PILLOLE D’ARTE: LA RESURREZIONE DI CRISTO – di Michele Piattellini

ResurrectionAlla meta’ del quattrocento Piero della Francesca comincia i lavori per un grande affresco nella sua San Sepolcro. L’opera era la Resurrezione di Cristo ed è a tutti gli effetti uno dei capolavori del Rinascimento italiano. In una campagna a metà rigogliosa e nell’altra distrutta un uomo si impone sopra un architettura classica. L’uomo è Gesù Cristo, unico ad aver vinto la morte che, come un condottiero, alza al cielo il vessillo simbolo di trionfo. Ai suoi piedi, inermi, i soldati sconfitti che dormono ignari del miracolo verificatosi a pochi passi da loro. La straordinaria composizione geometrica, con un triangolo che va a crearsi tra la pietra e la testa di Cristo, rappresenta la nuova sensibilità naturalistica della pittura. Il paesaggio è veritiero, le figure possenti come statue occupano uno spazio concreto nell’immagine. Tutto è ragione nella pittura di Piero. Tutto, tranne che l’inspiegabile miracolo della morte e resurrezione.

Annunci

TANTO PER DIRE: IL VOLO PINDARICO – di Fausto Jannaccone

Pindaro è stato un grande poeta dell’antica Grecia.Pindar_statue

Nacque nel 518 a C in Beozia, a Cinoscefale, vicino Tebe, e morì nel 438 ad Argo. Discendente di un’antica nobile famiglia, riceve un’importante educazione musicale e letteraria, che lo vuole tra gli altri allievi ad Atene di Apollodoro ed Agatocle. Le vicende belliche che animarono la Grecia lo spinsero verso la Sicilia, ad Agrigento prima, e Siracusa poi, ed in quel periodo entrò in contatto con le dottrine pitagoriche, che arricchirono il suo credo religioso di sfumature misteriche.
Dei lirici greci è l’unico di cui si siano tramandati interi libri di carmi, del genere epinicio, nel quale si riconobbe l’espressione più alta e caratteristica del suo genio poetico.
Per Orazio la sua poesia è da considerarsi inimitabile, e nonostante alcuni critici abbiano tentato di ridimensionarla, tacciandolo di eccessiva adulazione nei confronti di coloro per i quali i versi erano composti, è altresì innegabile l’oggettiva grandezza di una lirica che quasi in ogni sua parte tende al sublime e le cui immagini potentissime l’hanno resa celebre.
L’immagine pindarica si esprime con improvvisi scarti ed illuminazioni, cariche di significati pittorici e plastici, apparentemente incuranti di una necessaria coesione logica, che arricchiscono il testo di una particolare carica di tensione; tuttavia l’armonia dell’insieme è raggiunta attraverso la costanza dei motivi interiori fondamentali.
A questi voli poetici, o appunto voli pindarici risale il celebre modo di dire, volto ora a significare la capacità di saltare da un argomento ad un altro, di fare repentine svolte logiche, passaggi arditi ed improvvisi.

“Come l’acqua è il più prezioso di tutti gli elementi,
come l’oro ha più valore di ogni altro bene,
come il sole splende più brillante di ogni altra stella,
così splende Olimpia, mettendo in ombra tutti gli altri giochi”

Un aneddoto ci testimonia la grandezza di Pindaro: si narra che quando Alessandro Magno rase al suole Tebe nel 335 a C, ordinò che sola fosse risparmiata la casa dove si diceva fosse vissuto il poeta, in onore al significato che i suoi versi avevano per il popolo greco.