LA STAGIONE CINEMATOGRAFICA 2013 – di Michele Iovine

grandeCome sempre, quando si arriva a fine anno, è tempo di bilanci e di classifiche. Per quanto riguarda il settore della cinematografia, la questione è un po’ complicata e si differenzia da paese a paese a seconda delle date di uscita dei film. Per correttezza e anche per seguire un criterio logico, ho deciso di prendere in considerazione solamente le pellicole che sono uscite in Italia, nell’arco di tempo che va da Gennaio 2013, fino all’ultima settimana di Dicembre di quest’anno. Alcuni film che saranno nominati in questo articolo, sono usciti lo scorso anno (2012) nel loro paese di origine, mi riferisco in particolar modo ai film americani, ma sono stati distribuiti da noi soltanto nell’anno corrente e quindi sono legittimati ad essere presenti nella classifica. Altresì, delle pellicole che magari sono uscite quest’anno in alcuni paesi, non hanno invece avuto ancora una distribuzione da noi nel 2013 e quindi non possono rientrare all’interno di questa classifica, ma potranno essere prese in considerazione solo per il 2014. Infine, l’altra difficoltà con la quale ci si scontra, è quella puramente soggettiva del gusto, ma difatti questa classifica, serve in realtà, non solo a stilare un elenco di valore delle singole pellicole, quanto piuttosto per stimolare un dibattito. Dopo queste obbligate premesse, partiamo con la classifica in ordine di preferenza: • GRAVITY di Alfonso Cuaron. Era una delle pellicole maggiormente attese. Il film ha dovuto lottare contro alcuni pregiudizi che lo qualificavano a prescindere, come il classico blockbuster a stelle e strisce (la solita americanata per intendersi), ma è riuscito alla fine a sovvertire le previsioni. Il miglior film dell’anno, perché nessuno fino ad adesso era riuscito a filmare come Alfonso Cuaron l’ignoto spazio profondo e a far vivere un’avventura in tempo reale intorno all’emisfero terrestre. Estasi visiva pura. • PHILOMENA di Stephen Frears. Una grande sceneggiatura che tiene costantemente la pellicola in bilico tra la commedia e il dramma. Una splendida collaborazione tra i due attori Steve Coogan e l’oramai sempreverde Judi Dench che regalano nel complesso una delle migliori interpretazioni dell’anno. • LA GRANDE BELLEZZA di Paolo Sorrentino. Il cinema nella sua forma più grande e complessa. Un viaggio attraverso la Roma moderna, paradigma del degrado della società nella sua interezza,fatta di falsi miti, di solo apparire, di vacuità. Nostalgico, affascinante. Sorrentino gira da maestro. Speriamo nell’Oscar • CAPITAN PHILIPS di Paul Greengrass. La storia vera del capitano di una nave da carico assaltata dai pirati somali nell’Oceano Indiano. Azione, suspence e avventura regalano un mix adrenalinico incredibile fino alla fine che tiene con il fiato sospeso lo spettatore, senza mai diventare banale o eccessivo nella sua spettacolarità. Uno dei migliori Greengrass di sempre, come ai tempi di United 93. • LA VITA DI ADELE di Abdel Kechiche. L’omosessualità è il tema sociale dell’anno o forse di questi ultimi anni e il regista tunisino riesce a raccontarlo come finora in pochi ci erano riusciti. La sessualità di due ragazze adolescenti, vissuta intensamente, carnalmente, ma senza morbosità o psicodrammi. • IL LATO POSITIVO di David O. Russel. La miglior commedia dell’anno. Brillante e divertente, sempre in bilico anche qui, tra due generi, la commedia appunto e il dramma, ma sono indubbiamente maggiori i momenti in cui si ride. Strepitosa l’interpretazione dei due attori Bradley Cooper e del premio Oscar Jennifer Lawrence • LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE di Pif. Questa è la sorpresa dell’anno. Da Pif ci aspettavamo un prodotto di qualità sull’onda della sua bellissima trasmissione ‘Il testimone’, ma non di così alto livello. Un film di grande impegno civile su uno dei fenomeni peggiori del nostro paese, forse il ‘problema’ per eccellenza dell’Italia, con tutte le conseguenze e le sottoforme di criminalità che ne derivano. Si parte ridendo, si finisce piangendo. Bravissimo Pif • ZERO DARK THIRTY di Kahtrin Bigelow. L’unico difetto che ha questo film è quello di essere uscito dopo ‘The hurt Locker’ della stessa regista e di tema affine, premiato con l’Oscar, altrimenti forse avrebbe stravinto tutto. La cattura di Bin Laden raccontata con una forza ed un’intensità di emozioni bellissime che si susseguono senza mai, mai lasciare spazio a qualsiasi aspetto retorico o sentimentalista di sorta, pro America. Che regista la Bigelow!! • MISS VIOLENCE di A. Avranas. E’ uscito in Italia, ma in poche copie, in realtà è stato uno dei film rivelazione dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia che ha sconvolto tutti. La violenza domestica raccontata con uno stile freddo e lucido, rigoroso e controllato che descrive la depravante e quantomai straziante condotta di vita di una famiglia greca, senza mai mostrare troppo, ma lasciando intuire molto. • DJANGO UNCHAINED di Quentin Tarantino. Non poteva mancare lui, uno dei registi più importanti di questi ultimi vent’anni. Tarantino non sbaglia niente in questo spaghetti western in salsa pulp dove troviamo tutto il suo cinema. Una prima parte praticamente perfetta. Indubbiamente Tarantino ha il merito di aver inventato un nuovo stile e si conferma alla grande.Django-Unchained-Jamie-Foxx-Christoph-Waltz-2

I casi particolari:

LA SORPRESA: VIA CASTELLANA BANDIERA di Emma Dante. Ha sorpreso tutti al Festival di Venezia. Dei tre italiani in concorso era il meno quotato, invece la regista teatrale siciliana, al suo primo lungometraggio, ha lasciato tutti a bocca aperta. Un bellissimo racconto sull’essere umano e sul mito dell’individualismo a cui Emma Dante riesce a dare un ampio respiro, travalicando il confine geografico in cui si svolge la storia. Una strada, due macchine, due donne che non vogliono cedere il passo. Era un’impresa difficilissima da raccontare, ma ci è riuscita pienamente.

LA DELUSIONE: RUSH di Ron Howard. Era uno dei film più attesi dell’anno. Una storia perfetta quella della rivalità tra Hunt e Lauda da portare sul grande schermo, ma Ron Howard ha sbagliato tutto. La Rai o Mediaset, attraverso una fiction, avrebbero fatto di meglio.

SOTTOVALUTATO: THE BLING RING di Sofia Coppola. In perfetto stile Coppola, la figlia di Francis, ci regala una storia delle sue. Calma, pacata, con un ritmo costante e uno stile sempre molto controllato, ma che dice tanto, tantissimo su quel mondo così estremo ed esagerato come quello dello star system. Solo lei ci sarebbe potuta riuscire a descriverlo in maniera così impeccabile e distaccato allo stesso tempo. Non molto apprezzato a Cannes, dove è stato presentato fuori concorso, vale invece e molto. Più che sottovalutato, la nozione corretta sarebbe: ‘riguardatelo perché non c’avete capito niente’

SOPRAVVALUTATO: LA MIGLIORE OFFERTA di Giuseppe Tornatore. Quando un film italiano va bene bisogna sempre essere contenti, soprattutto quando la sua fama sconfina dal territorio nazionale, però questa pellicola non è affatto impeccabile. In particolar modo viene da fare il confronto con un film simile dello stesso Tornatore, ‘La sconosciuta’ che ne richiama le atmosfere torbide, scure da noir. Interpretazioni discutibili (bruttissimo il doppiaggio) e soprattutto una sceneggiatura scontata e prevedibile.

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