MENO LIBERTA’ PER MAGGIORE SICUREZZA? IL Patriot Act ED IL CASO DELLA MARATONA DI BOSTON – di Filippo Secciani

bos2Partiamo dalle certezze: 3 morti e 176 feriti, di cui 17 gravissimi.
Passiamo alle supposizioni: attacco del jihadismo islamico, attacco domestico della destra nazionale, oppure attacco da parte di qualche folle.
Non siamo qui per elaborare una teoria. Tutti, compreso il sottoscritto, se la sono già fatta.
Arriviamo al nodo centrale della mia riflessione. Le grosse limitazioni alle libertà civili e ai diritti costituzionali in favore di una maggiore sicurezza sono servite? Evidentemente no.
Per comprendere meglio gli avvenimenti che si sono susseguiti in questi anni dobbiamo ritornare con la memoria agli attacchi dell’11 settembre.
L’esorbitante numero di morti (più di 3000), il fatto di essere stati colpiti per la prima volta a casa propria – dopo Pearl Harbor – e di aver subito l’attacco proprio nella città simbolo della cultura americana, hanno instillato nella mente e nell’animo dei cittadini statunitensi un forte senso di fragilità e di insicurezza che necessitava di una risposta forte e decisa.
Questa si è tradotta con lo Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism Act of 2001, meglio conosciuto come Patriot Act1.
Questa legge era volta ad impedire il ripetersi di attentati terroristici sul suolo americano, garantendo pieni poteri alle forze di polizia e di intelligence al fine di assicurare la sicurezza nazionale. “In questo senso è importante sottolineare come la coscienza comune si sia orientata naturalmente e univocamente verso un’istanza di protezione e prevenzione che all’unisono è stata rivolta ai poteri istituzionali”2, ecco quindi che nei mesi immediatamente successivi alla votazione la larga parte della società civile Usa fosse favorevole al Patiot Act3 (alle votazioni un solo senatore si oppose ed uno solo si astenne. Oppositore fu il democratico Ross Feingold, uno che da sempre si è battuto per i diritti civili).
Questa legge fu preceduta di qualche settimana dall’Authorization for Use of Military Force Against Terrorists (AUMF), si tratta di una risoluzione congiunta con la quale il Congresso consegnava al presidente “l’autorità di usare tutta la necessaria e opportuna forza contro chi aveva determinato, pianificato, autorizzato gli atti dell’11 settembre”.
In seguito, il 13 novembre fu emanato il Presidential Military Order con cui si attribuì al presidente il potere di decidere che un soggetto non statunitense, ritenuto appartenente ad Al-Qaeda o sospettato di aver compiuto atti di terrorismo, complicità o favoreggiamento in ambito terroristico fosse detenuto e processato da commissioni militari: “la situazione di emergenza determinata dalla minaccia terrorista richiede che, per garantire la sicurezza nazionale, siano adottate misure straordinarie nei confronti dei non-cittadini che il Presidente ritenga appartenere ad Al Qaeda o che egli giudichi essere in qualche modo collegati alla rete del terrore”.
Ben presto però anche le associazioni per i diritti civili compresero la minaccia e iniziarono a far sentire la loro voce.
Nello specifico la legge permette alle agenzie di sicurezza di poter indagare liberamente e senza restrizioni di sorta su documenti medici e finanziari, su computer, telefoni e persino su libri presi in biblioteca, intercettare telefonate ed e-mail senza uno specifico mandato dell’autorità giudiziaria.
Come se non bastasse l’Operation TIPS4 incoraggiava i cittadini a spiarsi a vicenda, riferendo di attività più o meno sospette al Bureau.
Ma non finisce qui perché il Patriot Act permetteva e permette alle forze dell’ordine di ottenere dalle compagnie telefoniche, provider e motori di ricerca tutti i dati riservati degli utenti di cui fossero in possesso, senza preventivo mandato della magistratura e senza alcun avviso ai diretti interessati. Infine questo provvedimento colpì gli immigrati non naturalizzati che potevano essere trattenuti in stato di fermo senza giustificazioni di sorta.
Le libertà sotto attacco sono state molte, prime fra tutte la libertà di pensiero e di espressione: chiunque avesse criticato il governo sarebbe stato sottoposto “a visite” da parte di polizia ed Fbi.
La legge da più parti accusata di essere anticostituzionale, ha subito nel corso del tempo vari tentativi di revisione (falliti), fino alla proroga da parte del presidente Obama del 26 maggio 2011 per altri quattro anni fino al 2015.
Escluso l’attacco di ieri (al momento in cui sto scrivendo il presidente non lo ha ancora definito terrorismo), dal 2001 ad oggi sono stati 25 gli attacchi definiti come terroristici5. La società americana quindi può dirsi tutto tranne che più sicura, nonostante i grandi sacrifici in termini di perdita di autonomia e libertà individuali.
Nonostante l’uccisione di Bin Laden e la conseguente decapitazione dei vertici di al-Qaeda i livelli di sicurezza americani sono ancora bassi e seppure gli inquirenti si stiano concentrando su frange separate ma che operano secondo i dettami del network del terrore, questa volta la minaccia potrebbe venire dall’interno.
A destare grande preoccupazione sono i gruppi di estrema destra cresciuti molto dopo l’elezione alla presidenza del primo uomo di colore accusato di socialismo e la sua riconferma nel novembre del 2012.
La concomitanza dell’attentato con il Patriot’s day (che commemora l’inizio della rivoluzione americana) ed il Tax day (ultimo giorno per pagare le tasse) potrebbero spingere gli inquirenti a credere in un’operazione di terroristi anti governativi.
Fanatici religiosi, ultraconservatori, neonazisti è questa la galassia da cui è composta la destra xenofoba americana. Se si considera anche che stiamo parlando del paese con il più alto tasso di armi al mondo, comprendiamo come la minaccia diventi ancora più seria.
Lunedì 8 aprile, a quatto mesi di distanza dalla strage nel cinema di Newtown nel Connecticut, Obama ha tenuto un discorso sulla sua proposta di legge per il controllo delle armi6.
Questa proposta è stata duramente attaccata da tutti i difensori del Secondo Emendamento che riconosce ai cittadini americani il diritto costituzionale di possedere armi: “A well regulated Militia, being necessary to the security of a free State, the right of the people to keep and bear Arms, shall not be infringed.”
Il piano di Obama, anticipato da una legge locale emanata da parte del governatore del Connecticut ed ancora più repressiva, non solo trova molti ostacoli tra le fila del partito repubblicano ma tra gli stessi democratici che hanno rischiato la spaccatura, mentre “l’unità nazionale” dei cittadini è tutta con il presidente, il quale afferma di avere dalla sua il 90% del consenso popolare.
Le stragi ad opera di folli armati non è cosa rara in America: Columbine, Virginia Tech, Aurora, North Hollywood, Tucson, per citare solo le più famose.
Quindi, accanto alle varie forme di terrorismo, una minaccia ancora più insidiosa è rappresentata dall’elevato numero di armi in mano a privati cittadini, le leggi sul possesso di armi variano a seconda dello stato, rendendo ancora più intrigato il sistema di controllo, si calcola che siano intorno ai 300 milioni il numero di armi da fuoco possedute su una popolazione di 315 milioni di persone. Le vittime da armi da fuoco sono di media intorno ai 30 mila ogni anno.
Sia che si tratti di terrorismo interno (Oklahoma City, Waco, Atlanta), che internazionale, oppure di un folle armato ed esperto di esplosivo (su internet facilmente si trova come costruire una bomba, di più in America ci sono anche case editrici che pubblicano questo genere di letteratura) la conclusione è che il Patriot Act ha fallito, hanno fallito i proclami per una cessione di libertà personale a scapito di una maggiore sicurezza ed hanno fallito nuovamente le forze di sicurezza.

bos1

1) http://thomas.loc.gov/cgi-bin/query/z?c107:H.R.3162.ENR:

2) Carla Bassu in: Tania Groppi (a cura di), Democrazia e terrorismo. Diritti fondamentali e sicurezza dopo l’11 settembre 2001, Editoriale Scientifica.

3) Versione italiana: http://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista8.nsf/servnavig/28

4) http://en.wikipedia.org/wiki/Operation_TIPS

5) riusciti, falliti, o progettati. Di matrice domestica o estera.

6) restrizioni più severe per l’acquisto di armi, vietare le armi d’assalto, rendere le scuole sicure, investimenti nel settore della salute mentale.
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