CHE CORRELAZIONE C’E’ TRA I PIRATI ED IL TEMPO DI DOMANI? – di Ferruccio Palazzesi

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“I maiali erano abbastanza graditi, perché prevedevano i mutamenti climatici. Se caracollavano sghembi, in preda al mal di mare, lasciavano presagire tempesta. Se invece si aggiravano quieti, il tempo sarebbe stato favorevole.”
Cartagena. Gli Ultimi della Tortuga. V. Evangelisti

Da questa frase, presa dal romanzo “Cartagena” di Valerio Evangelisti, si intuisce abbastanza bene quali potessero essere le conoscenze del meteo e dei cambiamenti climatici dei pirati del XVIII secolo.

Eppure se andiamo a vedere il grafico sottostante non sembra che sia veramente così.

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Esso, infatti, mette in correlazione il numero approssimato dei pirati, lungo l’asse delle ascisse, con la variazione della temperatura media globale, lungo l’asse delle coordinate.

Questo andamento venne “osservato” per la prima volta da Bobby Henderson, il profeta del Pastafarianesimo, religione parodistica che si prende burla degli altri credi.

Il grafico mostra che dal 1820 al 2000 si é verificata una notevole diminuzione del numero dei pirati nel mondo, mentre, sempre nello stesso periodo, c’é stato un sensibile aumento della temperatura media globale. Tale correlazione sembra quindi indicare che il riscaldamento globale sia dovuto alla mancanza di pirati. Ripopoliamo, allora, il mare di pirati e risolveremo questo annoso problema che attanaglia il nostro pianeta, le nostre esistenze e quelle delle future generazioni!

Tutto ciò é, ovviamente, completamente sbagliato…ma é un ottimo esempio di ciò che si può fare con dati, statistica e ignoranza delle persone. Le correlazioni, anche tra grandezze completamente scollegate tra di loro, esistono e sono molteplici, ma non bisogna mai perdere di vista il fenomeno “causa-effetto”. Esso ci permette di distinguere tra correlazione  e causalità. In sostanza (e sai che novità), bisogna sempre ragionare e contestualizzare ciò che leggiamo e sentiamo.

In questo mondo di social network, giornali online, agenzie ansa, televisioni ecc.. siamo infatti quotidianamente bombardati da dati e statistiche, ma non tutte queste informazioni devono essere considerate utili e importanti. Basta una sana e normale mente razionale per aiutare ad evitare conclusioni scellerate e inutili allarmismi.

Cosa che invece, per esempio, prontamente avvenne nel caso della scoperta di tracce di cocaina nell’aria di Roma.

Nel giugno del 2007, infatti, i giornali portarono sulle prime pagine la ricerca effettuata dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) sulla qualità dell’aria di Roma. In questa analisi si affermava che erano stati trovati 0.05 nanogrammi di cocaina medi per metro cubo di aria della capitale. Vi potete ovviamente immaginare i titoli allarmistici dei giornali (“Per sniffare basta respirare” ecc..) e successivo coinvolgimento soprattutto delle fasce più deboli, quali bambini e anziani. Per fortuna, qualcuno dalla mente un po’ più scientifica, come per esempio Marco Cattaneo direttore del giornale “Le Scienze”, decise di leggere la ricerca pubblicata e spiegarne meglio i risultati in essa contenuti. La quantità di cocaina trovata nell’aria della città eterna, infatti, era una quantità microscopica e di nessun interesse sanitario. Tanto per far capire meglio anche ai non addetti ai lavori, come scrisse Cattaneo nel suo blog, era come se un ottantesimo di un cucchiaino da caffè di cocaina fosse stato distribuito su tutta, e ripeto tutta, l’aria di Roma. La notizia con calma si sgonfiò, ma l’allarmismo nella coscienza popolare di tutti ormai si era sedimentato.

Mi rivolgono, quindi, ad ognuno di voi, non é mai facile distinguere quando si verificano degli eventi, capire se uno é la causa diretta dell’altro o se invece entrambi seguono uno schema simile per motivi diversi, ma per favore non pensate che il gelato faccia abbronzare..la “colpa” é dell’estate.

P.s. Volevo dedicare questo articolo al Prof. Carlo Gaggi, insegnante universitario di Ecologia ed Ecotossicologia, uno dei primi professori che ci insegnò a capire le cose, prima che i libri

W.A. MOZART, DON GIOVANNI

La commissione del Don Giovanni che giunse a Mozart da Praga fu un effetto diretto della trionfale prima de Le nozze di Figaro del dicembre 1786, sette mesi dopo il suo debutto viennese. La scelta del soggetto, operata insieme al suo librettista Da Ponte, cadde su Don Juan – libertino spagnolo condannato a bruciare all’inferno per il suo rifiuto di abbandonare una condotta dissoluta – e rinvigorì la tradizione teatrale seicentesca del drammaturgo iberico Tirso da Molina. Il materiale drammaturgico del Don Giovanni fu tratto da un libretto di Giovanni Bertati di poco precedente, rielaborato da Da Ponte. In realtà il canovaccio venne ampliato considerevolmente: l’omicidio in apertura e l’epilogo soprannaturale rendono il contenuto tutt’altro che “comico”.

Considerato uno dei  vertici della composizione operistica, il Don Giovanni richiama alla mente la definizione di capolavoro che diede Artur Schnabel: “più grande di quanto lo si possa mai rendere in una rappresentazione”.

IL CAMMINO DI UN UOMO – di Michele Masotti

Perché la divina Commedia suscita questo fascino immutato? Oltre alla bellezza estetico-letteraria e al contenuto dell’incredibile “fiaba” narrata c’è evidentemente dell’altro. Altro che attiene al concreto e al simbolico al tempo, allo storico e al perennemente attuale. La parabola del “ghibellin fuggiasco” rispecchia difatti noi stessi, che leggiamo senza troppi sforzi nel suo smarrimento tratti del nostro, dell’uomo comune. Ha dunque una sua attualità esistenziale poiché nel suo viaggio catartico, quand’anche fantastico, egli esplora ogni possibilità e ogni dimensione del reale, del privato e del collettivo. Il capolavoro del poeta tratta le nostre miserie, i vizi di ognuno, le sconfitte storiche e quelle di tutti i giorni, cadute e risalite, invito all’elevazione e alla conoscenza, a partire da quella interiore. dantedorèE all’interno del suo viaggio, oltre alla descrizione delle miserie del mondo e dell’oltremondo, diversi questi ma complementari, egli mette a nudo tutta la propria fragilità, scegliendo di vivere e di agire da uomo semplice, traslando i fatti salienti della propria esistenza in una volontà di rinascita tramite l’amore. L’autore del cammino, del calvario di conoscenza e resurrezione non è difatti un eletto, un profeta, un santo, ma uno di noi raccolto nel proprio smarrimento e dibattuto tra mille contraddizioni. Calandosi di girone in girone, di Bolgia in Bolgia Dante fa calare egli stesso (e noi con lui) nei recessi dell’Io, laddove tramite gli incontri con le anime perdute possa esservi un’esplorazione interiore che infine inverta il senso di marcia. Ed è per questo forse che scegliamo di trattare proprio l’Inferno, con l’Opera grafica del maestro Enrico Guerrini. Ed è per questo forse che l’Inferno da sempre attrae maggiormente coloro che si confrontano con l’Opera. Non è solo gusto estetico per il genio dantesco che si manifesta nel contrappasso, ma la maggiore capacità di coinvolgimento risiede a ben vedere nella voglia inconscia di squarciare il buio, in una discesa che appare senza fine ma che, si sa, ha poi in sé la possibilità di “riveder le stelle”. In questa magnifica metafora dunque Dante si spoglia di sé, delle passioni furiose, della bramosia di potere politico, persino (momentaneamente) della conoscenza. E così invita noi a fare lo stesso. Egli è solo un uomo, dicevamo, ma un uomo in marcia che cerca di cogliere ed apprendere ogni sfumatura del proprio cammino. Qui sta la propria umiltà e la propria dignità; senza l’altezza del teologo, solo con la sua poesia. Non è un caso che i suoi “salvatori” siano il poeta pagano tanto venerato e Beatrice, musa amata dalla giovinezza. La forza della divina Commedia è in tutto e per tutto in questa dialettica: essere fatto prettamente personale ma dove ognuno può facilmente specchiarsi; essere cammino determinato storicamente da fatti e persone, dove la Storia d’Europa entra per la prima volta in modo prepotente nella Letteratura e allo stesso tempo un qualcosa di perennemente attualizzabile. Essere indagine drammatica sulle miserie umane e insieme il più grande romanzo d’amore d’ogni tempo. In una bellezza e voglia di vita che muove un viaggio straordinario che smarrisce ma concede infine il ritorno a casa.

“Diffusion in a periodic Lorentz Gas” Journal of Statistical Physics, 1987, 48 (3-4): 709-726. Autori: Moran B., Hoover W.G. e Bestiale S. – di Ferruccio Palazzesi

Perché questo titolo? Di che cosa parla l’articolo scientifico menzionato? Cosa é il Gas Lorentziano? Ma soprattutto chi sono gli autori? Prima di raccontare questo nuovo aneddoto sul mondo scientifico, devo fare una breve introduzione sul funzionamento del meccanismo delle pubblicazioni scientifiche. La carriera, e quindi la vita lavorativa di uno scienziato, si misura in base alle pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate. E’ importante sia per il numero di ricerche condotte, ma anche, e mi piacerebbe dire soprattutto ma non sempre é così, per la qualità. Il sistema per accedere a queste riviste é un po’ complesso. Facciamo un esempio. Uno o più ricercatori lavorando su un progetto arrivano a scoprire/capire qualcosa che ritengono interessante per la comunità scientifica e quindi decidono di riassumere i loro risultati in un articolo di lunghezza variabile (dalle 3 alle 10 o più pagine). Una volta terminato questo lavoro, inviano la loro ricerca ad una rivista scientifica, il cui campo di interesse sia inerente con quanto appena scoperto. L’editore della rivista (editor), se ritiene l’articolo interessante, manda questo testo a due o più revisori (referees o reviewers) competenti sull’argomento. Quest’ultimi hanno tempo circa un mese, per leggerlo, capirlo e fare le loro critiche e/o apprezzamenti. Una volta finita questa fase, l’editor legge questi commenti e li gira agli autori dello studio. Quest’ultimi hanno circa un mese per rispondere ai commenti e alle richieste dei revisori per vedere il loro articolo pubblicato. La decisione finale spetta pero’ sempre all’editore: leggendo in maniera approfondita le richieste e le risposte, decide se pubblicare o meno tale ricerca. Ovviamente a seconda della rivista, dell’editore e delle risposte dei referees, le modalità e le tempistiche si allungano o cambiano notevolmente. Come magari i più furbi di voi avranno già capito, tutto questo sistema si basa su una cosa fondamentale: la fiducia scientifica. Nessuno infatti può controllare che realmente tutti gli autori abbiano contribuito alla ricerca, nessuno può, inoltre, controllare che lo stesso articolo sia inviato a più giornali e poi venga scelto di pubblicarlo solo nella rivista migliore, ecc…….Ed ecco che qui entra in gioco l’articolo riportato nel titolo. Il terzo nome di questo studio é, infatti, il Professor Bestiale Stronzo. Si proprio così, come se fosse uno scherzo di Bart Simpson. Va detto però che l’articolo é comunque scientificamente molto importante e citato da altre ricerche, e anche la rivista é molto famosa e quotata. Il sopracitato articolo non é comunque l’unico lavoro che questo “noto” Professore, proveniente dall’Universitá di Palermo, Istituto di Studi Avanzati, abbia scritto. Nel suo curriculum, infatti, vanta anche:stronzobestiale

Un libro: “Computer simulation of nonequilibrium processes” Book Editor(s): Schmidt, S.C.; Holmes, N.C. 1988. Autori: Hoover W.G., Moran B., Holian B.L., Posch H.A., BESTIALE, S. – Un altro articolo: “Dense-Fluid Lyapunov Spectra via Constrained Molecular-Dynamics” Journal of Chemical Physics, 1987, 87(11): 6665-6670. Autori: Hoover W.G., Posch H.A., BESTIALE S.

Questo scherzo, perché ovviamente di questo si tratta, é stato ideato nel 1987 da Bill Moran e William G. Hoover (primo e secondo nome del primo articolo riportato), due famosissimi fisici americani e all’epoca, anche se non esistevano social-network e internet, la notizia divenne molto popolare e fece tanto clamore da necessitare una secca smentita da parte dell’Università di Palermo e del CNR Italiano (Consiglio Nazionale delle Ricerche). L’obiettivo di tale burla era quello di dimostrare come tutto questo processo di sottomissione e revisione degli articoli scientifici fosse da ripensare e modificare. Ma la storia di Bestiale S. si tramuta addirittura in leggenda in quanto, subito dopo l’uscita di altri lavori a suo nome, nei corridoi della comunità scientifica si mormorava che il motivo di tale scherzo fosse anche quello di prendere in giro gli scienziati italiani. Quest’ultimi, secondo i due professori americani, avevano infatti la brutta abitudine di aggiungere tanti nomi ai lavori scientifici, anche se molti di essi non avevano minimamente contribuito alla ricerca. Propensione che possiamo affermare essere, senza accuse di campanilismo, non unicamente italiana. Ovviamente dopo lo scandalo provocato da questi articoli, il metodo di revisione e sottomissione degli articoli é……rimasto pressoché immutato. L’unica precauzione che in tempi più recenti é stata presa, é quella di inviare una mail a tutti gli autori del progetto a conferma del fatto che siano reali. Per coloro che fanno ricerca tutti i giorni questa storia é molto satirica nel vero senso della parola: all’inizio fa sorridere, ma poi ripensandoci fa capire quante persone possono sfruttare la fiducia scientifica per i loro personali tornaconti e per fare carriera. Inoltre, per noi neofiti della ricerca scientifica (laureandi, laureati, dottorandi, dottorati), questa storia suona da ulteriore beffa: il sottoscritto ha impiegato una laurea e tre anni di dottorato per raggiungere il numero di pubblicazioni del professore in questione…’sto Stronzo!

 

TANTO PER DIRE: LAPALISSIANO – di Fausto Jannaccone

Monsieur-de-la-PaliceLapalissiano, ovvero di inequivocabile, scontata, evidenza.

E tutto per colpa di Monsieur Jacques II de Chabannes de La Palice, che poi in effetti colpe proprie non ne aveva.

Al seguito di Francesco I, dopo una lunga e fortunata carriera militare, durante l’assedio di Pavia venne colpito a morte.

Per il grande valore del  Maresciallo di Francia e per  l’attaccamento ormai consolidato nei suoi confronti, i suoi uomini proposero questi versi per l’epitaffio da porre sulla sua tomba:

Ci-gît Monsieur de La Palice.

Si il n’était pas mort,

il ferait encore envie”,

che altro non vuol dire che “Qui giace il signor de La Palice. Se non fosse morto, farebbe ancora invidia”.

Se non che col passare degli anni la “f” di “ferait” si tramutò in “s” ed “envie” si divise in due parti divenendo “en vie”: ne venne fuori il nuovo verso “…il serait encore en vie”  che letteralmente significa “sarebbe ancora in vita” dando origine così  a quella scontata banalità da cui scaturirà quindi l’aggettivo “lapalissiano”…

Del resto se non è lapalissiano questo : “se non fosse morto, sarebbe ancora in vita”!

W.A. MOZART, LE NOZZE DI FIGARO

«L’opera buffa italiana è rinata», scrisse Mozart a suo padre nel 1793, «ed è molto popolare… Ora il nostro poeta è un certo “Abbate” Da Ponte [che promette di] scrivere un libretto per me». Questo fu il primo riferimento all’ex sacerdote e poeta veneto con cui Mozart realizzerà opere dal perfetto connubio tra musica e parole. Dalla loro collaborazione scaturirono tre opere – Le nozze di Figaro (1786), Don Giovanni (1789) e Così fan tutte (1790) – che insieme formano un trittico i cui pannelli rappresentano aspetti contigui nell’amore passionale, ciascuno variamente sfumato nei toni della tristezza e del dolore.

La commedia Le nozze di Figaro si svolge presso una famiglia e in una sola folle giornata. Fu un’idea di Mozart stesso quella di scrivere un’opera prendendo spunto dalla nota satira di Beaumarchais e, nonostante vari ostacoli che ne ritardarono la realizzazione, la sua stesura (secondo Da Ponte) richiese solo sei settimane. Una tale rapidità testimonia la straordinaria sensibilità musicale e drammaturgica di Mozart, e la padronanza del linguaggio operistico da parte del librettista. Ad eccezione di due arie del quarto atto, spesso tagliate, nulla è superfluo. Le nozze di Figaro è tra le opere centrali e sempre attuali di tutta l’arte occidentale.

La recensione di oggi: THE BLING RING di Sofia Coppola – di Michele Iovine

film-bling-ringAncora una volta Los Angeles, ancora una volta Hollywood e il suo mondo. Con Sofia Coppola c’eravamo lasciati con il bellissimo “Somewhere”, vincitore del Leone d’oro alla 67a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che ci raccontava la vita piuttosto triste, solitaria e depressa di una star del cinema d’azione, all’interno del famoso Motel Chateau Marmont. “The bling ring” non si discosta poi molto da quest’ultimo film, sia da un punto di vista geografico (la storia è tutta ambientata a Los Angeles) sia per la realtà sociale che descrive. Un gruppo di ragazzini adolescenti, annoiati e in cerca di eccessi, si diverte ad effettuare una serie di incursioni nelle Ville delle star di Hollywood tra Beverly Hills e Bel-Air approfittando dell’assenza dei loro padroni, impegnati sui set o in sfarzosi party in giro per il mondo, per rubare tutto quello che di più prezioso ci può essere: soldi, gioielli, ma anche e soprattutto vestiti, scarpe, borse. Sono dei ladri, ma non tanto di denaro, quanto piuttosto ladri di fama, di visibilità, alla ricerca di quell’esibizionismo che li faccia diventare glamour come le star a cui stanno rubando. Come sempre la Coppola usa il suo stile pulito, asciutto, mono tono, semi-documentaristico, dove non mostra molto, ma dice tanto. In questa sostanziale piattezza narrativa dove tutto procede lungo una linea retta, si nasconde in realtà una descrizione acuminata e dettagliata di un mondo e di uno stile vita che crea una sorta di circolo vizioso. ‘The bling ring’ infatti ci mette di fronte non ad una semplice riflessione sul disagio adolescenziale che sarebbe stata quantomai banale e noiosa, ma piuttosto ci fa scoprire come si generano certe figure che volenti o nolenti, monopolizzano l’attenzione dei media, diventando spesso una notizia e un modello di riferimento per i più giovani. La storia a cui assistiamo non è semplicemente quindi quella di un gruppo di cattivi ragazzi della Los Angeles ‘bene’, ma è in realtà, ad un livello molto più profondo di analisi, la storia di Paris Hilton, di Lindsay Lohan , di come nascono certe icone scandalistiche che proprio grazie alle loro malefatte riescono nel contempo ad avere grande visibilità e a loro modo anche successo. Queste personalità, che sembrano essere descritte all’inizio come le vittime della vicenda, in realtà ne sono le colpevoli, indirettamente sono le responsabili morali di questi episodi, sulle quali ricadono e si ripercuotono, come una sorta di legge del contrappasso, le stesse azioni maldestre ed eccessive di cui sono protagoniste nella loro vita quotidiana. L’importante non è essere dei professionisti nel proprio lavoro, ma fare di tutto per apparire, sfruttando i nuovi metodi di comunicazione come i social network, facebook in particolare, che permette di mostrarsi subito, in tempo reale e peggiori cose si fanno e si commettono, maggiore è l’attenzione e l’importanza che si ottiene. Molto bella a questo proposito la scena finale del film che chiude il cerchio della storia, con una delle ragazzine arrestate per i furti, che durante un’intervista invita ad andare sul suo blog per sapere tutto di lei. Una nuova star è nata!

Nocturna Neuma in Provenzano

nocnemVenerdì 25 ottobre 2013 il coro dell’Associazione Culturale la Spennacchiera porterà il NOCTURNA NEUMA nella Basilica di Provenzano, in occasione dei festeggiamenti per il 402° anniversario della traslazione della Madonna di Provenzano all’interno della chiesa a lei dedicata.

Si rinnova la commistione elettroacustica fra cultura popolare, musica barocca e polifonie medioevali e rinascimentali, in una sorta di viaggio musicale ideato da Francesco Oliveto.

La Spennacchiera presta le proprie voci a tale percorso, proponendo molti dei propri cavalli di battaglia del repertorio stornellistico senese (Maremma Ammara, Nel silenzio della notte, Son cieco, Con te, ecc.) assieme alle altre sonorità che compongono il concerto.

Appuntamento alle ore 21.30 all’interno della Basilica (ingresso libero). Vi aspettiamo numerosi!

 

Mostra Fotografica “PIANTE RARE NELLE AREE PROTETTE DELLA PROVINCIA DI SIENA”

Lunedì 14 alle ore 16.00 si terrà presso l’Accademia dei Fisiocritici di Siena l’inaugurazione della mostra fotografica a carattere scientifico sulle “Piante rare nelle Aree Protette della Provincia di Siena” realizzata da Gianmaria Bonari.gianma

 

“UN DIAMANTE E’ PER SEMPRE” UNA DELLE FRASI PIU’ FAMOSE NELL’INDUSTRIA DEI GIOIELLI – di Ferruccio Palazzesi

Forse non tutti sanno che questo claim pubblicitario contiene un’importante inesattezza dal punto di vista chimico-fisico. Il diamante é un minerale interamente composto da atomi di carbonio organizzati secondo una ben precisa struttura tridimensionale, che ne stabilisce le peculiari caratteristiche estetiche e fisiche. In chimica inorganica si chiama forma allotropica del carbonio. La “disposizione a diamante”, peró, non é la fase più stabile possibile, ma semplicemente quella che si forma per prima a determinate temperature e pressioni. L’organizzazione spaziale energeticamente piú bassa e quindi piú stabile é invece la grafite…quella delle matite! Voglio peró, subito tranquillizzare tutte le donne che in questo momento si stanno preoccupando per l’imminente svalutazione del loro “brillocco”. A condizioni standard, ovvero alla pressione e alla temperatura in cui ci troviamo, la trasformazione del diamante in grafite non avviene. L’energia necessaria, infatti, per rompere i legami per ottenere la fase grafitica é molto elevata: ad esempio, in presenza di ossigeno, il processo ha bisogno di una temperature di circa 700 C per poter avvenire. Un’altra “delusione” per il pubblico femminile puó arrivare dalla spiegazione dei colori che hanno alcune pietre preziose, come per esempio i topazi. Queste gemme da millenni vengono accostate alla forza e alla purezza. Sulla prima simbologia non ho niente da obbiettare (certo ovviamente bisogna crederci), ma la seconda si tratta di una vera e propria castroneria. Queste gemme, infatti, se pure sono totalmente incolori. E’, infatti, l’eventuale presenza di impurità al loro interno, come per esempio altri elementi o difetti nella struttura tridimensionale, che conferiscono a questi minerali una particolare colorazione (blu, rosso, giallo ecc..). Cari fidanzati avete quindi tutte le informazioni utili per inventare delle scuse scientifiche per non regalare anelli e gingilli costosi..al massimo regalate un bel lapis, che quello si che é per sempre!DIAMOND