DE PAPESSAE – Piccolo discorso sopra a Siena e la contemporanea – di Fausto Jannaccone

Avete presente quando adulti, lontani ed ormai dimentichi degli anni d’oro dell’infanzia, ricevete una notizia che riapre una vecchia ferita? Una cicatrice spesso dolce, quella del ricordo di ciò che era ed ora non è più, e che più non potrà essere…  Come quando, mentre fate colazione al bar e sfogliate il giornale, prima di andare al lavoro, vi dicono “ti ricordi il campetto dove andavamo a giocare a pallone da piccoli? Ma lo sai è venuto giù il vecchio muro dove facevamo la porta?” Quel muro certo non ti serve più, ma la notizia la ricevi come un colpo duro… Ecco, quando qualche giorno fa ho letto che la Banca d’Italia ha messo all’asta “Le Papesse” è stato grosso modo così (in realtà è i vendita da due anni ndr).

ÑDa oramai 5 anni quel palazzo Piccolomini non è più quell’angolino di follia dove a qualcuno di noi piaceva nascondersi ogni tanto e concedersi un’immersione in un’altra dimensione; non troverete più in via di Città quella tana del Bianconiglio per poter momentaneamente “fuggire da Duccio, Ambrogio e Simone”, per poi potervici ritornare ed apprezzarne l’opera con un nuovo punto di vista, nuova capacità critica, ed interpretativa.

Sentirne riparlare è come un soffio che spazza via la polvere; risolleva un argomento su cui eri riuscito a stendere un velo, ed a non pensare più con acuto dispiacere, ma solamente con leggera amarezza, quella cui i tempi moderni ci stanno ormai abituando ad avere sempre, come retrogusto di ogni pasto.

L’affaire Siena-arte contemporanea è un’annosa questione, delle più farraginose: in questa gara quotidiana a stilar classifiche delle priorità, in un momento critico quale quello che stiammo oggi attraversando, abbiamo visto dove sempre di più vada a finire la cultura (e qui soprassediamo, altrimenti apriremmo un vaso di Pandora); inoltre, in un posto come l’Italia, ed ancor maggiormente Siena, sappiamo da che parte si preferisca propendere nel dualismo classico-contemporaneo. E sicuramente ognuna delle parti in causa ha le sue più valide e fondate motivazioni ed argomenti a sostegno. Per come la vedo io la soluzione migliore sarebbe una convivenza da cui non potrebbero che trarre giovamento tutti: il contemporaneo non andrebbe ad opporsi od ostacolare l’arte classica di cui Siena è straripante, bensì le darebbe nuova linfa, un altro termine di paragone, una rinnovata attualità.

Ma torniamo alle Papesse; già che la “ferita” è riaperta riparliamone, e lo farò andando a chiederne un’opinione a quelli che dal Centro ci sono passati, chiedendo loro cosa significasse per Siena un centro d’arte contemporanea, se l’esperienza sia esaurita o altrimenti, se sia un punto da cui ripartire o un errore da cui trarre insegnamento: partiremo dall’alto, ovvero dall’ultima persona che ha diretto il Centro, passando per chi vi lavorava quotidianamente, per arrivare a chi non ne era altro che visitatore.

“Per Siena il Palazzo delle Papesse rappresentava una sorta di polizza assicurativa, la garanzia che la città aveva anticorpi propri contro le forze che cercavano di trasformarla (riuscendoci, purtroppo) in Sienaland, in città cartolina, in meta esclusivamente turistica, proiettata soltanto verso il passato”. A parlare è  Marco Pierini, ultimo timoniere delle furono Papesse e poi di SMS “In appena dieci anni Siena ha proposto una ricognizione sul contemporaneo che pochissime altre città italiane sono state in grado di offrire, attraverso il lavoro di artisti di assoluta rinomanza come Barbara Kruger, Jenny Holzer, Jaume Plensa, Gordon Matta-Clark e Francesca Woodman o in fase di decollo come Emily Jacir (Leone d’Oro alla Biennale nel 2007, pochi mesi dopo esser passata alle Papesse) Carlos Garaicoa, Sergio Prego. Ma le Papesse erano anche uno straordinario centro di formazione e di specializzazione per giovani artisti e curatori (quanti hanno mosso i loro primi passi nelle sale del palazzo e oggi si ritrovano a dirigere musei importanti in Italia e all’estero, a partecipare alle rassegne più prestigiose, a insegnare nelle università!), ed è stato laboratorio per nuove imprese culturali, come Radio Papesse, attiva ininterrottamente dal 2006 e che assieme ad altre associazioni e piccole imprese si è aggiudicata un mese fa il primo premio della fondazione Accenture, il premio più consistente – un milione di euro – mai assegnato in Italia a un progetto culturale”

Ñ<Il Centro d’Arte Contemporanea Palazzo delle Papesse per una decina d’anni ha proiettato pienamente la città al centro della ricerca e avanguardia internazionali nel contemporaneo.Poi è cambiato in uno stanco ma di qualità SMS contemporanea,ottimo contenitore di mostre ma privo di quella verve a volte un pò underground delle Papesse.> Luisa prende invece in prestito queste parole, che ben rappresentano il suo pensiero, e poi continua “Siena ha perso una delle strutture più magiche e importanti che la città sia mai riuscita a creare:all’interno del Palazzo si è sempre respirata un’aria nuova,giovane,viva. Le opere che hanno abitato quel meraviglioso Centro d’Arte sono state elementi di importanza internazionale e nonostante tutto questo sono riusciti a cancellare, spazzare via, quello che per me è stata la grandezza e la forza del Centro: il connubio meraviglioso tra il Palazzo antico e l’arte contemporanea che lo riempiva. La ragione e l’orgoglio per cui sarebbe diventato il vanto e l’ambizione di una città che doveva guardare al futuro, e soprattutto ai suoi giovani. Per me certo sarebbe comunque importante ritrovare uno spazio dedicato al contemporaneo ma vivrà sempre in me la convinzione e il rammarico che qualcuno abbia voluto sopprimere quel luogo incantato solo per biechi ed inetti scopi politici.”

Per Duccio e Michela, come per Luisa, il centro era il posto del quotidiano lavoro, e quando ho chiesto loro un pensiero su quell’esperienza hanno scelto di raccontarmi una storiella: “Qualche tempo fa la città di Siena si destò dal suo storico torpore grazie alPalazzo delle Papesse, che come un interruttore accese di una luce tutta nuova suoi vecchi fasti medievali. Fu così che in breve tempo la città, rivestita a festa e orgogliosa di sé, si presentò all’Europa contemporanea e al mondo intero, facendo sfoggio dei suoi giovani panni. Poco tempo fa un’ignobile mano ha  spento quello stesso interruttore e dunque la speranza, rimettendo la città a dormire. Oggi  qualcuno ha chiesto a Siena d’imbellettarsi per la candidatura a ‘Capitale europea della Cultura’; lei è corsa ad aprire il suo armadio ma dentroha trovato solo e ancora la vecchia polvere.”

L’ultimo parere è quello di Mattia, che come me alle Papesse ci passava solamente, come affezionato visitatore, ma che di quello spazio si sente adesso orfano “Il Palazzo delle Papesse aveva l’aria di un giovane e titolato precario, che tentava di farsi largo fra i mostri sacri della cultura che lo avevano preceduto. Ma non ci è riuscito, per la loro avidità. Cambiamento non significa sostituzione. Cambiamento è vita.”

Per queste opinioni, come già detto, sono andato ad attingere ad una sfera prossima ed affine al mondo dell’arte, e soprattutto della contemporanea; se altrimenti andassimo a giro per le antiche strade del centro storico, chiedendo ai senesi in giro per i negozi o ai commerciani stessi, il panorama risultante sarebbe assolutamente molto più variegato, per la distanza e l’eterogeneità delle posizioni. Per molti la contemporanea a Siena è un qualcosa in più, di assolutamente non necessario, se non addirittura di troppo. La mia paura è che spesso le opinioni di alcuni sian figlie di ignoranza, ovviamente non in senso lato quanto nello specifico di certi argomenti, magari non ben conosciuti proprio anche per disinteresse verso gli stessi; e questo porta ad errate concezioni preconcette o indotte da altri; ma assolutamente non mi permetto di condannare una posizione piuttosto che un’altra. Sono invece convinto che il dibattito possa essere riaperto e che capitali culturali del 2019 o meno la cultura, tutta!, non possa che essere un punto, anzi Il Punto da cui ripartire, come città prima, e nazione poi.

Non può essere altrimenti.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...