GIOVANNI SESIA E I LUOGHI DELLA MENTE – di Valeria Mileti Nardo

A Siena, dove l’ospedale psichiatrico San Niccolò ha rivestito, per molto tempo, un preponderante ruolo sociale, approdano alcune opere dell’artista di Magenta Giovanni Sesia, che, con i suoi lavori sul tema della follia e del disagio psichico, creerà uno spunto importante di riflessione su questi temi. Ad accompagnare le opere dell’artista, che rappresentano i volti e gli ambienti di degenza di alcuni ospedali della sua zona, verranno esposte delle fotografie storiche della struttura del San Niccolò e dei suoi pazienti, per creare un collegamento tra le opere di Sesia e la realtà dell’ospedale senese.

msesia5Giovanni Sesia, nella sua produzione artistica, affronta le tematiche che si rifanno all’uomo e alla sua interiorità e ha sempre sperimentato varie tecniche e mezzi espressivi per cercare di esprimere la molteplicità e la varietà delle emozioni umane. Con un’attenta ricerca su ciò che è rimasto delle strutture ospedaliere abbandonate della sua zona (dopo la Legge Basaglia del 1978), Sesia è riuscito ad associare la sua riflessione sulla fotografia ai materiali che riportava alla luce dopo anni di abbandono: le fotografie dei luoghi e dei pazienti ricoverati, ritratti veri, sinceri, toccanti. L’artista parte dalle lastrine dei negativi raffiguranti gli ambienti ospedalieri e i degenti tra fine Ottocento e inizio Novecento e le rielabora per rappresentare la sofferenza, partendo proprio da quei volti e da quei luoghi, carichi di emozione e pregni di significato. Per Sesia “l’arte è un atto d’amore. E’ un atto d’amore per il prossimo. L’arte non si fa per se stessi, si fa per gli altri e ad essa si dedica la propria vita. Questo diventa veramente un atto d’amore”.

Far riemergere i volti e i luoghi dall’oscurità del tempo: questo l’intento dell’artista che coincide inoltre con il suo procedimento tecnico; Sesia infatti fissa a pressione le foto in bianco e nero virate seppia su una tavola di legno e, una volta velata tutta la superficie con un colore bruno fino a far scomparire l’immagine, riporta alla luce la figura, ripulendola dal colore e lasciando la patina di un tempo dimenticato. I colori predominanti dai quali le figure riaffiorano sono “il seppia, i bruni, gli ocra: i colori legati alla terra, i colori più vicini all’uomo, i colori che parlano dell’uomo” e che diffondono “la calda sensazione della memoria e della malinconia”, come lui stesso afferma. Qualche tratto forte di rosso è sufficiente a dare luce all’intera opera. Un altro elemento preponderante delle sue opere è la scrittura-segno che trae ispirazione dai graffi lasciati dai ricoverati sui muri di alcuni ospedali che Sesia stesso ha visitato. Ancora una volta il procedimento tecnico possiede una funzione di significato: la scrittura, volutamente indecifrabile, rende quel senso di distacco tra il nostro universo e quello ormai perduto e mai più recuperabile degli individui rappresentati. E infine i numeri: gli stessi riportati sotto le fotografie dei pazienti e che rimandano alle cartelle cliniche corrispondenti. Il numero è un simbolo che rimanda al disagio e alla sofferenza personale e interiore; fa parte della storia di quel volto, di quella persona, di quell’uomo.

Le opere selezionate per la mostra risveglieranno la riflessione su una realtà che, per molto tempo, è stata parte della città di Siena e che ora fa parte della sua storia.

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