PILLOLE D’ARTE : Sergio Scatizzi, le mode passano ma la pittura resta – di Michele Piattelini

Il requisito fondamentale che contraddistingue l’appassionato dagli altri è la curiosità; quel desiderio sempre inappagato di cercare nuove risposte alle proprie continue domande. Il prezzo da pagare è il veder crollare ogni certezza che pareva acquisita al primo soffio di vento. L’arte non fa, come è chiaro, nessun tipo si sconto e di eccezione a maggior ragione oggi che, come non mai forse, gli stimoli e le riflessioni sgorgano da ogni lato. Eventi, mostre, fiere, riviste specializzate propongono e spesso impongono delle scelte che oramai sembrano irreversibili ed inconfutabili. L’antidoto migliore per potersi districare in una cosi’ grande babele di linguaggi è quello di rifugiarsi nel passato per corroborarsi con quella pittura che incurante delle mode e delle facili trovate  ha continuato per anni a distillare le proprio pillole di fascino e saggezza. E’ per questa mia voglia di sicurezza che sono andato con grandissima gioia indietro nel tempo fino a toccare con lo sguardo le opere, il magistero, la stoffa e il gusto raffinato di un grande artista toscano come Sergio Scatizzi. scatizziNato a Lucca nel 1918, Scatizzi intercetta ed esprime quella grande voglia di rinnovamento portata nell’arte da nomi altisonanti quali Dubuffet, Wols e Pollock. Sono gli anni da vivere d’un fiato, sfrecciando per strada come Kerouac alla ricerca estenuante di libertà espressiva. I soggiorni a Roma e Parigi, la conoscenza con indimenticabili  personaggi quali  Mario Mafai, De Pisis, i successi di pubblico e critica danno nuova linfa al talento naturale di  Scatizzi. La sua tavolozza continua a sprigionare i colori delle “terre volterrane”, dei fiori, dei paesaggi e dei cieli che solo in Toscana si ha la fortuna di poter incontrare. E’ dunque moderno Scatizzi ma non per questo vuole rinunciare ad una tradizione di forma, colore e raffinatissimi equilibri che solo i grandi del passato hanno saputo inventare. Dai suoi inconfondibili impasti riemergono dalla polvere della memoria gli incontri di una vita, le passioni, le emozioni che quel tratto veloce di spatola segnava nella tela, nelle tavole o sulle carte. In una bella mostra tenutasi nel 2009 a Firenze fu coniata per lui la felice definizione di “Barocco informale”. Della grande libertà dell’informale, infatti, Scatizzi non abusò mai poichè a grande libertà deve corrispondere un grande rispetto. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo lo ricorda come un signore di altri tempi, educato e socievole che non disdegnava com’è logico di rammaricarsi per la piega che l’arte stava sempre più prendendo. Scatizzi è stato dunque pittore e come tale ha dipinto. A cinque anni dalla scomparsa continua ad essere un punto di riferimento imprescindibile per quei pochi avventurieri che di quotazioni, record price e grandi eventi riescono ogni tanto a farne a meno.

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