RICORDANDO DE ANDRE’, di Davide Cortonesi

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L’11 Gennaio 1999 muore a Milano Fabrizio De André, lasciando nei suoi fan un vuoto incolmabile. Dopo quindici anni dalla sua scomparsa voglio ricordare con questo articolo uno dei più grandi cantautori (per me personalmente, il più grande) che il nostro paese abbia mai conosciuto. Di De André si rammenta spesso l’aspetto intellettuale, la profondità e serietà dei temi trattati nelle canzoni, il dramma vissuto dai suoi personaggi in musica. Ma il cantautore genovese era anche molto altro, sapeva essere scherzoso, divertente, provocatorio, e i racconti della sua infanzia e adolescenza sono costellati da queste immagini. Penso dunque che il modo migliore per rendere omaggio alla sua memoria in questo giorno, sia quello di ricordare alcuni divertenti aneddoti del nostro amato Faber.

È lo stesso Fabrizio a ricordare che il senso dello scherzo lo ereditò dallo zio Luigi, il fratello del nonno materno: “Aspettava che le donne andassero al gabinetto e, dopo aver legato un cordino alle maniglie di questi cessi rudimentali, trac!, spalancava la porta mentre quelle facevano i loro bisogni. Altre volte, nei giorni di pioggia, riempiva gli ombrelli degli operai di talco, in modo che questi, quando li aprivano per tornarsene a casa, rimanevano infarinati come tinche da friggere. Lui era uno ‘scherziere’ lo si conosceva per questo, zio Luigi: rosso, rubizzo, bevuto come una spugna, ma sempre allegro e mai ubriaco.” (FDA)

Finita la guerra, dopo essere stato sfollato in una cascina di Revigiano d’Asti, De André rientrò a Genova, dove strinse amicizia con Mauro Tiraoro e Lorenzo Durante. Insieme a loro e altri ragazzi di dodici-tredici anni, faceva parte della cosiddetta ‘banda di Via Piave’. Fu così che dopo aver conosciuto la vita dei campi, cominciò a conoscere la realtà della strada con le prime vere marachelle e scazzottate. “Talvota [Fabrizio] faceva dei colpi di testa, era un ragazzo che aveva del fegato a anche se non aveva un gran fisico di fronte a una scazzottata non si tirava mai indietro, sapeva essere aggressivo. Non c’è stata una volta che l’ho visto arretrare o fuggire.” (M. Tiraoro)

“Appena finita la guerra andavamo a cercare la balistite, un componente infiammabile per caricare le munizioni. Gli davamo fuoco  mettendoci il piede sopra e la balistite partiva e fischiava che non vi dico. Una volta sempre in zona Foce, abbiamo trovato delle cassette di razzi e le portammo dove c’era il campo di calcio, in via Cesare Battisti. Abbiamo fatto una battaglia: via Trieste contro via Trento, a forza di razzi… cosa da incoscienti perché rischiavamo di rovinarci!” (G. Scorpiade)

Particolare  fu anche il rapporto che legò Fabrizio al fratello Mauro, con il quale si sentiva di essere un gradino inferiore. Molteplici furono gli episodi in cui Faber tentò di stuzzicare il fratello mettendo a dura prova la suo livello di sopportazione: “Verso i dieci-unidici anni era molto più furbo di suo fratello nella vita di tutti i giorni. Mauro all’epoca soffriva di insonnia e quando di pomeriggio andava a dormire, il più grande divertimento di Fabrizio era svegliarlo. Una volta arrivò a smontare un campanello e a destarlo con la scossa attaccandogli i fili al lobo di un orecchio. Era veramente terribile e scatenato.” (G.Carcassi)

Nell’Ottobre del 1948, intuite le doti musicali di Fabrizio, i genitori  decisero di far prendere al giovane lezioni di violino. Il rapporto tra De André e il maestro Gatti durò circa sei anni, terminando a causa dell’ennesima gag del ragazzo. Persa la concentrazione dovuta nell’affrontare le lezioni, Fabrizio convinse a suonare il maestro in sua vece, in cambio di “cavolini” alla panna, di cui il vecchio musicista andava goloso. Il Trillo del diavolo di Tartini che la madre andava fiera di ascoltare nella sala accanto altro non era che l’esecuzione del Gatti. Scoperto l’inganno il maestro venne presto liquidato senza troppi complimenti.

Impossibile non menzionare qui l’importante amicizia che legò Fabrizio a Paolo Villaggio. I due crebbero insieme combinandone di cotte e di crude. Un volume intero non basterebbe per raccontare le avventure che vissero assieme tra alcol, prostituzione e bohème cittadina. Ma lasciamo i racconti all’attore genovese: “Una notte di tormenta […] sentiamo un miagolio e io apro la porta; il gatto fa un gemito , si tocca la pancia facendo capire che sta male, miagola e all’improvviso sputa un topo. […] Tutti erano disgustati ed ecco arrivare Fabrizio, in un attacco di follia esibizionista e fra le urla di orrore dei presenti fa: ‘Che schifo un cazzo, io me lo mangio anche un topo così!” a questo punto Beppe Piroddi scommise quarantamila lire che non lo avrebbe mangiato. “Fabrizio si china , mastica il topo, tra l’orrore generale poi lo sputa e prende i soldi. ‘Datemi da bere qualcosa!! Andate a fare in culo, pezzi di merda!’.” (P.Villaggio)

Più di una volta si ritrovavano alla stazione con una serie infinita di valigie vuote, aspettando di salire sui vagoni letto mentre la gente stava dormendo. “Si entrava, ‘Permesso, buona sera, permesso, scusi tanto’. Erano quei treni notturni con la gente che dormiva. ‘Scusi eh’. Certi si ricomponevano, erano tutti sbarrati dentro lo scompartimento dove noi entravamo in dieci. ‘Scusi eh, scusi se disturbiamo, oh benissimo, ecco sistemate anche le valigie’. A questo punto uno di noi faceva ‘A che ore si arriva a Catania?’ e loro rispondevano ‘Catania! Ma questo va a Torino!’. ‘Torino? [urlando] Via, cavolo!’ Si buttavano giù le valigie dai finestrini gridando, simulando tra di noi delle colluttazioni terribili, prendendosela poi con quello che aveva i nostri biglietti ‘Merda! Ma dove cazzo ci stavi portando!’ Il divertimento, lo si può immaginare, era inaudito.” (P.Villaggio)

I frutti della collaborazione tra i due amici, risentirono ovviamente del loro vissuto personale, in particolar modo nel 45 giri Il fannullone. Divertente è il racconto del viaggio per portare il disco alla Ricordi di Milano: “Nanni Ricordi era il capo della Ricordi, noi avevamo scritto Carlo Martello e volevamo fargliela ascoltare. Allora si parte. ‘Ma no, che cazzo! Ma dove cazzo andiamo!’ Andiamo da Nanni Ricordi e passiamo tutta una notte a parlare. Senza bere, a quei tempi non si beveva. A un bel momento Nanni  Ricordi sta per svenire e dice ‘Che fate?’. Dico ‘Guarda, torniamo, abbiamo un Abarth Zagato!’. Ci mettiamo in macchina, finché non mi arriva un colpo di sonno. Fabrizio fa ‘Ma che cazzo, invece di guidare ti addormenti?!’ e io ‘Non ne posso più’. Sbandiamo, andiamo a sbattere. Bam, bam, bam, bam! Andiamo fuori strada e sfasciamo la macchina di Mauro. Va bene, facciamo l’autostop, noi neanche un graffio ma la macchina ovviamente inutilizzabile. Dopo un po’ che aspettiamo si ferma un signore con una macchina targata Alessandria che aveva un alito di mattina… e allora Fabrizio fa, violentissimo ‘Ma che cazzo ci facciamo con questo? Cazzo! Ma lei ha mangiato della merda!’.” (P. Villaggio) “A onor del vero ho detto ‘Ma lei ha mangiato una caramella alla merda?’.” (FDA) “Allora questo fa ‘Fuori allora! Fuori!’. Ci lascia dalle parti di Serravalle, cominciamo ad andare a piedi, perché cazzo, non c’era la macchina.” (P.Villaggio)

Da non dimenticare è anche l’amicizia che De André strinse con Luigi Tenco, una simpatia nata nell’immediato anche a causa di un buffo evento: “Mi ricordo quando Luigi, divertito, mi raccontò questa storia. Si conoscevano appena e gli era giunta voce che Fabrizio andava in giro dicendo che Quando l’aveva scritta lui. Luigi non ci pensò due volte e andò a cercarlo. Una sera finalmente lo incontra e gli fa: ‘Senti un po’, sei tu che vai in giro dicendo che hai scritto Quando?. A questo punto pare che Fabrizio gli abbia risposto ‘Guarda, ero con una donna alla quale piaceva Quando. Ho detto che l’ho scritta io e me la sono fatta’,  al che Luigi, scoppiando a ridere, ‘Beh! Se le cose stanno così…’ ”. (G.Reverberi)

Non posso qui non menzionare il passaggio del cantautore nella nostra città. Era il primo tour di De Andrè e con i musicisti si era creato un affiatamento particolare. L’atmosfera era sempre sopra le righe, con scherzi e partite di pallone con tanto di fischietto e cartellino rosso per le espulsioni. E il cartellino rosso fu proprio ciò che toccò a Fabrizio quando durante il concerto senese, completamente ubriaco, cercando di recuperare le sigarette che gli erano cadute alla fine di un brano, cadde dalla sedia battendo fortemente la testa. Il concerto di Siena rimase nei ricordi del gruppo la serata più divertente del tour; non fu altrettanto per De André, che rientrato nei camerini trovò incazzatissimo Gianni Belleno: “ ‘Tu sei uno stronzo! Queste figure sul palco a noi non ce le fai fare. Ti proibisco di bere ancora whisky!’ e lui ‘Belleno, hai ragione, dalla prossima volta ti giuro non berrò più whisky’. Fu di parola. Il concerto seguente si presentò con una bottiglia di Petrus, aveva smesso di bere whisky!”. (R.Belloni)

Vorrei continuare all’infinito riportando queste storie di vita, ma mi fermerò qui, lasciando le ultime parole a Fernanda Pivano: “Non doveva andarsene, non doveva. È stato il più grande poeta che abbiamo mai avuto.”

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