Un artista al mase: GLI IRRIPETIBILI ANNI SESSANTA DI MARIO SCHIFANO – di Michele Piattellini

schifano

“Gli anni sessanta sono io”. Con questa celebre frase di Mario Schifano possiamo iniziare a parlare dello straordinario percorso artistico dell’ultimo grande dell’arte italiana. Nato ad Homs ma formatosi culturalmente a Roma, prima insieme al padre noto restauratore, poi come autodidatta, Mario Schifano è stato veramente gli anni sessanta. Fin da giovanissimo è attratto dalla nuova cultura del consumismo che sta via via imponendosi. Cartelloni pubblicitari, immagine di grandi marchi come le Coca Cola o la Esso vengono riprodotti da Schifano in grandi tele. Oltre a questa produzione, di facile lettura e comprensione, Schifano crea anche grandi superfici monocrome, ultimo tentativo di azzeramento dell’arte per provare a riscriverla, con nuovi simboli, nuovi eroi. Fondamentale in questa sua fase di crescita artistica è stata senza dubbio la figura del gallerista Plinio De Martiis che espone le suo opere e quelle degli altri giovani protagonisti della pop, Angeli, Festa, Mambor, accanto ai piu’ acclamati Magnelli e Perilli. Mario Schifano diventa una star. Purtroppo al crescente successo di critica e di pubblico fa da contraltare una vita privata sregolata e il consumo, enorme,di cocaina. “Quando un funzionario della finanza vuole farsi pubblicità viene a casa mia ad arrestarmi”; le detenzioni si susseguono e con esse un lungo periodo di depressione e di crisi creativa che attraverserà tutti gli anni settanta. Nonostante tutto questo, meritano di essere ricordati i cicli dei Paesaggi anemici e delle Oasi. Con i primi Schifano vuole denunciare l’anemia del pensiero che gravi danni provoca a quello che invece dovrebbe essere il nostro bene piu’ prezioso: il paesaggio. Le oasi sono invece il rifugio delle coscienza dall’incalzante e opprimente barbarie della vita quotidiana. Negli anni ottanta fortunatamente Schifano vive una nuova primavera artistica ed umana dovuta in modo particolare alla nascita del figlio Marco Giuseppe. In questo clima tornato finalmente positivo arriverà pero’ la tragica notizia della scomparsa dell’amico fraterno Tano Festa che turberà non poco il faticoso equilibrio raggiunto. Gli anni novanta, infine, sono quelli delle ultime sperimentazioni: tele computerizzate e fotografia che daranno nuova veste alla pittura d’azione di Schifano. Nel gennaio del 1998 Mario Schifano muore lasciando un vuoto incolmabile in tutti noi che l’abbiamo amato. Muore solo come uomo pero’, poiche’ le sue straordinarie creazioni rimarranno per sempre nella storia dell’arte universale. Adesso me lo immagino in cielo insieme alle sue tele, ai pennelli, ai colori e alle spatole perchè se è vero che il “Puma” ha perso la pelle di certo non ha perso lo scatto.

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