ADDIO A KENNETH WALTZ, TEORICO DEL NEOREALISMO – di Filippo Secciani

waltz

Ieri (13 maggio) è morto il noto politologo americano Kenneth Waltz. Teorico delle relazioni internazionale e principale sostenitore della teoria neorealista. Tra le sue opere principali ricordiamo il saggio Teoria delle relazioni internazionali ed il saggio l’uomo, lo stato e la guerra (1959). Tra il pubblico “profano” è maggiormente conosciuto per il suo controverso articolo comparso su Foreign Affaris dal titolo “Why Iran should get the bomb” (perché l’Iran dovrebbe avere la bomba [atomica]).
Il suo pensiero politico influenza oggi la maggior parte delle decisioni nel campo delle relazioni internazionali. Il Neorealismo, è un’evoluzione della dottrina del Realismo, il più antico e affermato pensiero: sono stati realisti Tucidide, Sun Tzu, Machiavelli, Hobbes, Morgenthau e Carr.
Waltz ha anche il poco invidiato merito di essere stato il più odiato, criticato e forse non compreso teorico politico.
A differenza dei realisti classici che vedono l’individuo essenzialmente cattivo, il pensiero neorealista si distacca e vede nella condizione di anarchia politica il determinarsi di azioni, intraprese dall’individuo, per garantirsi la propria sicurezza e difesa.
Come lui stesso ha sempre spiegato il Neorealismo non è una “teoria della politica estera”. Ma una teoria di politica internazionale.
Waltz articola e sviluppa il suo pensiero esclusivamente nel contesto americano. Come nel Realismo è lo stato al centro delle relazioni internazionali ed il conflitto, specialmente nella sua accezione bellica, è il fulcro della realtà internazionale; come nel Realismo la storia è sorretta da leggi ferree che vanno rispettate. Il compito di ogni stato quindi diventa il mantenimento della sicurezza.
Per Waltz il sistema internazionale ha al suo interno: un principio ordinatore (il sistema internazionale è formato da un insieme di elementi tra loro in rapporto costante, è però assente un’autorità in grado di garantire l’ordine – sistema anarchico. Al tempo stesso però gli elementi del sistema sono organizzati in una struttura relativamente stabile nel tempo). Le unità del sistema internazionale (che individua negli stati o comunità politiche autonome, mentre le organizzazioni politiche non sono prese in considerazione. Alla base hanno tutte le stesse funzioni primarie: difesa contro l’esterno, difesa dell’ordine pubblico, fornitura di servizi). Infine la distribuzione delle capacità funzionali determina la struttura del sistema, una gerarchia informale che crea una stabilità. Ogni politica autonoma o stato ha una propria politica da seguire.
Waltz sostiene la superiorità dell’approccio sistemico, rispetto ai teorici che intendono comprendere le relazioni internazionali partendo dall’individuo o dai singoli stati o società. Per lui la causa dello scoppio dei conflitti è “strutturale”, cioè riconducibile ai sistemi: la condizione di anarchia del sistema politico internazionale o per meglio dire la sua instabilità. L’approccio allo studio delle relazioni internazionali di Waltz è infatti anche chiamato “strutturalista”.
L’uomo, lo stato e la guerra pubblicato nel 1959 è stata la tesi di dottorato di Waltz. La nascita di questo libro è piuttosto curiosa. Per meglio organizzare la grande quantità di libri di relazioni internazionali che doveva studiare, Waltz gli suddivise in base ai “livelli di analisi” cui essi appartenevano. Da questo semplice metodo di studio è nata la cosiddetta “analisi dei livelli”.
Partendo dalla domanda standard cui tutti gli studiosi di relazioni internazionali partono, ovvero quali sono le cause della guerra, Waltz ha strutturato il suo pensiero dei “livelli”.
Il primo è riconducibile alla natura umana: la guerra esiste perché gli uomini, essendo sostanzialmente cattivi, sono propensi al conflitto. Il primo livello elaborato da Waltz si sofferma sugli uomini ed in particolare sui leader, perché sono questi fondamentalmente a prendere le decisioni politiche.
Il secondo livello supera la natura umana e si concentra sulle istituzioni all’interno di un paese. Per i paesi comunisti sono i paesi che adottano istituzioni capitaliste ad essere aggressivi; viceversa i paesi democratici hanno sostenuto che sono invece i paesi non democratici a provocare i conflitti.
Waltz supera queste due teorie asserendo che i conflitti sono sempre esistiti. Successivi ai conflitti sono seguiti periodi di pace. Quindi gli uomini sono allo stesso tempo in grado di scatenare guerre e giungere alla pace. E’ la natura umana che muta e se la natura umana è responsabile sia della guerra che della pace, allora ad essa non può essere attribuita nessuna delle due.
Un’analisi simile è possibile farla risalire anche al secondo livello: le guerre sono state combattute dalle tribù, poi dalle città stato, dagli stati assoluti, dalle stati democratici. Come possiamo ragionevolmente far ricadere le cause di un conflitto ad un esclusivo sistema di istituzioni democratiche quando tutte sono state coinvolte all’interno dei conflitti. Ad esempio è legittimo affermare che la responsabilità della guerra si da imputare ai sistemi capitalistici o marxisti anche se i conflitti hanno avuto luogo anche quando queste due istituzioni non esistevano?
Waltz va oltre ed introduce un nuovo livello di analisi. La guerra esiste ed è sempre esistita perché non c’è alcuna autorità superiore in grado di impedirla; il sistema internazionale è un sistema anarchico.
C’è una distinzione ben marcata tra quelle che lui chiama efficient causes (cioè quelle riconducibili ai primi due livelli) e le permessive causes (il terzo livello o livello sistemico).
Da questo punto di vista si articola il suo altro fondamentale libro Teoria delle relazioni internazionali (1979). In questo libro elabora una teoria politica analoga a quella economica: cerca di indicare un meccanismo astratto che riesca a spiegare la politica internazionale e lo scoppio delle guerre. Deve quindi elaborare un concetto simile a quello del “mercato”. Il comportamento degli stati è dettato dalla natura del sistema nel quale essi vivono.
Non è più necessario capire le motivazioni degli attori, ma basta adottarle. I limiti e gli incentivi imposti dal sistema internazionale per gli stati saranno sufficienti ad influenzare in maniera significativa le azioni degli attori. Qualora questi ultimi decidessero di non conformarsi alla realtà nella quale agiscono e si muovono, saranno condannati alla sconfitta. Quindi per Waltz il compito degli attori politici è garantire la sopravvivenza dello stato.
Rafforza il concetto di sistema internazionale, fonda la sua teoria politica su questo livello – il terzo – lasciando fuori tutto il resto (la natura umana non ha nessun ruolo e lo stesso vale per la composizione interna degli Stati).
Spiegare la politica estera di un paese è molto complicato a causa dei numerosi fattori che concorrono al suo sviluppo e non è ciò che Waltz è intenzionato a fare. Suo interesse e compito che si prefigge con quest’opera è la definizione di una politica internazionale e della guerra in generale, nelle loro varie forme ed accezioni.
Obiettivo di Waltz era la comprensione del motivo scatenante dei conflitti nella storia dell’umanità, individuandola nella natura anarchica del sistema internazionale. In questo libro amplia la sua teoria, introducendo il concetto di balance of power (equilibrio della potenza). Gli stati sono naturalmente portati alla ricerca di un equilibrio politico.
Agendo all’interno di un sistema politico anarchico (assenza di autorità), in cui gli stati sono i protagonisti della politica, il cui compito è la garanzia della sopravvivenza dello stato, saranno naturalmente portati ad agire e ad adottare politiche che possano garantire questo fine. Ovvero saranno indirizzati verso il raggiungimento dell’Equilibrio (di potenza).
Seguendo questa dottrina non potrà esserci una predominanza di uno stato sugli altri, anzi nel caso ve ne fosse sarebbe controproducente perché provocherebe un’immediata reazione da parte degli altri attori internazionale per ristabilire lo status quo.
Da questo assunto si articola il pensiero degli altri realisti secondo cui una politica egemonica degli Stati Uniti, alla lunga potrebbe essere controproducente per gli Stati Uniti stessi.
Kenenth Waltz balzò all’onore delle cronache per un articolo – apparso nel luglio del 2012 – pubblicato sulla più importante rivista di politica internazionale Foreign Affairs; nel suo articolo affermava che lo stato iraniano dotato di armamento atomico sarebbe stato “il miglior risultato possibile” per la stabilità e la garanzia di pace del Medio e Vicino Oriente.
“Il monopolio nucleare regionale di Israele, che si è rivelato notevolmente solido negli ultimi quattro decenni, ha alimentato a lungo l’instabilità in Medio Oriente. […] Ciò che ha contribuito maggiormente alla crisi attuale è l’arsenale nucleare israeliano e non la brama dell’Iran di averne uno […] In effetti, riducendo gli squilibri nella forza militare, in genere i nuovi stati nucleari creano una maggiore stabilità regionale e internazionale, e non una stabilità minore […]. Se l’Iran avesse l’arma nucleare, Israele e l’Iran sarebbero un deterrente l’uno per l’altra, come fanno sempre le potenze nucleari. Non c’è mai stata una guerra su vasta scala fra due Paesi dotati di armi nucleari. Una volta che l’Iran varcherà la soglia nucleare, sarà applicata la deterrenza, anche se l’arsenale iraniano è relativamente esiguo. La storia mostra che quando i paesi fabbricano la bomba nucleare, si sentono sempre più vulnerabili e diventano fortemente consapevoli che le loro armi nucleari li rendono un potenziale bersaglio agli occhi delle maggiori potenze. […] La Cina maoista, ad esempio, è diventata molto meno bellicosa dopo aver acquisito le armi nucleari nel 1964, e l’India e il Pakistan sono entrambi più cauti da quando hanno il nucleare”.
Questa tesi ardita la articola su tre punti: la politica delle sanzioni non saranno in grado di dare risultati tangibili perché la storia insegna che un paese allorché sia minacciato per difendere il suo territorio, voglia elevare il suo status a potenza nucleare le sanzioni non danno mai risultati; producono l’effetto contrario di far sentire il paese chiuso all’interno di una morsa ed accelerano il processo di acquisizione di armamenti nucleari. L’Iran potrebbe acquisire un sistema avanzato per la costruzione di un arsenale nucleare senza per questo volere necessariamente costruire un ordigno.
Il fatto però di avere delle strutture in grado di poterle assemblare in breve tempo potrebbe costituire un buon sistema di deterrenza.
Un’eventuale azione armata di Israele per garantirsi la leadership nucleare regionale, può servire nel breve periodo, ma è controproducente nel lungo. La serie di attacchi israeliani hanno provocato la reazione dei paesi arabi della regione, che hanno dato il via ad una serie di iniziative. Una è appunto lo scudo atomico. Il rischio di una proliferazione nucleare nella regione secondo Waltz è illegittimo ed il fatto che l’Iran sia la sola seconda potenza emersa a partire dal 1945 dimostra che la proliferazione è un processo lento, non una corsa disperata agli armamenti.
Nel 1991 Pakistan e India si accordarono per evitare, anche in caso di escalation bellica, di colpire i rispettivi siti nucleari. Iran e Israele, prevede Waltz, faranno lo stesso.
Dunque nuovamente Waltz introduce il concetto di equilibrio delle forze per motivare la sua politica: il fatto che il solo Israele possieda un monopolio regionale del nucleare è più pericoloso e indesiderabile che non il fatto che l’Iran divenga un secondo stato nucleare nella regione. Israele sottoposto alla deterrenza dell’Iran contribuisce alla pace e alla sicurezza della regione.

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