EMILA SIRAKOVA, RICOMINCIA LO STUPORE – di Michele Piattellini

Il rinoceronte è da sempre il mio animale preferito. Tanti anni fa, da bambino, ricordo l’eccitazione e l’ansia per quel viaggio a Roma tanto desiderato così da poterne vedere uno in carne ed ossa. Ero convinto che niente al mondo avesse la forza, la maestosità, la bellezza di quell’enorme pachiderma. Mi sbagliavo. Nella stessa giornata, infatti, mio nonno mi accompagnò oltre che allo zoo anche ad ammirare quello straordinario capolavoro che è la Sistina con gli affreschi di Michelangelo. Quel nome era per me oscuro, l’unica cosa a cui potevo associarlo era ad una delle quattro tartarughe ninja del noto cartone animato giapponese. Secondo errore. Mi ritrovai al cospetto del Cristo giudicante con tutta la terribile maestosità di quel gesto atto a decidere le sorti delle anime umane. Ne fui ovviamente folgorato. Molto tempo da allora è passato, eppure nei tanti libri letti, nelle tante spiegazioni storico artistiche, nei tanti quadri e nelle tante mostre visitate ed analizzate mai ho potuto riprovare la stessa sensazione di stupore vissuta quel giorno alla Sistina. Ero oramai rassegnato. Terzo errore. Circa una settimana fa dal momento in cui scrivo, in uno dei miei tanti peripli in libreria, mi imbatto nel testo di Camillo Langone intitolato “Eccellenti pittori”. Incuriosito dall’opportunità di poter sapere chi fossero queste eccellenze sfoglio le pagine e mi imbatto in due immagini associate al nome Emila Sirakova. E’ l’inizio di un nuovo stupore. La Sirakova nata in Bulgaria 29 anni or sono è artista colta, raffinatissima, coraggiosa. La sua matita, perennemente alla ricerca di un coltello che la renda appuntita,riesce ad essere incisiva come una spada e delicata come l’ago di una ricamatrice. Da bambina si trasferisce a Milano e, per uno di quei tramandi tanto cari a Francesco Arcangeli, raccoglie l’eredità del più grande artista lombardo di tutti i tempi: Michelangelo Merisi. Come il Caravaggio metteva in scena i suoi ragazzi e le sue donne di vita, pasoliniano ante litteram , la Sirakova “scolpisce” le sue ragazze non di vita,ma vive, energiche, passionali. In carte come “Il regno sotto la superficie dell’acqua” la Sirakova mostra una donna sommersa in posizione fetale, estrema testimonianza di un arte finalmente sul punto di rinascere a nuova vita. emila sirakova kaliakra 006Scopro con interesse che è anche conoscitrice ed appassionata di poesia e letteratura e che pone Pavese nel suo personalissimo empireo. L’eterno ripetersi di luna e falò nella tradizione contadina è anche quello dell’arte che non dimentica la tradizione degli antichi ma si limita ad aggiornarla e correggerla al proprio personale stile. I soliti noti diranno che non è contemporanea, che per esserlo bisogna gettare i pennelli ed esprimersi solo con i materiali poveri e di scarto. Arte povera dunque ma più che altro povera arte!!!! Vorrei chiedere a questi specialisti delle postulazioni, se credono davvero che Giotto sia meno contemporaneo di un bue squartato o di un crocifisso gettato nell’urina. Li tolgo dall’imbarazzo perchè so benissimo che a loro servono artisti inesistenti da imporre grazie alle loro inutili parole lautamente retribuite. Non sanno che la matita della Sirakova li ucciderà metaforicamente tutti, perchè la grande arte ha da sempre bisogno di poche parole per essere intesa. Concludo ricordando ciò che scrisse il figlio di Balthus a proposito del padre come prefazione alla pubblicazione della monografia sul grande artista. “Questo è un libro di quadri non di parole sui quadri”. Per spiegare Balthus non servivano parole, le sue opere parlavano già abbastanza, per la Sirakova ne basta una: Stupore.

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