Il PIRATA CHE SAPEVA VOLARE – di Fausto Jannaccone

“Avrei voluto essere battuto dagli avversari, invece ancora una volta mi ha sconfitto la sfortuna”

E’ il 24 Maggio 1997, Marco è appena passato alla Mercatone Uno e nel corso dell’ottava tappa dell’80esimo Giro d’Italia, la Mondragone – Cava de’ Tirreni,  incappa in una surreale caduta a causa di un gatto che gli attraversa la strada. Nei due anni precedenti aveva già subito due gravi incidenti, rischiando persino di smettere, ma poi ne era uscito, andando anche a vincere memorabili tappe del Tour. Una grande promessa, numeri da campione e la sfortuna come compagna di viaggio. Ma anche da quell’incidente, che pure lo costringe a ritirarsi anzitempo dalla corsa in rosa, si riprende e dopo poco più di un mese sulla salita dell’Alpe d’Huez mette il turbo, sale sui pedali ed in 37 minuti e 35 secondi è in cima, con Ullrich e Virenque lasciati lì. Pur vincendo anche a Morzine, la maglia gialla sotto l’Arc de Triomphe la indosserà il tedesco Jan Ullrich, perchè nella cronometro Marco è costretto a pagare dazio.

les2alpesScalatore puro, purissimo, uno spettacolo in salita, questo era Marco Pantani. Lo scalatore è un po’ il numero 10 nel ciclismo moderno, è la tecnica, lo stile: dispensatore di “numeri” e “staffilate” è il vero fuoriclasse e l’idolo dei tifosi. Ed infatti Il Pirata sarà l’ultimo eroe del popolo, come lo erano stati prima Coppi e Bartali, Merckx e Hinault. Perchè il Ciclismo è sport del popolo e per il popolo, fatto di fatica e sudore, polvere e fango, piogge e nevicate che spezzano le gambe, o pomeriggi di sole spietato che  secca la gola.

L’anno successivo, il 1998, è l’anno dell’apoteosi, la stagione che lo incastona come un diamante nella storia delle due ruote. Sulle Alpi per due volte a tagliare il traguardo è un inconfondibile orecchino d’oro: a Piancavallo prima, poi a Montecampione con la Rosa sulle spalle; ma contro ogni attesa è nella cronometro di Lugano vinta da Gontchar che Il Pirata tiene Tonkov a distanza e mette la firma sul Giro. Il capolavoro però arriva in terra di Francia. Lunedì 27 Luglio, tappa numero 15 della 85esima edizione della Grande Boucle:al via sono 3 i minuti che lo separano in classifica da Ullrich, a causa di un’altra maledetta cronomentro dove il rivale gli aveva rifilato 4 minuti e 21 secondi; mancano 50 km al traguardo e la pioggia non smette di lavare il Col du Galibier, quando, con gli occhiali gialli e la famosa bandana, Il Pirata si alza sui pedali: “Musica Maestro”. La salita si trasforma in una pista da ballo e la bicicletta nella più avvenente e sensuale compagna: non è uno scatto, quello di Marco; il suo è un incredibile, elegante, ritmato, instancabile, meraviglioso, ineguagliabile balletto. Ullrich raggiungerà Les Deux Alpes quasi 9 minuti dopo il campione romagnolo. La maglia gialla che indossa alla premiazione di tappa non la lascerà più. Era dal 1965 che un italiano, Felice Gimondi, non conquistava il Tour; e l’ultimo azzurro a fare l’accoppiata era stato Fausto Coppi. Dopo di lui nessuno ancora l’ha ripetuta.

Marco era nato il 13 Gennaio del 1970 a Cesena, non molto lontano dai luoghi che Guareschi raccontava solcati dalle biciclette di Don Camillo e Peppone. Terra operaia e contadina, l’Emilia Romagna, una regione popolare, di piadine e tortellini, trattori e biciclette. Marco è sempre stato uno di loro, uno di noi, la gente gli voleva bene. Gliene ha voluto sempre e comunque. Tante brutte parole l’hanno perseguitato negli anni successivi, una su tutte “depressione”. Ma il ciclismo è lo sport della fatica e della passione, una passione forte ed avvolgente come quella che legava i suoi tifosi a lui: una storia d’ amore. E l’ultimo scherzo del destino è stato quello di portare via Il Pirata da tutti quelli che lo amavano il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati: 14 Febbraio 2004, dieci anni fa.

Di lui rimane la “Montagna Pantani”, nome che viene assegnato insieme a “Cima Coppi” alle due salite più rappresentative ed impegnative di ogni Giro d’Italia. Resta dal 2011 sul Galibier una stele che ricorda l’impresa. E un monumento a Cesenatico.

Poi resta un’idea, legata ad un indumento: quella bandana che valse a Marco Pantani il nome di Pirata incarna tutta la poesia, eroica, che ci ha regalato, e che il ciclismo, più di ogni altro sport, può offrire. E’ il simbolo della passione che teneva incollati ai televisori milioni di italiani ipnotizzati da quella danza. Va oltre il ciclismo come sport: è vita, polvere,  sfortuna e  fatica, cadere e sapersi rialzare; l’impresa, il cuore oltre l’ostacolo, la sfida alla gravità…

….la sensazione che l’uomo possa volare.

 

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