La recensione di oggi: COME UN TUONO di Derek Cianfrance – di Michele Iovine

E’ sicuramente un film interessante la nuova pellicola di Derek Cianfrance che lavora con due degli attori più valorizzati e presenti sul grande schermo degli ultimi anni, come Ryan Gosling, già interprete del suo precedente lungometraggio e Bradley Cooper che dimostra sempre più di essere all’altezza anche di interpretare ruoli fortemente drammatici come questo. Tutto, a partire dalla locandina del film, ci fa presupporre di assistere ad un thriller ad alto tasso adrenalinico sulla falsa riga dell’acclamato “Drive” di cui lo stesso Gosling era stato interprete. L’atmosfera è sicuramente quella, cupa, lugubre, con spettacolari e realistiche scene d’azione che aumentano il ritmo. In realtà il film è molto più complesso e assistiamo non ad una sola storia, ma a ben tre narrazioni, ognuna figlia di quella precedente che si sviluppano in un arco temporale di quindici anni.
Il protagonista iniziale è Gosling che interpreta uno stuntman di motociclette che arrivato durante il suo show in un paese di provincia incontra una sua vecchia fiamma dalla quale scopre di aver avuto un bambino da una relazione passata. Prova a riallacciare un legame con la sua compagna, a formare una famiglia e cerca di provvedere al loro sostentamento rapinando banche; finisce però ammazzato in uno scontro a fuoco con un poliziotto dopo una rapina. La storia si concentra quindi adesso sulla figura di questo agente diventato un eroe malinconico che si è reso responsabile dell’uccisione si di un criminale, ma anche di un padre che ha lasciato suo figlio orfano, ma ancora una volta Cianfrance, dopo aver eliminato quello che credevamo essere il protagonista principale, ci sorprende, inserendo un nucleo narrativo del tutto diverso, staccandosi, almeno apparentemente, dal filone principale, si parla infatti adesso di corruzione nella polizia e della scalata al potere di questo agente che denuncia il malaffare solo per potersi costruire una carriera politica. Si cambia ancora e si arriva alla terza narrazione che si riallaccia alla prima. Sono passati quindici anni e il figlio di Avery Cross, l’agente di polizia e di Ryan Gosling si incontrano per caso al liceo. Entrambi non sono altro che una proiezione dei loro padri, chi in un modo chi nell’altro, due adolescenti sulla strada della criminalità che dopo aver stretto amicizia giungono allo scontro finale, fino ad arrivare poi alla resa dei conti tra il figlio orfano e l’assassinio di suo padre che chiude il cerchio degli eventi.
Il regista spiazza fin troppe volte con continui cambi di direzione, facendo credere allo spettatore di assistere ad un certo tipo di storia, per poi disorientarlo raccontando un’altra vicenda che sembra discostarsi del tutto da quello che ci è stato mostrato prima e ricondurlo infine sulla strada principale dalla quale aveva iniziato e così tutto si ricollega. Una struttura narrativa a matrioska dove ogni storia ne contiene al suo interno un’altra, partorita dalle conseguenze di quella precedente. Indubbiamente Cianfrance si rifà alla cinematografia noir affrontando i temi più cari a quel genere, su tutti quelli dell’ineluttabilità del destino e del fantasma del passato che ritorna sempre sulla strada di colui che ha fatto di tutto per cercare d’intraprenderne un’altra, pensando di aver chiuso una volta per tutte i conti con il suo vissuto precedente, quando sa benissimo che però non è così. Il passato non chiude mai i conti con i propri interpreti se la verità è stata celata.
Il film non è esente da difetti, l’eccessivo virtuosismo di scrittura finisce infatti per apparire in certi punti un esercizio di stile un po’ fine a se stesso che invece di far proseguire la storia dritta sui binari gli fa compiere un percorso eccessivamente lungo e stagnante che penalizza indubbiamente la vicenda da un punto di vista emotivo. Ecco, forse quello che manca al film è proprio la capacità di emozionare con continuità e questo è sicuramente dovuto al cambio repentino e troppo abusato dei personaggi e delle dinamiche della storia che finisce per non dare né tempo, né spazio allo spettatore per amare nessuno dei protagonisti sullo schermo. Al netto però delle sue mancanze e dei suoi difetti il film è sicuramente un esempio fulgido di grande scrittura cinematografica e non c’è dubbio che valutando la pellicola nel suo complesso sia chiaro come di fronte a film come questi si può tranquillamente parlare di Cinema, con la C maiuscola per l’appunto.ComeUnTuonoRecensioneInAnteprima (1)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...