TANTO PER DIRE: PIANTARE IN ASSO – di Fausto Jannaccone

“A malapena lui stesso potè ritrovare l’uscita,

tanto l’intrico ingannava. Poich’ebbe rinchiuso là entro

il Minotauro dal gemino aspetto di giovane e toro;

come la terza mandata sortita per ogni nove anni

fiaccò quel mostro satollo due vòlte di sangue ateniese,

Tèseo, volgendo in gomitolo il filo che diedegli Arianna,

potè con l’opra di lei rinvenir la difficile uscita

mai ritrovata da alcuno; e, rapita la vergine figlia

del re Minosse, fe’ vela d’un tratto per l’isola Dia;

poi su quei lidi il crudele lasciò la compagna per sempre.

Mentr’ella, sola, piangeva dolendosi dell’abbandono,

l’abbracciò Bacco e le porse soccorso; e, perché luminosa

poi risplendesse di luce perenne, togliendole il serto

che su la fronte portava, la scaraventò tra le stelle”(1)

(Ovido, Metamorfosi, VIII – vv. 167-179)

 
baccoariannatizianoDia, altresì chiamata Nasso (Νάξος) è l’isola dove approda la nave di Teseo, fuggito da Creta grazie al celeberrimo filo d’Arianna. Era ella figlia del re Minosse che, avendo vinto la guerra contro Atene, aveva imposto alla città greca l’invio ogni nove anni a Creta di nove ragazzi e nove ragazze, così che potessero appagare la mostruosa voracità del mitologico Minotauro, l’essere mitologico metà uomo e metà toro, che era stato rinchiuso nel labirinto costruito da Dedalo.

Quando venne il tempo per la terza spedizione sacrificale Teseo, figlio del re di Atene si offrì volontario per poter così uccidere il Minotauro.

Giunto a Creta l’eroe riuscì con l’amore, e la promessa di portarla poi via con lui, a convincere Arianna ad aiutarlo ad uscire dal labirinto.

Così ucciso il mostro e riuscito ad evadere dal labirinto Teseo come promesso recò seco la fanciulla; ma non appena approdarono a Nasso con l’inganno la fece addormentare e si dileguò abbandonando Arianna sull’isola, indi “in Naxos”.

Il Mito vuole che in soccorso della distrutta Arianna arrivò su di un carro trainato da pantere il Dio Bacco, che per consolarla gettò inoltre tra le stelle la sua corona, divenuta così la costellazione chiamata Corona Boreale.

La punizione per il vile gesto del fedifrago Teseo era comunque in serbo per lui sulla strada del ritorno: non issando sulla sua nave la vela bianca, segno di riuscita della missione, e lasciandovi invece quelle nere, colore nefasto e segno di sconfitta, giunti in vista del Pireo, Egeo, re di Atene e padre di Teseo, avvistando la nave all’orizzonte, e credendo quindi il figlio morto, si uccise gettandosi dalla scogliera.

Morale della storia, Teseo abbandonò la spasimante in Nasso, e la lingua italiana ha fatto altrettanto abbandonando nel tempo quella N: così Arianna, la sfortunata principessa, fu “piantata in asso”

(1) Traduzione di Ferruccio Bernini

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