“DA CHE PULPITO!” CULTURA A MISURA DI CAFFE’ – di Fausto Jannaccone

( da “La Voce del Campo” – giovedì 8 Maggio/n.8)

 

 

China00_low“Raccontare l’arte tramite fumetti, per animare e far rivivere i protagonisti del passato”, con questa frase si apre il comunicato stampa che il “Wunderbar” ha inviato alle varie testate per  la divulgazione dell’evento espositivo “Da che pulpito!”. Con questo progetto sperimentale, che diffonde l’esposizione per la città intera attraverso il coinvolgimento di alcuni locali del centro storico, si conclude la prima stagione ufficiale dell’associazione nata nel gennaio 2013.

Diffondere ed abitare la cultura “a misura di caffè” era l’intento che fondava il progetto, e così è successo: non una galleria o un museo, ma un semplice bar è il contenitore dove fino ad oggi sono state allestite le varie mostre, e i più svariati mezzi sono stati adottati per stimolare il dibattito sugli eterogenei temi trattati. La fotografia per parlare di attualità politica internazionale (la questione palestinese) o dell’opera letteraria di Federigo Tozzi; la pittura per parlare di Divina Commedia o istituti psichiatrici; riproduzioni artistiche per parlare di Palio; il fumetto per parlare dell’Odissea o di Nicola Pisano. Infatti “Da che pulpito!” è un evento che viene da lontano ed affonda le sue radici in vari momenti della vita dell’associazione.

In primis l’oggetto dell’esposizione. Quando, nel Febbraio dello scorso anno, come seconda mostra assoluta del Wunderbar scegliemmo il fumetto come tecnica per parlare di cose “alte” ed “altre” fu per la sue molteplici doti: grande capacità comunicativa; trasversale ed universale facilità d’accesso; sostanziale leggerezza anche quando protagoniste sono tematiche gravi, serie financo drammatiche. Inoltre il fumetto da fratello minore dell’accademico disegno e della più alta pittura, sempre più negli ultimi anni si sta ritagliando spazi ed occasioni che lo celebrino, come ad esempio il fenomenale Lucca Comics; e così i suoi creatori sono adesso riconosciuti quali Artisti nel vero senso della parola. Siena stessa negli ultimi anni ha onorato Hugo Pratt, Milo Manara e quindi adesso Staino. Ed andando in giro per fiere d’arte sarà facile incontrare tra Boetti e Pistoletto una tavola di Pazienza, il quale inoltre gravitò per quella stessa Siena dove Moebius fece la sua prima mostra. Insomma la città dal Palio ne ha passate con i fumetti.

Quando in estate iniziammo a pianificare la programmazione annuale, siamo partiti proprio da questo, insieme all’ottimo rapporto instaurato, o per meglio dire rinnovato, con Filippo Rossi, vecchia conoscenza dei tempi del Liceo, che partecipò alla suddetta mostra di fumetti “E’ stato Nessuno?” della stagione. Lasciatolo disegnatore lo abbiamo ritrovato coeditore, in quella Kleiner Flug che ha prodotto il volume “Nicola Pisano” che sarà oggetto di questa esposizione.

I disegni partoriti dall’abile e fresca mano di Luca Lenci costelleranno un percorso che si snoda per le vie cittadine dalla zona di Camollia fino a Pantaneto, passando per lo stesso Duomo custode del celeberrimo pulpito.

E se per la prima volta una nostra mostra esce dalle consuete mura del Bar il Palio è in seguito ad una chiacchierata dicembrina.

Il Prof. Massimo Vedovelli era insediato da pochi giorni quando andammo a turbare la sua quieta routine di Assessore alla Cultura del Comune di Siena: arrivati per proporre un fantomatico progetto per una sorta di Siena Comics, Festa del Fumetto o qualcosa di simile, fu lui in realtà a lanciarci una sfida. Partendo da un episodio capitatogli qualche giorni prima disse come gli sarebbe piaciuto che fosse la cultura, o l’arte nello specifico, ad andare a cercare la gente e non farsi oggetto di ricerca, nascosta schiva in bui corridoi di musei e polverose chiese: opere nelle vetrine dei negozi del Corso, opere tra i tavoli dei ristoranti. E questo è esattamente quello che “Da che pulpito!” prova a fare: tavole e disegni in agguato su ignari avventori di bar, ristoranti e gastronomie. E così sorseggiando un buon vino rosso capiterà di ritrovarsi nel Campo dei Miracoli all’ombra del Battistero pisano, a fianco di Nicola che spiega ad Arnolfo di Cambio il da farsi per il Duomo di Siena, a bordo della Fontana di Perugia, o magari a ficcare il naso nell’intimità dei sogni del giovane Giovanni, figlio di Nicola.

E magari sarà da stimolo per qualcuno per tornare una volta ancora nella cattedrale senese; una volta dentro invece di tirar dritto per il “cielo”, o star a testa bassa sui meravigliosi pavimenti, può esser che venga scorto qualche moderno Don Camillo immerso in mistiche conversazioni col Cristo giudicante assiso nel suo trono a metà tra due degli otto pannelli. Forse già per assicurarsi già un posto dalla parte giusta alla resa dei conti. O forse solo per domandargli se non avesse preferito dallo scultore un taglio un po’ più giovane.

 

 

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