W.A. MOZART, IL RATTO DEL SERRAGLIO

Nel  marzo del 1781 Mozart si trasferì a Vienna, dove non gli fu possibile replicare l’Idomeneo che aveva debuttato due mesi prima a Monaco. Il periodo di stallo viennese fu a un certo punto interrotto dalla commissione di un Singspiel sullo stesso tema del “salvataggio dall’harem” utilizzato da Gluck nella sua celebre La rencontre imprévue del 1764: Il ratto del serraglio.  L’incarico gli fu affidato dalla compagnia tedesca scelta tre anni prima dall’imperatore Giuseppe II per promuovere l’opera popolare e contrastare la preferenza per l’italiano e il francese in ambito teatrale.

La celebre opinione che l’imperatore avrebbe espresso sull’opera – “Troppo bella per le nostre orecchie, mio caro Mozart, e mostruosamente troppe note” – è probabilmente falsa, ma viene regolarmente citata poiché incarna la percezione di uno squilibrio tra l’inconsistenza del libretto e il livello e l’esuberanza della musica. Il grande coinvolgimento musicale generato, quasi a ogni battuta, da meravigliose sonorità e linee melodiche, tuttavia, compromette la continuità drammatica. Mettere in scena la spettacolare e virtuosistica aria Martern aller Arten, che viene preceduta da un’interminabile introduzione strumentale in stile “concertante”, è solo uno dei numerosi incubi dei registi. Tuttavia, la sfolgorante orchestrazione “Alla Turca” di Mozart, la combinazione tra gli sbalorditivi virtuosismi vocali e la profondità emotiva della musica, nonché lo splendido ritratto di Osmin, servitore dell’harem, spiegano il fascino e la popolarità del lavoro.

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