LA SFIDA CINESE AL “GIARDINO DI CASA” DEGLI STATI UNITI – di Filippo Secciani

Dopo il monopolio sul continente africano la Cina ha puntato gli occhi su un nuovo fondamentale target strategico: quell’America Latina che gli Stati Uniti da sempre considerano come estensione politica dei propri confini naturali. Ed hanno deciso di farlo con un’opera grandiosa. Il 13 giugno il parlamento nicaraguense ha approvato il progetto di costruzione di un nuovo canale che collegherà l’oceano Atlantico con il Pacifico per un costo di circa quaranta miliardi di dollari. Una costruzione immensa che rivaleggerà con l’altro canale ben più famoso, quello di Panamacina2. Dopo il via libera dell’Assemblea Nazionale l’accordo è stato firmato dal presidente Ortega e dall’impresa di Hong Kong che si occuperà dell’esecuzione, la HKND Group. L’idea della realizzazione di un canale interoceanico che passasse per lo stato centroamericano risale al secolo scorso, ma non venne mai realizzata. Per ridare vita a quest’idea si è dovuto attendere l’arrivo dei capitali cinesi. Come contropartita Pechino ha ottenuto per cinquanta anni, rinnovabili per altrettanti, gli introiti provenienti dalla riscossione del pedaggio. Questo significa che i soldi derivanti dal futuro transito di navi finiranno direttamente nella casse cinesi. Si stima che il nuovo canale – lungo circa 290 km – potrebbe ritagliarsi un’iniziale 4,5 per cento del traffico navale mondiale ma destinato sicuramente ad aumentare in un breve lasso di tempo, soprattutto grazie alla possibilità di transito delle navi con una stazza tripla rispetto a quelle che possono attraversare Panama. cina1La costruzione di quest’immensa opera richiede tempo ed il tempo negli affari non è mai un lusso. Durante la sua edificazione potrebbero aprirsi nuove rotte commerciali – prima fra tutti il canale artico – che rischierebbero di rendere inutile la sua realizzazione. Oltre al canale in sé notevoli ricavi proverranno dalla costruzione di aeroporti, ferrovie, oleodotti e porti, per un totale di circa quarantamila posti di lavoro ed aumento notevole di flussi di denaro per la seconda economia più povera dell’emisfero ovest. La costruzione di un canale interoceanico potrebbe raddoppiare il prodotto interno del Nicaragua pro capite lordo dal suo attuale 3300 dollari. “Il grande affare, secondo la maggior parte degli analisti, per la Cina oltre che per il Nicaragua che attualmente é un piccolo Paese con un’economia modesta. Per Heinz Dieterich, economista all’Universidad autonoma metropolitana di Città del Messico, «la Cina avrebbe un accesso strategico ai mercati centroamericani e dell’intera America Latina dove peraltro, negli ultimi dieci anni, ha aumentato la sua presenza con un ritmo esponenziale»1. La Cina è in ascesa nella regione a scapito degli Stati Uniti concentrati ad affermare il loro ruolo di leadership in Asia. A ciò va aggiunto che il canale panamense sta rapidamente perdendo di importanza a causa della progettazione di nuove navi troppo grandi per le capacità attuali del canale. Per evitare ciò gli Stati Uniti, che hanno avuto in concessione il canale per cento anni, fino al 1999, stanno incentivando le operazioni di ampliamento che dovrebbero terminare nel 2015 e che consentiranno il raddoppio del passaggio delle navi dalle attuali tredicimila a circa quaranta-cinquanta mila. Il governo statunitense si è comunque dichiarato disponibile ad aiutare nella costruzione del nuovo canale se non vi fosse alcun interesse privato ad investire nel progetto. Gli oppositori dell’opera accusano l’amministratore dell’azienda cinese costruttrice, il magnate delle telecomunicazioni Wang Jin, di non aver alcun tipo di esperienza in materia; inoltre è accusato di non aver mai portato a termine il progetto ambizioso per il Nicaragua di creare ex novo una rete wireless in grado coprire l’intero paese. Altre accusano provengono dai partiti all’opposizione che accusano la maggioranza sandinista di aver accettato troppo frettolosamente l’offerta per la costruzione del canale. I gruppi verdi hanno espresso non poche preoccupazioni per i potenziali danni che il canale potrebbe causare passando per la riserva più grande di acqua dolce della regione. Tra forti opposizioni ed entusiasti sostenitori il canale sicuramente si costruirà e la sempre più insistente ingerenza del Dragone in faccende che gli Stati Uniti considerano proprie è fonte di preoccupazione per Washington, ma allo stesso tempo ci si è resi conto di quanto l’economia dei due paesi sia legata. Infine il pivot politico-economico di quest’amministrazione e probabilmente anche della prossima sarà sempre più spostato ad est, verso il giardino di casa della Cina, per cui una sempre maggiore maggiore interdipendenza – ma solamente su alcune questioni, è bene ricordarlo – è ineluttabile.

Sole24ORE > Un nuovo canale di Panama made in China

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