La recensione di oggi: THE BLING RING di Sofia Coppola – di Michele Iovine

film-bling-ringAncora una volta Los Angeles, ancora una volta Hollywood e il suo mondo. Con Sofia Coppola c’eravamo lasciati con il bellissimo “Somewhere”, vincitore del Leone d’oro alla 67a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che ci raccontava la vita piuttosto triste, solitaria e depressa di una star del cinema d’azione, all’interno del famoso Motel Chateau Marmont. “The bling ring” non si discosta poi molto da quest’ultimo film, sia da un punto di vista geografico (la storia è tutta ambientata a Los Angeles) sia per la realtà sociale che descrive. Un gruppo di ragazzini adolescenti, annoiati e in cerca di eccessi, si diverte ad effettuare una serie di incursioni nelle Ville delle star di Hollywood tra Beverly Hills e Bel-Air approfittando dell’assenza dei loro padroni, impegnati sui set o in sfarzosi party in giro per il mondo, per rubare tutto quello che di più prezioso ci può essere: soldi, gioielli, ma anche e soprattutto vestiti, scarpe, borse. Sono dei ladri, ma non tanto di denaro, quanto piuttosto ladri di fama, di visibilità, alla ricerca di quell’esibizionismo che li faccia diventare glamour come le star a cui stanno rubando. Come sempre la Coppola usa il suo stile pulito, asciutto, mono tono, semi-documentaristico, dove non mostra molto, ma dice tanto. In questa sostanziale piattezza narrativa dove tutto procede lungo una linea retta, si nasconde in realtà una descrizione acuminata e dettagliata di un mondo e di uno stile vita che crea una sorta di circolo vizioso. ‘The bling ring’ infatti ci mette di fronte non ad una semplice riflessione sul disagio adolescenziale che sarebbe stata quantomai banale e noiosa, ma piuttosto ci fa scoprire come si generano certe figure che volenti o nolenti, monopolizzano l’attenzione dei media, diventando spesso una notizia e un modello di riferimento per i più giovani. La storia a cui assistiamo non è semplicemente quindi quella di un gruppo di cattivi ragazzi della Los Angeles ‘bene’, ma è in realtà, ad un livello molto più profondo di analisi, la storia di Paris Hilton, di Lindsay Lohan , di come nascono certe icone scandalistiche che proprio grazie alle loro malefatte riescono nel contempo ad avere grande visibilità e a loro modo anche successo. Queste personalità, che sembrano essere descritte all’inizio come le vittime della vicenda, in realtà ne sono le colpevoli, indirettamente sono le responsabili morali di questi episodi, sulle quali ricadono e si ripercuotono, come una sorta di legge del contrappasso, le stesse azioni maldestre ed eccessive di cui sono protagoniste nella loro vita quotidiana. L’importante non è essere dei professionisti nel proprio lavoro, ma fare di tutto per apparire, sfruttando i nuovi metodi di comunicazione come i social network, facebook in particolare, che permette di mostrarsi subito, in tempo reale e peggiori cose si fanno e si commettono, maggiore è l’attenzione e l’importanza che si ottiene. Molto bella a questo proposito la scena finale del film che chiude il cerchio della storia, con una delle ragazzine arrestate per i furti, che durante un’intervista invita ad andare sul suo blog per sapere tutto di lei. Una nuova star è nata!

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