W.A. MOZART, QUARTETTI “HAYDN”

L’epiteto “Haydn” si riferisce a sei dei quartetti per archi più innovativi di Mozart che, considerati nel loro insieme, abbracciano un’ampia gamma di modi e stati d’animo. È significativo che siano stati dedicati ad Haydn, che in pratica delineò, attraverso una vasta produzione, la forma del quartetto d’archi, la quale, a sua volta, influì profondamente sulle composizioni mozartiane. Questi nuovi quartetti costarono molta fatica a Mozart – lo si capisce non solo dai suoi commenti, ma anche dai numerosi cambiamenti apportati ai manoscritti originali – e ne va sottolineata la ricchezza di contrasti: ognuno di essi forma un mondo a sé. Ciò che colpisce di queste opere dalle serrate sonorità d’apertura del  Quartetto n. 19 in do minore (K465), soprannominato “delle dissonanze”, all’inebriante emozione del Quartetto n. 17 in si bemolle maggiore (K458), che deve molto all’opera buffa nel suo energico finale, è la loro grande disinvoltura e l’assenza del ruolo predominante del primo violino. Tutti e quattro gli strumenti assumono pari rilievo e per queste opere sono richiesti interpreti con personalità distinte, in opposizione a un approccio perfettamente definito e uniforme.

Quartetto n. 19

Quartetto n. 16

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