CARL GUSTAV JUNG E DIO – di Fausto Jannaccone

JUNG

Tra i più autorevoli psicoterapeuti del Novecento, nella più giovane età Carl Gustav Jung fu vittima di allucinazioni e fantasie. Nelle sue memorie ricorda il trauma che provò quando, dodicenne devoto, volgendo lo sguardo in alto in un pomeriggio di sole, vide nel cielo dio, assiso in trono, defecare sulla cattedrale di Basilea, riducendone il tetto in frantumi.

Questa visione, che anni dopo Jung interpretò come la prova di un Dio vivo e vitale, indipendente dall’autorità formale della Bibbia e della Chiesa, ebbe su di lui un effetto duraturo. Allontanatosi dalla dottrina del padre, pastore protestante, Jung coltivò il suo interesse per lo spiritualismo e si convinse che solo consentendo a tali “abomini” di entrare nei suoi pensieri avrebbe potuto sperimentare la grazia di Dio.

(da IL PALAZZO ENCICLOPEDICO – Biennale Arte 2013 – Venezia)

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