Sonar, 22/2/2014 – I CANI LIVE: SYNTH PUNK ED HIPSTERIA – di Francesco Panzieri

icaniChi diavolo sono I Cani? Questo si domandavano tre anni fa appassionati di musica ed addetti ai lavori che si trovarono di fronte ad un fenomeno relativamente nuovo nella musica italiana: un artista pop rock che si rivolge e parla di ragazzi di vent’anni, e lo fa con ironia, cinismo e disincanto. I primi due album di Niccolò Contessa, alias “I Cani” (“Il sorprendente album di esordio de I Cani” e “Glamour”) lo hanno inserito di forza tra le realtà indipendenti più apprezzate dell’intero panorama italiano, una presenza fissa nelle playlist dei più giovani e non solo. Questo mi aspetto di trovare al Sonar di Gracciano venerdì 22 Febbraio, forte dell’esperienza del concerto di dicembre al Viper di Firenze. “Fidati, è qualcosa in più”, sembra dirmi il cantante quando esordisce con “Vera Nabokov”, dall’ultimo lp. I numerosi giovani del Sonar sembrano capirlo al volo, scatenandosi davanti al palco e cantando a memoria tutte le canzoni, da “Hipsteria”, a “Corso Trieste”, alle più recenti e ciniche “Storia di un artista” e “Storia di un impiegato”. Tutti saltano con “I pariolini di diciott’anni” e col ritornello-mantra di “Perdona e dimentica”. “Lexotan”, “Introduzione” e “Pranzo di Santo Stefano” quasi decomprimono i timpani per le escalation di “FBYC (sfortuna)”, “Asperger” e le meravigliose “Post punk” e “Velleità”. Certo -rifletto- che ascoltare I Cani dal vivo “è qualcosa in più”: l’elettronica pop viene stravolta da volumi altissimi, sporcata e caricata dalla chitarra, incalzata dalla linea ritmica. Le canzoni, assemblate “nella cameretta” o in studio con i programmi di musica elettronica, dal vivo hanno un tiro pazzesco, una sorta di synth punk, ed un suono stratificato di tastiere, chitarra e sintetizzatore che si potrebbe definire noise. Niccolò Contessa, ormai lontano anni luce dai concerti con i sacchetti del pane in testa (giuro), si muove sul palco perfettamente a suo agio, canta con grinta ed asprezze punk, proteso verso il pubblico o contorto sulla tastiera. La band che lo accompagna sa il fatto suo e sullo schermo visual dietro al palco scorrono immagini che richiamano copertine di album dei Joy Division, le costellazioni (per “San Lorenzo”), Pierpaolo Pasolini e Jay-Z, eccetera, in un gioco di citazioni dei testi delle canzoni, a loro volta pieni di citazioni. Insomma, veramente un bel lavoro, anche “di immagine”, a 360 gradi. Il piccolo locale trema per i volumi alti, i ragazzi se ne fregano ed affollano il centro della pista, pogando ed afferrando il cantante nel suo finale stage diving. Commentando, alla fine del concerto, a voce alta, sudati e soddisfatti. Molti di loro non sono frequentatori abituali del Sonar. Stasera, mi viene da pensare, portandosi a casa la “nostra niente affatto fotogenica felicità. Sciocca, ridicola, patetica, mediocre, inadeguata felicità”, qualcuno di loro deciderà di passare qui i sabato sera, invece che in discoteca. Oppure no.

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