“Diffusion in a periodic Lorentz Gas” Journal of Statistical Physics, 1987, 48 (3-4): 709-726. Autori: Moran B., Hoover W.G. e Bestiale S. – di Ferruccio Palazzesi

Perché questo titolo? Di che cosa parla l’articolo scientifico menzionato? Cosa é il Gas Lorentziano? Ma soprattutto chi sono gli autori? Prima di raccontare questo nuovo aneddoto sul mondo scientifico, devo fare una breve introduzione sul funzionamento del meccanismo delle pubblicazioni scientifiche. La carriera, e quindi la vita lavorativa di uno scienziato, si misura in base alle pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate. E’ importante sia per il numero di ricerche condotte, ma anche, e mi piacerebbe dire soprattutto ma non sempre é così, per la qualità. Il sistema per accedere a queste riviste é un po’ complesso. Facciamo un esempio. Uno o più ricercatori lavorando su un progetto arrivano a scoprire/capire qualcosa che ritengono interessante per la comunità scientifica e quindi decidono di riassumere i loro risultati in un articolo di lunghezza variabile (dalle 3 alle 10 o più pagine). Una volta terminato questo lavoro, inviano la loro ricerca ad una rivista scientifica, il cui campo di interesse sia inerente con quanto appena scoperto. L’editore della rivista (editor), se ritiene l’articolo interessante, manda questo testo a due o più revisori (referees o reviewers) competenti sull’argomento. Quest’ultimi hanno tempo circa un mese, per leggerlo, capirlo e fare le loro critiche e/o apprezzamenti. Una volta finita questa fase, l’editor legge questi commenti e li gira agli autori dello studio. Quest’ultimi hanno circa un mese per rispondere ai commenti e alle richieste dei revisori per vedere il loro articolo pubblicato. La decisione finale spetta pero’ sempre all’editore: leggendo in maniera approfondita le richieste e le risposte, decide se pubblicare o meno tale ricerca. Ovviamente a seconda della rivista, dell’editore e delle risposte dei referees, le modalità e le tempistiche si allungano o cambiano notevolmente. Come magari i più furbi di voi avranno già capito, tutto questo sistema si basa su una cosa fondamentale: la fiducia scientifica. Nessuno infatti può controllare che realmente tutti gli autori abbiano contribuito alla ricerca, nessuno può, inoltre, controllare che lo stesso articolo sia inviato a più giornali e poi venga scelto di pubblicarlo solo nella rivista migliore, ecc…….Ed ecco che qui entra in gioco l’articolo riportato nel titolo. Il terzo nome di questo studio é, infatti, il Professor Bestiale Stronzo. Si proprio così, come se fosse uno scherzo di Bart Simpson. Va detto però che l’articolo é comunque scientificamente molto importante e citato da altre ricerche, e anche la rivista é molto famosa e quotata. Il sopracitato articolo non é comunque l’unico lavoro che questo “noto” Professore, proveniente dall’Universitá di Palermo, Istituto di Studi Avanzati, abbia scritto. Nel suo curriculum, infatti, vanta anche:stronzobestiale

Un libro: “Computer simulation of nonequilibrium processes” Book Editor(s): Schmidt, S.C.; Holmes, N.C. 1988. Autori: Hoover W.G., Moran B., Holian B.L., Posch H.A., BESTIALE, S. – Un altro articolo: “Dense-Fluid Lyapunov Spectra via Constrained Molecular-Dynamics” Journal of Chemical Physics, 1987, 87(11): 6665-6670. Autori: Hoover W.G., Posch H.A., BESTIALE S.

Questo scherzo, perché ovviamente di questo si tratta, é stato ideato nel 1987 da Bill Moran e William G. Hoover (primo e secondo nome del primo articolo riportato), due famosissimi fisici americani e all’epoca, anche se non esistevano social-network e internet, la notizia divenne molto popolare e fece tanto clamore da necessitare una secca smentita da parte dell’Università di Palermo e del CNR Italiano (Consiglio Nazionale delle Ricerche). L’obiettivo di tale burla era quello di dimostrare come tutto questo processo di sottomissione e revisione degli articoli scientifici fosse da ripensare e modificare. Ma la storia di Bestiale S. si tramuta addirittura in leggenda in quanto, subito dopo l’uscita di altri lavori a suo nome, nei corridoi della comunità scientifica si mormorava che il motivo di tale scherzo fosse anche quello di prendere in giro gli scienziati italiani. Quest’ultimi, secondo i due professori americani, avevano infatti la brutta abitudine di aggiungere tanti nomi ai lavori scientifici, anche se molti di essi non avevano minimamente contribuito alla ricerca. Propensione che possiamo affermare essere, senza accuse di campanilismo, non unicamente italiana. Ovviamente dopo lo scandalo provocato da questi articoli, il metodo di revisione e sottomissione degli articoli é……rimasto pressoché immutato. L’unica precauzione che in tempi più recenti é stata presa, é quella di inviare una mail a tutti gli autori del progetto a conferma del fatto che siano reali. Per coloro che fanno ricerca tutti i giorni questa storia é molto satirica nel vero senso della parola: all’inizio fa sorridere, ma poi ripensandoci fa capire quante persone possono sfruttare la fiducia scientifica per i loro personali tornaconti e per fare carriera. Inoltre, per noi neofiti della ricerca scientifica (laureandi, laureati, dottorandi, dottorati), questa storia suona da ulteriore beffa: il sottoscritto ha impiegato una laurea e tre anni di dottorato per raggiungere il numero di pubblicazioni del professore in questione…’sto Stronzo!

 

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