LA TRATTATIVA STATO – MAFIA PARTE I – di Michele Iovine

All’inizio non si poteva neanche pronunciare questa parola, ‘trattativa’. Un’ignominia, una vergogna e un’offesa solo pensarla, come si può infatti accusare lo Stato di essersi piegato ai vertici della più grande organizzazione criminale del paese? Oggi, alla luce di nuovi fatti e di nuove prove, sarebbe ipocrita negarla, offensivo nei confronti non solo di tutte le vittime, ma del popolo di una nazione intera. La trattativa ci fu, eccome. La classe politica di quegli anni ha avuto, direttamente, delle responsabilità enormi. L’uomo chiave, grazie al quale si è cominciato a parlare di trattativa è stato Massimo Ciancimino, figlio dell’ex assessore e poi sindaco di Palermo Vito Ciancimino, uomo d’onore di Cosa Nostra, responsabile del cosiddetto Sacco di Palermo che ha visto il capoluogo siciliano vittima di una delle maggiori speculazioni edilizie del paese. Grazie al figlio di costui, alle rivelazioni dei pentiti e infine di alcuni politici, sulla scena governativa agli inizi degli anni 90, è stato possibile ricostruire la fenomenologia cronologica dell’intera vicenda che riportiamo di seguito

30 GENNAIO 92 La Cassazione conferma le condanne del Maxi Processo . E’ un duro colpo per Cosa Nostra, oltre 400 imputati vengono condannati. E’ la vittoria di Falcone e Borsellino, è la vittoria del Pool antimafia istituito da Rocco Chinnici che aveva pagato con la vita. E’ una vittoria dello Stato.

12 MARZO 92 Salvo Lima viene ucciso a Mondello. Salvo Lima, da sempre colluso con la mafia, paga il fatto di non essere riuscito a far ridurre le condanne del maxi-processo. Salta dopo quarant’anni il patto tra mafia e politica. Lima rappresentava in pieno quella politica che si era asservita dei voti di Cosa Nostra, ma poi non era riuscita a ricambiare il favore. Tutti adesso hanno paura. Davanti al cadavere di Lima, Falcone dirà “D’ora in poi può accadere di tutto”. Quello che si sente più a rischio è Calogero Mannino, deputato DC del Governo Andreotti, addetto alle politiche del Mezzogiorno che entra in contatto con il capo della Polizia Parisi per cercare una trattativa. Subito dopo la sentenza in Cassazione aveva detto “O uccidono me o Lima”

TERZA SETTIMANA DI MARZO 92 Vito Ciancimino incontra a Palermo Provenzano. Provenzano è preoccupato per il progetto di guerra allo Stato che ha in mente Riina. Riina vuole eliminare tutte quelle persone che la mafia ha contribuito a mandare al governo e che poi non si sono dimostrate all’altezza di proteggere Cosa Nostra in occasione del maxi-processo. La lista di morte è lunghissima e include giudici, magistrati e gran parte dei politici dell’area democristiana e socialista. Provenzano è convinto che qualcuno abbia promesso a Riina qualcosa di grosso, un progetto rivoluzionario che prevedeva l’istituzione di un grande movimento elettorale di centro che prendesse il posto di quelli che erano i partiti dai quali Cosa Nostra era dipesa fino ad allora. La mafia non sarebbe più dipesa dalla politica, ma avrebbe iniziato a fare politica. Per porre le condizioni di questo ambizioso progetto, si doveva però prima, porre fine alla cosiddetta Prima Repubblica e ‘tagliare tutti quei rami secchi’ che avevano tradito Cosa Nostra.

23 MAGGIO 92 Strage di Capaci. Muore Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, Rocco Di Cillo, Antonino Montinaro e Vito Schifani.

30 MAGGIO 92 Massimo Ciancimino viene agganciato dal capitano dei ROS Giuseppe De Donno all’aeroporto di Roma mentre si stanno imbarcando entrambi per Palermo. De Donno chiede a Ciancimino se suo padre Vito, fosse disponibile ad un incontro con lui e il suo superiore Mori. De Donno gli lascia il numero del suo telefono.

1 GIUGNO 92 Ciancimino Jr. torna a Roma e riferisce al padre, Vito Ciancimino, il colloquio avuto con De Donno

PRIMA SETTIMANA GIUNGO 92 Provenzano incontra Vito Ciancimino a Roma e insieme parlano dell’idea di mettersi in contatto con i carabinieri. Provenzano non concorda con la linea stragista di Riina che teme possa alla fine danneggiare Cosa Nostra. Una trattativa potrebbe fermare Riina. Si accordano per perseguire questa strada. Appena congedato Provenzano, don Vito manda a chiamare ‘il signor Franco’. ‘Il signor Franco’ , uomo dei servizi segreti, gestirà la trattativa ad un livello più alto, facendo l’anello di congiunzione tra le istituzioni e Cosa Nostra, ma si terrà sempre fuori dalla questione in maniera diretta, per quello, per metterci la faccia, ci sono appunto gli uomini del Ros che compieranno il lavoro sporco. Il giorno dopo avviene il secondo incontro tra Massimo Ciancimino e De Donno in zona Parioli. De Donno dice che la loro intenzione è quella di usare il padre Vito per stabilire un contatto privilegiato e preferenziale con gli uomini di Cosa Nostra. De Donno chiede la resa incondizionata dei super-latitanti e la fine delle stragi, in cambio ci sarebbe stato il dissequestro dei patrimoni per le famiglie mafiose e varie agevolazioni per i figlii e le mogli dei boss. Per Vito Ciancimino agevolazioni processuali. La trattativa è ufficialmente iniziata.

SECONDA SETTIMANA GIUGNO 92 Avviene il primo incontro tra i Ciancimino (padre e figlio) e De Donno. De Donno esplica all’ex sindaco di Palermo le sue intenzioni, ma don Vito fa capire subito che non si sarebbe mai potuto presentare da Riina e Provenzano chiedendogli una resa incondizionata. Accetta però di attivarsi per aprire un canale di contatto con i vertici di Cosa Nostra e propone di far redigere direttamente ai boss una serie di richieste, affinché cessassero le stragi. Richieste che poi sarebbero state valutate dai ROS, non appena fossero state consegnate a Ciancimino. De Donno accetta.

TERZA SETTIMANA GIUGNO 92 Secondo incontro. Questa volta si presenta anche il superiore di De Donno, il colonnello del ROS Mario Mori il quale afferma di avere il benestare, per quella riunione, del generale Antonio Subranni. Questo incontro serve a Vito Ciancimino per avere maggiori garanzie sulla sua protezione e sulle agevolazioni promesse. Non si fida dei carabinieri del ROS che non ritiene così potenti e affidabili da garantirgli quello che gli avevano promesso. Si rivolge allora al ‘signor Franco’ che gli dice di stare tranquillo perché le istituzioni nelle persone del Ministro della Difesa Rognoni e del senatore democristiano Mancino (di li a breve non a caso diventerà poi Ministro degli Interni) sono al corrente della trattativa. La trattativa adesso può entrare nel vivo.

17 GIUGNO 92 Provenzano e Vito Ciancimino s’incontrano a Palermo. Subito dopo, Vito manda suo figlio Massimo da Pino Lipari per richiedere un contatto ufficiale con Riina, ma Lipari è appena stato arrestato e viene ricevuto dalla moglie che gli organizza un incontro con Antonino Cinà, l’emissario in pectore di Riina.

21 GIUGNO 92 Ciancimino incontra Cinà e lo mette al corrente delle richieste dei carabinieri. Riina viene avvertito e dice <Si sono fatti sotto>. Riina comincia a redigere il papello.

QUARTA SETTIMANA GIUGNO I due Ciancimino tornano a Roma. Vito incontra per la seconda volta Mori e lo mette al corrente del loro lavoro svolto a Palermo e del contatto avvenuto con Riina

23 GIUGNO 92 Liliana Ferraro, Capo degli Affari Penali al Ministero di Grazia e Giustizia, viene avvicinata durante la Messa per il trigesimo della morte di Falcone da De Donno che le riferisce dei contatti avvenuti tra Ciancimino e Cosa Nostra. La Ferraro avverte Martelli (Ministro Giustizia) e secondo il racconto di Martelli poi la Ferraro avverte anche Borsellino, così come richiestole da De Donno.

25 GIUGNO 92 De Donno e Mori incontrano Borsellino nella caserma di Carini. Si parla dell’inchiesta mafia-appalti, ma si parla anche della trattativa in corso con Ciancimino?

28 GIUNGO 92 S’insedia il governo Amato. Borsellino è a Fiumicino di ritorno da una conferenza a Bari. Insieme a loro c’è anche Liliana Ferraro. Hanno parlato della trattativa? A Borsellino comunicano che è arrivata una lettera di minacce dove si dice che a Palermo è giunto un carico di tritolo.

1 LUGLIO 92 Ciancimino torna a Roma e consegna al padre il papello, insieme a un pizzino di Provenzano che chiede un altro incontro tra i due e fissa la data per il 12 Luglio. Nel pizzino Provenzano fa accenno anche al papello appena consegnato. E’ una prova questa inconfutabile dell’avvio della trattativa, prima della strage di Via D’Amelio. Nelle stesse ore Borsellino sta interrogando un pentito, Gaspare Mutolo, a Roma, il quale promette di fare delle importanti rivelazioni sulle infiltrazioni mafiose nello Stato e sui servizi segreti con particolare riferimento alla persona di Bruno Contrada. L’interrogatorio viene interrotto da una chiamata del Ministero dell’Interno. Borsellino chiude il verbale e si reca al Viminale, dicendo al pentito che sarebbe ritornato entro una mezz’ora. Qui si nasconde uno dei misteri più fitti dell’intera vicenda. Mancino che proprio allora s’insediava al Ministero, non ricorda di aver incontrato Borsellino (strano, visto la visibilità del magistrato). Sembra certo però che Borsellino al Viminale abbia incontrato il capo della Polizia Vincenzo Parisi insieme proprio al numero 3 del SISDE Bruno Contrada e che lo stesso Contrada abbia fatto una battuta al giudice palermitano in merito alla collaborazione di Mutolo con la giustizia. Borsellino tornerà sconvolto da Mutolo dopo quell’incontro al Viminale, secondo la testimonianza del pentito stesso. Cos’è successo? Perché Borsellino è così turbato? Le ipotesi in merito possono essere varie: E’ stato informato della trattativa? O forse è stato proprio l’incontro con l’agente dei servizi segreti Contrada a sconvolgerlo? Come faceva, infatti, l’agente del SISDE a sapere di quell’interrogatorio riservatissimo del giudice con Mutolo? Tornando a casa rivelerà alla moglie che in quell’ufficio ha respirato aria di morte. Perché? Forse Borsellino aveva capito che aveva una parte dello Stato contro e che sarebbe stato fermato prima che dai mafiosi, dai servizi segreti stessi, in quanto lui, con il suo lavoro, era d’intralcio alla trattativa? Tutte domande senza ancora risposta.

PRIMA SETTIMANA LUGLIO Vito Ciancimino consegna il papello al ‘signor Franco’ che rimane spiazzato dalle richieste di Riina, praticamente irricevibili e che non lasciano margine per la trattativa. In quell’incontro Vito Ciancimino dice anche di voler registrare le sue conversazioni con Mori e De Donno, il ‘signor Franco’ glielo sconsiglia, ma l’ex sindaco di Palermo non seguirà quel consiglio. Quelle registrazioni ora sono in mano ai magistrati di Palermo.

12 LUGLIO 92 V. Ciancimino, come d’accordo secondo pizzino, incontra Provenzano a Palermo. Ciancimino chiede a Provenzano di fare pressione su Riina perché ammorbidisca le sue richieste che così come sono state presentate sono del tutto inaccettabili.

13 LUGLIO 92 V. Ciancimino consegna il papello ai ROS che concordano, se queste sono le condizioni, che la trattativa avrà vita breve. La trattativa s’interrompe difatti e Ciancimino avverte Provenzano, il quale però non vuole desistere e chiede a Ciancimino di insistere con i ROS. 17 LUGLIO 92 In seguito all’insistenza di Provenzano, Ciancimino decide di mettere mano al papello. Ne riscrive una versione sua più ammorbidita. Questa sarà poi la versione che Massimo C. consegnerà agli inquirenti e sarà pubblicata nel 2009.

19 LUGLIO 92 Strage di Via D’Amelio. Paolo Borsellino muore insieme agli agenti della scorta Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Walter Cosina. Vito Ciancimino è furioso. Si sente in parte colpevole. Tentare di ragionare con Riina era stato un errore, Borsellino è la vittima sacrificata sull’altare della trattativa.

META’ AGOSTO 92 Dopo un momento di stasi Vito Ciancimino intensifica i suoi incontri con Provenzano. Stanno pensando ad una seconda fase della trattativa, dove Riina da interlocutore diventi l’oggetto della trattativa. Il papello diventa carta straccia, Riina viene tagliato fuori dalla trattativa.

25 AGOSTO 92 Inizia ufficialmente la seconda fase della trattativa. Riprendono i contatti con De Donno e Mori e i due Ciancimino in Via San Sebastianello 9 a Roma, abitazione dell’ex sindaco di Palermo. I nuovi patti sono i seguenti: Provenzano e V.Ciancimino aiuteranno i carabinieri ad arrestare Riina, i carabinieri regaleranno l’impunità a Provenzano che si riprenderà in mano Cosa Nostra attuando però una strategia anti-stragista. Ciancimino avrà agevolazioni processuali e sul suo patrimonio.

C’è un evidente cambio di strategia. La morte di Borsellino è stata la dimostrazione che Riina in realtà non aveva alcuna intenzione di trattare e le richieste nel papello ne erano la prova. Il capo dei capi non aveva intenzione di fermarsi nella sua lotta allo Stato che aveva l’obiettivo di distruggere la Prima Repubblica eliminando tutti gli uomini che ne avevano fatto parte. Eliminandoli fisicamente o indirettamente, come era stato con la strage di Capaci, dove la morte di Falcone aveva impedito ad Andreotti di diventare Presidente della Repubblica, sancendo di fatto la sua fine politica. Lo Stato stesso adesso cambia modo di ‘giocare’. La cattura di Riina diventa l’obiettivo principale, solo in quel modo si possono fermare le stragi.

META’ NOVEMBRE 92 Vito Ciancimino riesce a strappare definitivamente a Provenzano la promessa di rivelare il nascondiglio di Riina. Si mette subito in contatto con De Donno. Il patto che stipulano è il seguente: Riina verrà preso, ma il covo non dovrà essere perquisito, perché ci sono troppe carte che potrebbero far crollare l’Italia. A questo proposito Massimo Ciancimino ha riferito poi ai giudici le seguenti parole: “Provenzano riferì a mio padre che Totò Riina conservava carte e documenti di proposito con un obiettivo: se l´avessero arrestato avrebbero trovato tante di quelle cose, di quelle carte, che avrebbero fatto crollare l´Italia. Mio padre commentò con me il fatto dicendo che quello era un atteggiamento tipico di Riina. Secondo lui, conoscendo bene molti di questi documenti, sarebbero stati conservati apposta dal Riina con il solo fine di rovinare tante persone in caso di un suo arresto”

12 DICEMBRE 92 Sul Corriere della Sera esce un articolo in cui Mancino dice che Riina è alle corde e verrà preso

SECONDA SETTIMANA DICEMBRE 92 Provenzano consegna a Vito e Massimo, a Palermo, una busta con tutta la documentazione sulla zona dove si trova il rifugio di Riina.

14 DICEMBRE 92 Su Panorama esce un articolo che annuncia il prossimo dissequestro dei beni di Ciancimino. Gli accordi per il momento sono rispettati, sia da una parte che dall’altra. Vito Ciancimino è galvanizzato

19 DICEMBRE 92 Vito C. rientra a Roma e appena atterra viene arrestato. Il figlio chiama subito De Donno per chiedergli cosa stia succedendo, De Donno dice di non saperne niente. Massimo riparte immediatamente per Roma con tutta la documentazione che gli ha fornito Provenzano. Dal carcere di Rebibbia Massimo riceve una telefonata, è il padre che gli dice di tornare indietro e consegnare tutte le carte ai carabinieri. Riina deve essere preso

15 GENNAIO 93 Il Capitano Ultimo prende Riina. Il covo non viene perquisito.

(Continua…..)toto_riina1

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