La recensione di oggi: THE WOLF OF WALL STREET di Martin Scorsese – di Michele Iovine

Se in vita vostra non avete mai fatto uso di droghe o di altri stupefacenti, dopo la visione di questo film potrete dire, nonostante tutto, cosa si prova sotto l’effetto di tali sostanze. Ebbene si, la nuova pellicola di Martin Scorsese è un trip, un viaggio allucinante e allucinogeno senza un attimo di respiro che ci conduce alla scoperta non tanto di un mondo, quanto a quello di uno stile di vita e lo fa senza mezze misure, senza autocensure. Ampiamente riconoscibile la mano del regista italo-americano a partire dalla voce fuori campo che ci aiuta a districarsi nei meandri di una storia tutta sesso, droga e rock’n roll e anche dal punto di vista della costruzione narrativa. Assistiamo infatti ad una trama del tutto classica e standard, tipica del biopic, dove il personaggio attraversa tutte le fasi che un eroe è solito compiere, quello dell’ambizione iniziale, della delusione, seguito dalla rivincita e dal successo per arrivare poi all’epilogo finale attraverso la sua parabola discendente. Bisogna però dire che la dove si è a volte prigionieri di una struttura piuttosto standardizzata, come in questo caso, il regista sa conferirgli una forma di grande spettacolarità, facendo leva sul versante più irriverente e comico possibile che fa divertire lo spettatore, lo coinvolge, lo invoglia inconsciamente a fare parte di quel mondo nel quale, seppur non si riconosce, proprio come sotto l’effetto di alcool o droghe, ne è improvvisamente attratto e ha voglia di viverlo fino in fondo, per una notte, una serata soltanto. A tratti addirittura potremmo dire demenziale, (vedi a questo proposito la scena tra di Caprio e Jonah Hill del telefono) il film non ha inibizioni di alcun tipo, Scorsese ci regala delle scene da antologia, estreme, con uno stile visivo che rispecchia a pieno l’ideale che la maggior parte dell’opinione pubblica ha di questo spaccato di società e infatti alla fine, nonostante l’enorme quantità di eccessi a cui siamo sottoposti durante la visione, l’unico aggettivo che ci sentiamo certamente di non affibbiare a questa pellicola è quella di scandalosa. Come spesso accade Scorsese però non si sa gestire molto con i tempi (vedi ‘The Aviator’ e ‘Gangs of New York’) e difatti la lunghezza (3 ore piene) non gioca pienamente a suo favore. Nella seconda parte si comincia leggermente ad accusare la stanchezza, la pellicola tende a diventare un po’ troppo prolissa e sembra, a tratti, non trovare mai una sua conclusione, un suo punto d’arrivo. In particolar modo il regista incappa in quell’errore che aveva saggiamente saputo arginare per più di metà film, ovvero quello di lasciare spazio ad alcune scene prevedibili e scontate (come il litigio con la moglie) che fanno perdere un po’ di valore al film che nel suo complesso rimane comunque esaltante. Di Caprio stellare, forse è la volta buona per l’Oscar?THE WOLF OF WALL STREET

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