ADìOS, GRINGO – di Jacopo Rossi

«Chi ha paura, muore un po’ tante volte, chi non ha paura, muore una volta sola». è una frase che appartiene al pantheon dei leit motiv epici, che ci si creda o no. La dicono in tanti, qualche tamarro di periferia se la tatua anche addosso.

Ma soprattutto, nel non troppo lontano 1965, la disse Ringo  allo sceriffo che temeva per la sua sorte. Quel Ringo, nome che dopo quella pellicola avrebbe goduto di una certa popolarità nei western all’italiana, altri non era che Giuliano Gemma, morto ieri sera in un incidente stradale nei pressi della sua Cerveteri.

Gemma era una stella silenziosa del cinema: in molte delle sue interpretazioni: sia nel senso prettamente gossipparo del termine (mai uno scandalo, una fuitina, qualcosa degno dei morbosi onori di cronaca) sia in quello puramente sonoro della pellicola. Pur essendo italiano, romano ma reggiano d’adfozione, classe ’38, venne infatti doppiato in molti suoi film, da Il prezzo del potere a Il deserto dei tartari, passando per i due Ringo (Una pistola per Ringo ed Il ritorno di Ringo, a cui si riferisce la battuta in apertura d’articolo). Non era sua nemmeno la voce di Sonny in Anche gli angeli mangiano i fagioli (Pino Locchi, già doppiatore di Terence Hill) o del sottotenente Giovanni Drogo ne Il deserto dei Tartari.

Ci metteva quindi, bontà sua, poco la voce, ma sempre la faccia, segnata da quello sfregio sullo zigomo sinistro che ha fatto innamorare ammiratrici e registi di tutta Italia. Quella cicatrice era western, irrimediabilmente. E lo riconobbero, tra gli altri, Tessari, Corbucci, Lupo e Valerii, maestri del genere. E Gemma mise mano alle colt in almeno una ventina di film, tra cui spiccano il ridanciano Il bianco, il giallo ed il nero  (tra Eli Wallach e Tomas Milian) ed il poco fortunato Tex contro il Signore degli Abissi  (sì, quel Tex).

Ma non ci sono state solo polvere e cordite a pizzicare le pupille degli spettatori: nella sua lunga e varaiopinta carriera frequentemente gemma ha lasciato Stetson e stivali nel cassetto: agli esordi è stato stuntman  prima, imberbe gondoliere per Dino Risi, centurione in Ben Hur, generale garibaldino per Visconti e titano, sempre per Tessari poi.

Ma, anche quando gli spaghetti western iniziarono a veder scemare ineluttabilmente il loro pubblico, Gemma riuscì a strappare lacrime, brividi e risate: il povero Nino Peralta, il rigido Cesare Mori, il focoso Nardoni e il guascone Sonny e sono solo quattro dei personaggi più celebri a cui prestò il volto negli anni migliori.

Accanto alla carriera di celluloide, terminata l’anno scorso con l’alleniano To Rome with love, è comparso anche in diverse produzioni televisive, come I promessi sposi del trio Lopez-Marchesini-Solenghi.

Raggiunge, per l’ultimo spettacolo, Klaus, Kirk, Rita, Henry, Lee, Ely e Philippe: tutti colleghi con i quali ha lavorato. Per chi resta non rimane che ricordarlo come merita.
Somewhere - Premiere:67th Venice Film Festival

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