STOP ALLA PROLIFERAZIONE NUCLEARE. LA FIRMA DEGLI ACCORDI SALT – di Filippo Secciani

Non poche volte il mondo si è trovato di fronte allo spettro di un conflitto nucleare. nucl1Probabilmente la circostanza più drammatica fu quella che scoppiò con la cosiddetta “crisi dei missili” di Cuba che iniziò il 15 ottobre 1962, che vide contrapporsi da una parte la presidenza dei fratelli Kennedy e dell’altra il blocco sovietico guidato da Krusciov. Per tredici giorni si è sfiorato il conflitto atomico, ma alla fine il buon senso e gli accordi politici ci hanno salvato dalla catastrofe.
Sebbene un eventuale conflitto atomico fosse distruttivo per l’intero mondo e le due superpotenze fossero perfettamente in grado di provocarlo, era ancora l’Unione Sovietica a soffrire un forte gap militare. Con il pantano vietnamita, le crisi economiche che colpirono l’occidente e non di meno l’impulso alla grande industria statalista sovietica, questa differenza di armamenti la controparte si andò affievolendo sempre più fino a raggiungere un’equivalenza di potenziale militare. Per cui, soprattuto nel corso del segretariato di Kissinger, le due super potenze si adoperarono per la guida del mondo fondata sulla diplomazia e l’azione di concerto piuttosto che proseguire lungo la poco fruttuosa strada delle tensioni politico-militari.
Sotto la presidenza Johnson fu firmato il primo Trattato di non proliferazione degli armamenti nucleari nel 1968. Questi accordi furono il risultato dell’iniziativa diplomatica messa in essere dalle Nazioni Unite già nel 1961 per l’elaborazione di un trattato sulle armi atomiche.
Come se non bastasse nel “1964 aveva avuto luogo il primo esperimento nucleare cinese e ciò era sufficiente a smuovere la diplomazia sovietica”1. A contribuire alla firma da parte sovietica contribuirono non poco le tensioni tra la Cina e Mosca.
Krusciov fu così costretto non solo a guardarsi dalla minaccia delle forze dell’occidente, ma da adesso in poi anche dalla Cina che non solo rischiava di destabilizzare geopoliticamente la regione – la sua presenza era in grado di modificare gli assetti strategici asiatici – ma allo stesso tempo minacciava la supremazia comunista sovietica incrinando il suo ruolo di leadership politica, se non mondialmente, sicuramente localmente.
Da parte americana questo conflitto fu visto come un’opportunità per la riapertura del dialogo con la Cina maoista, in funzione anti sovietica (la cosiddetta diplomazia triangolare del Segretario americano Henry Kissinger tra il 1969 ed il 1972).
All’interno della Nato (1965) si abbandonò l’ipotesi di creare una multiforza nucleare, composta da Stati Uniti, Francia ed eventualmente la Germania occidentale, in favore della formazione di “un organo di consultazione”2 che di concerto avrebbe dovuto valutare l’eventualità dell’uso di armamenti nucleari.
Ben presto il progetto di una forza di deterrenza multilaterale atomica occidentale naufragò, ma aprì la strada ad Unione Sovietica e Stati Uniti per la possibilità di accordi bilaterale sul tema atomico.
Già nel 1967 gli appelli del presidente Johnson spinsero verso un approccio distensivo e diretto al dialogo, piuttosto che al confronto armato tra le due superpotenze.
A premere per la prima direzione contribuì anche il discorso che il Segretario di Stato americano McNamara, il quale elaborò la dottrina della risposta flessibile (ovvero una risposta all’azione nemica con mezzi proporzionati), tenne a San Francisco nel mese di settembre del 1967, nel quale sì riconobbe la superiorità tecnologica nucleare americana, ma allo stesso tempo non nascondeva il pericolo che questo gap potesse provocare per la corsa all’atomica militare; a questo proposito introdusse il concetto della distruzione mutua assicurata (mutual assured destruction) per enfatizzarne il pericolo.
Lo stesso segretario “intendeva limitare la gara missilistica e proporne la sostituzione con la ricerca di una semplificazione nella costruzione del numero dei vettori mediante la fabbricazione di missili a testata multipla (i MIRV, cioè Multiple Indipendently-target Re-entry Vehicles, testate multiple con bersaglio indipendente)”3.
Allo stesso tempo fu ripresa la questione degli ABM – i missili antimissile – che avrebbero potuto (stante l’elevatissimo costo di produzione) assicurare la totale copertura contro il lancio di missili nucleari da parte dell’avversario.
Come detto il 1 luglio del 1968 i due leader favorirono la stipulazione in seno alle Nazioni Unite del Trattato per la Non Proliferazione Nucleare (TPN): le due superpowers si impegnavano affinché non venissero trasferite armi atomiche in paesi che non le possedessero, nonché la rinuncia di questi ultimi alla loro intenzione di possesso.
Di fatto l’accordo poneva in una posizione di predominanza le due forze nucleari. “Gli americani rinunciavano per sempre al riarmo atomico della Germania in cambio della condanna sovietica al riarmo atomico cinese”4.
Fu solo con la firma di questo preliminare trattato che l’Urss iniziò a prendere seriamente in considerazione la proposta di distensione dell’establishment americano. L’accordo firmato nel 1968 entrerà in vigore due anni dopo. In definitiva distingueva tra gli stati che avessero eseguito test atomici prima del 1967 e stati che non lo avessero fatto. I primi erano autorizzati alla conservazione del loro armamento strategico, mentre ai secondi fu fatto divieto. Si creava così un monopolio sovietico ed americano della potenza nucleare.
Il 1968 fu anche l’anno dell’elezione alla presidenza americana del repubblicano Nixon e il processo di distensione poté proseguire con maggiore forza. Il progetto era di sostituire alla minaccia armata una forma di dialogo diplomatico per sopperire agli alti costi economici che la corsa agli armamenti produceva.
“All’indomani degli accordi SALT 1, i sovietici dovettero piegarsi alla constatazione che la distensione […] non aveva efficacia a senso unico e a favore dell’Urss, ma ne aveva nel senso di costringere l’Urss ad accettare di sostituire alla coesistenza competitiva una gara nella quale ciascuno avrebbe fatto valere le proprie risorse, ma nella quale i Sovietici finirono per rivelare la fragilità strutturale del loro sistema”5. nucl
Quando il presidente Nixon nel 1972 compì il suo viaggio a Mosca – storico perché fu il primo compiuto da un presidente americano in territorio sovietico – per incontrare il segretario Breznev era già nell’aria la certezza della conclusione degli accordi, tuttavia “dopo gli accordi SALT è leggermente aumentata la corsa agli armamenti”6.
Con il trattato SALT (Strategic Arms Limitation Talks) firmato a Mosca il 27 maggio non aveva preso ancora il via un effettivo disarmo, ma ebbe tuttavia il merito di porre un limite alla corsa sfrenata alla supremazia nucleare strategica; infatti non si proponeva una diminuzione degli armamenti, ma garantì l’impegno dei due paesi per non aumentare il numero degli ICBM (missili intercontinentali) e degli ABM (missili antimissile) già presenti nei loro arsenali .
Successivamente gli accordi proseguirono con gli accordi SALT 2 tra il 1972 giorno dell’avvio dei negoziati a Ginevra e la data della firma, il 18 giugno 1979.
Gli incontri tra le due parti si arenarono ben presto. Ma alla fine si riuscì a giungere all’accordo tra le parti con la firma tra il presidente democratico Carter ed il segretario Breznev.
Il SALT 2 fu il primo accordo che “effettivamente” obbligò alla riduzione del numero di armamenti nucleari tattici: “il SALT 2 pone per entrambe le parti un limite massimo al numero di vettori con testate multiple pari a 1200, per quei sistemi d’arma inclusi nel trattato. Come conseguenza dei queste limitazioni”7 e bandiva tutti i programmi per una produzione di nuovi sistemi di missili. Il trattato SALT vieto lo sviluppo e la produzione di ogni nuovo programma missilistico, inteso come un qualunque nuovo missile che abbia un parametro chiave migliore del 5% rispetto ai missili fino a quel momento dispiegati.
La ratifica statunitense alla fine non avvenne per via della richiesta presidenziale al Congresso di rimandare la firma (3 gennaio 1980) come risposta all’invasione sovietica dell’Afganistan. Anche l’Unione Sovietica ebbe modo di manifestare la propria insoddisfazione a causa del dispiegamento NATO nel dicembre 1979 di 108 missili Pershing 2 e di 464 missili americani Cruise in Europa, per la precisione Germani occidentale, Italia e Gran Bretagna (Euromissili).
Nonostante questi mezzi passi falsi il processo di disarmo proseguirà per tutti gli anni ottanta con la firma dei trattati START e la prima metà degli anni novanta con accordi bilaterali tra gli Stati Uniti e le neonate repubbliche ex sovietiche.
NOTE:
1) E. di Nolfo; Storia delle Relazioni Internazionali; Laterza; 2008.
2) Ibidem
3) Ibidem
5) Ibidem
4) Ibidem
6) G. di Ferraro; Scienza e Disarmo; Dedalo; 1980
7) Archivio disarmo; Armamenti e disarmo oggi. Rapporto Sipri 1985; Dedalo; 1993
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