti in Colombia.
Obama ha la chance più importante per garantirsi il controllo del prezioso metallo soprattutto nei territori dell’Afganistan, in quanto la Bolivia – almeno che non vi sia un cambio di regime – difficilmente accetterà un partenariato con il governo imperialista del nord e l’Argentina se vuole aspirare a diventare una potenza egemone nella regione sudamericana non può lasciare il passo agli Stati Uniti; il mercato cinese è bloccato (in Tibet vi sono più che discrete quantità di litio) e il governo di Pechino ha già in mano il controllo quasi totale delle materie prime; gli altri mercati infine sono troppo poco “interessanti” per garantire una supremazia su questo minerale.
Il litio è strettamente collegato all’industria automobilistico, ma anche dell’alta tecnologia per cui chiunque di questi competitors riuscirà ad assicurarsene il controllo, avrà anche le mani sul futuro.

 

1) Carlo Jean; geopolitica del mondo contemporaneo; Laterza; 2012.

2) Lester R. Brown; 9 miliardi di posti a tavola. La nuova geopolitica della scarsità di cibo; Edizione Ambiente; 2012.

3) http://global.fundforpeace.org/index.php.

4) Jorgen Randers; 2052. Scenari globali per i prossimi quarant’anni. Rapporto al Club di Roma; Edizione Ambiente; 2012.

5) United Nations, Department of Economic and Social Affairs, Population 
Division, 2011; World Population Prospects: the 2010 Revision (http://esa.un.org/unpd/wpp/Excel-Data/population.htm).

6) Parag Khanna; come si governa il mondo; Fazi Editore; 2011.

 

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